Fine vita, Del Bianco replica al senatore De Carlo: “Parole inaccettabili. Il dubbio è legittimo, ma parlare di cultura dello scarto significa giudicare la volontà altrui”
Prosegue il dibattito sul fine vita in Veneto. Dopo la lettera del senatore di FdI Luca De Carlo a Luca Zaia, nella quale si definiva il suicidio medicalmente assistito come “un fallimento sociale”, a intervenire è il consigliere feltrino Alessandro Del Bianco. Pochi giorni fa il Pd regionale ha infatti presentato una proposta normativa per garantire le cure palliative a tutti, senza distinzioni di residenza: con l’occasione, Del Bianco spiega perché ritiene le parole di De Carlo inaccettabili

VENEZIA. Non si placa il dibattito sul fine vita in Veneto. Dopo le discutibili parole del senatore Luca De Carlo, a intervenire è il consigliere feltrino Alessandro Del Bianco, che le definisce “inaccettabili”. “Non fanno il bene di nessuno, neppure di chi nutre dubbi su una questione tanto delicata. Parlare di cultura dello scarto non significa esprimere un dubbio, ma pronunciare un giudizio sulla volontà altrui”.
Nei giorni scorsi, De Carlo ha infatti indirizzato al presidente del Consiglio veneto Luca Zaia una lettera nella quale si è spinto a parlare appunto di cultura dello scarto. “Le questioni etiche trascendono i credi politici - sostiene De Carlo - e nascono dalla consapevolezza interiore di ciascuno di noi. Pertanto, una materia simile deve essere discussa abbandonando qualsiasi personalismo e affrontata con spirito di comprensione e forte empatia verso chi soffre”.
Nonostante parli di comprensione, De Carlo rivendica però una posizione che non sembra aperta al confronto. “La politica ha il compito di interrogarsi sul valore della vita umana - prosegue - perché ogni scelta legislativa è destinata a incidere sul rapporto tra lo Stato, la medicina e la dignità della persona. Vi sono diritti come quello all’assistenza e alla cura che ci ricordano l’importanza di accompagnare il paziente nel morire. Qui lo Stato può dimostrare la propria forza: investendo in cure palliative, terapia del dolore, assistenza domiciliare, hospice e sostegno alle famiglie”.
Chi la pensa diversamente, invece, sarebbe testimone del “rifiuto collettivo delle nostre fragilità” e una società “terrorizzata dalla sofferenza e dal dolore”: una tendenza che condurrebbe “a quella cultura dello scarto che considera il più debole, il malato un peso di cui liberarsi più che una vita dal valore unico”.
Posizione singolare, per chi sostiene empatia: quasi che la scelta di ricorrere al suicidio medicalmente assistito non fosse consapevole e sofferta. Meglio puntare sulle cure palliative: pazienza se per il malato possono rappresentare un’ulteriore agonia (qui il racconto). “Il suicidio, anche quello medicalmente assistito, non può esser raccontato come una vittoria - conclude De Carlo - perché resta un profondo fallimento sociale. Dovere dello Stato è curare, alleviando fin dove possibile la sofferenza, non il sofferente”.
Il tema, quindi, divide (il punto in Alto Adige). La lettera di De Carlo ha fatto seguito infatti a quella inviata da Zaia al Patriarca di Venezia per ribadire la necessità di un dialogo rispettoso, sottolineare che il suicidio medicalmente assistito è già previsto dalla Corte costituzionale e richiamare la responsabilità del Parlamento a una disciplina nazionale chiara.
“Parlare di cultura dello scarto - è ora la replica di Del Bianco sui social - ha il solo effetto di offendere e buttare la palla in tribuna. Inoltre, con questa affermazione si vuole far pensare che siano le Regioni a poter legiferare sui diritti, instillando dubbi sull'opportunità di una normativa regionale: eppure il senatore dovrebbe sapere che così non è, tanto più perché le Regioni non hanno il potere di decidere se sia possibile o meno accedere al suicidio medicalmente assistito. Quel diritto esiste ed è stato definito da diverse sentenze della Corte costituzionale, che ha sollecitato l’intervento del legislatore”.
In attesa di questa presa di posizione, il Pd regionale ha intanto presentato una proposta normativa per superare le disuguaglianze territoriali nelle cure palliative. Lo scopo è sostituire la normativa vigente affinché ogni cittadino veneto possa riceverle in modo tempestivo e di qualità.
“Vogliamo evitare - conclude Del Bianco - che una persona riceva risposte diverse a seconda dell'azienda sanitaria in cui si trova o dei tempi amministrativi che incontra. Per questo trovo offensive le parole di un senatore della Repubblica che non fanno il bene di nessuno, neppure di chi nutre dubbi su una questione tanto delicata. Il dubbio è sacrosanto, ma parlare di cultura dello scarto significa pronunciare un giudizio sulle intenzioni altrui che supera il confine del rispetto. Perché le parole sono importanti e lo sono ancora di più quando a pronunciarle sono le istituzioni”.


















