Spiragli di luce per Edim Bosch e Hydro. Ad acquistare il sito di Setteville sarà Tecnomeccanica, mentre per Hydro aumentano le tutele ai lavoratori
Le vicende di Edim Bosch e Hydro sembrano aver trovato, al momento, un punto di svolta positivo. La prima ha infatti ufficializzato il nome dell’acquirente dei siti di Setteville e Villasanta, cioè la società Tecnomeccanica. Sul fronte Hydro, invece, in attesa del prossimo incontro al Ministero sono state riviste al rialzo le percentuali di integrazione salariale alla cassa integrazione

FELTRE. Le ormai tormentate vicende di Edim Bosch e Hydro sembrano aver trovato, al momento, un punto di svolta positivo. Per la prima, sarà la società Tecnomeccanica a rilevare i siti di Setteville e Villasanta, mentre in Hydro sono state confermate maggiori tutele per i lavoratori coinvolti.
Partiamo con Edim Bosch. Durante l'incontro svoltosi per la richiesta di proroga della cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs), l'azienda ha infatti ufficializzato il nome del soggetto subentrante. Si tratta di una realtà specializzata nella pressofusione di alluminio per automotive e illuminotecnica, che negli anni ha poi esteso il proprio raggio d’azione alla progettazione e costruzione di stampi, nonché lo stampaggio plastico e il potenziamento della progettazione.

“Come organizzazioni sindacali - commenta Fiom Belluno - riteniamo questo passaggio un punto di svolta fondamentale per la salvaguardia di un asset industriale strategico. La Cigs richiesta è necessaria per traghettare lavoratori e attività verso la nuova gestione: inoltre, in attesa che l'operazione di cessione sia definita abbiamo formalizzato la richiesta di un incontro urgente con la direzione di Tecnomeccanica per un confronto. Vogliamo infatti garanzia della tenuta del perimetro occupazionale per tutti i lavoratori, poter visionare il piano industriale e avere la definizione dei termini del passaggio per tutelare i diritti e le condizioni dei lavoratori dei due stabilimenti”.
L’acquirente ha però già dato la disponibilità di presentarsi al tavolo sindacale prima ancora di siglare il contratto definitivo. “È un segnale di distensione - sottolinea Mauro Zulian, Fim Cisl - volto a chiudere una stagione di incertezza e preparare il terreno per una pacificazione sociale necessaria dopo mesi di limbo”.
Sul fronte del reddito, la proroga della cassa integrazione per 13 settimane (con scadenza al 5 agosto) appare quindi necessaria per traghettare l'azienda verso la nuova proprietà, tuttavia al tavolo è emerso anche che non è considerata una soluzione di lungo periodo. “L’obiettivo - prosegue Zulian – è usarla il meno possibile, con un piano ambizioso che punta al riassorbimento totale della forza lavoro grazie a un nuovo portafoglio clienti e commesse fresche. E Tecnomeccanica sembra intenzionata a trasformare i poli produttivi in asset capaci di reggersi sulle proprie gambe, evitando la strada della lenta dismissione”.
Prossimo appuntamento il 27 aprile, quando si discuterà di gestione pratica dei turni e rotazione dei lavoratori: su questo fronte la Fim chiede equità, affinché il sacrificio non gravi solo su determinati reparti, mantenendo attive le competenze in attesa della ripresa produttiva estiva.
Sembra intanto esserci uno spiraglio anche per Hydro a Feltre, dove ci sono state aperture significative sul fronte degli ammortizzatori sociali (la cassa integrazione è prorogata al 12 luglio) con un sensibile miglioramento delle condizioni per i dipendenti. L’accordo qui prevede infatti un rialzo delle percentuali di integrazione salariale: la quota garantita sale al 78%, raggiungendo l'80% per le fasce sotto i 30 mila euro di Ral. Inoltre il periodo di cassa non inciderà negativamente sulla maturazione di ferie, tredicesima e quattordicesima.
Resta comunque aperta la partita della reindustrializzazione (Qui). Negli stabilimenti proseguono infatti i sopralluoghi di potenziali investitori e il prossimo 11 maggio ci sarà un nuovo tavolo al Ministero per verificare lo stato del processo di cessione.
“Continueremo a monitorare con attenzione l’evoluzione della situazione - concludono Stefano Bona della Fiom e Zulian - mantenendo alta la pressione su azienda e istituzioni. Se siamo riusciti a ottenere quell’integrazione è anche grazie al fatto che i lavoratori hanno fatto fronte comune: l’azienda non ha potuto non tener conto che erano pronti a tornare a riunirsi in picchetto fuori dai cancelli per difendere il loro stipendio e la loro dignità”.












