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Bolzano
05 giugno | 17:54

Passa il ddl sul suicidio assistito, a luglio il voto in aula. La Diocesi però frena: "Non è questa la soluzione. La strada giusta è quella delle cure palliative"

La norma istituisce una commissione multidisciplinare formata da medici legali, specialisti in cure palliative, psichiatri, anestesisti, psicologi, infermieri e farmacisti. Questo organismo ha il compito di esaminare le richieste dei pazienti, verificare i requisiti clinici previsti dalla Corte Costituzionale e stabilire tempi e modalità della procedura

BOLZANO. Il capoluogo altoatesino fa un passo avanti sul tema del suicidio assistito. E' solo il primo di una lunga serie, di un cammino che vedrà ovviamente tappe diverse, step obbligatori, passaggi tecnici.

 

Il cammino è iniziato, nonostante gli ostacoli, nonostante le proteste della diocesi di Bolzano-Bressanone e del Vescovo Ivo Muser.

 

Il 3 giugno 2026, infatti, la quarta commissione legislativa della Provincia di Bolzano ha approvato un disegno di legge sul suicidio assistito, inserito come emendamento dall'assessore Hubert Messner nel ddl omnibus.

 

La norma istituisce una commissione multidisciplinare formata da medici legali, specialisti in cure palliative, psichiatri, anestesisti, psicologi, infermieri e farmacisti. Questo organismo ha il compito di esaminare le richieste dei pazienti, verificare i requisiti clinici previsti dalla Corte Costituzionale e stabilire tempi e modalità della procedura. Il testo passerà ora al voto del Consiglio provinciale a luglio per l'approvazione definitiva.

 

“Nemmeno la malattia, la sofferenza e la morte privano l'uomo della sua dignità" afferma però il Vescovo Ivo Muser, che guarda con serie preoccupazione alla normativa, come riportato dall'Ansa.

Il presule mette in guardia dal proporre il suicidio assistito come “via d'uscita per le persone gravemente malate”, chiedendo invece "maggiore accompagnamento, vicinanza umana e un potenziamento sistematico delle cure palliative".

 

La risposta alle persone che temono o vivono il dolore, secondo Muser deve essere un'altra rispetto all'aiuto indiretto a morire: "Sono fermamente convinto che si risponde alle necessità dei pazienti facendo tutto ciò che è possibile dal punto di vista medico, psicologico e pastorale, con l'obiettivo di rendere la loro situazione di vita e il decorso della malattia il più sopportabile possibile".

Nella sua riflessione Muser esprime anche la preoccupazione che la prospettata normativa "possa rappresentare il primo passo di un'evoluzione sociale che ci porterà a non accompagnare più in modo adeguato le persone nella fase più vulnerabile della malattia, del dolore e del fine vita" ed insiste sull'esigenza di "un ulteriore rafforzamento dell'assistenza con le cure palliative estesa su tutto il territorio, accessibile e offerta in modo qualificato a chi soffre".

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