“Nei documenti dell'Azienda sanitaria i termini 'handicap'/'handicappato' (nonostante un voto in Consiglio): parole desuete e lesive della dignità”
A parlare è la consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri, che ha presentato un'interrogazione in Consiglio sul tema: “Disattendere le volontà espressamente votate dall'Aula provinciale significa perpetuare una burocrazia cieca e anaffettiva. È dovere delle istituzioni vigilare affinché le disposizioni di indirizzo politico e l'umanizzazione dei servizi non rimangano confinate agli annunci o alle delibere, ma trovino immediata applicazione negli uffici operativi”

TRENTO. “Terminologia desueta e lesiva della dignità ('handicap'/'handicappato') nella modulistica dell'Unità operativa di Medicina legale di Asuit”, scatta la segnalazione in Consiglio: “Le parole non sono semplici etichette formali”. A parlare è la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, che ha presentato un'interrogazione sul tema facendo riferimento a delle segnalazioni arrivate per l'utilizzo dei termini nella modulistica dell'Azienda sanitaria trentina – nonostante il Consiglio si sia già espresso in merito negli ultimi anni.
“Nel 2020 – ricorda infatti la stessa Demagri – il Consiglio della Provincia autonoma di Trento ha compiuto una scelta di forte civiltà e sensibilità, approvando con voto trasversale e innovativo un intervento di manutenzione dell'ordinamento provinciale, nato da una proposta della consigliera Vanessa Masè, volto a cancellare la parola 'handicap' dalle normative provinciali per sostituirla prioritariamente con il termine 'disabilità'. Le parole non sono semplici etichette formali: definiscono la realtà, orientano la cultura di una comunità e plasmano il rispetto verso la persona”.
“Essere definiti 'handicappati' – continua la consigliera di Casa Autonomia – o leggere tale vocabolario impresso su un documento ufficiale di valutazione della propria vita genera un profondo senso di disagio, una ferita emotiva e un'inutile stigmatizzazione. Questo termine, storicamente legato a una visione meramente edittale, limitante e persino colpevolizzante della fragilità, risulta del tutto desueto, fuorviante e irrispettoso della pluralità e della ricchezza delle condizioni umane”.
“Si apprende con favore – si legge ancora nell'interrogazione – che all'assessorato della salute è attivo il cosiddetto 'Tavolo sulla disabilità', importante spazio di confronto aperto con le associazioni e il territorio, nato per dare continuità a un'attenzione concreta verso i bisogni speciali delle persone e delle loro famiglie. Il tavolo opera come sede formale di confronto permanente tra la Provincia, l'Asuit, il Terzo settore e le principali associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari. L'obiettivo principale è superare la logica degli interventi 'a silos', raccordando le politiche sanitarie, quelle sociali, l'inserimento lavorativo e le politiche abitative ('Dopo di noi')”.
“Tuttavia – incalza Demagri – risalta con amarezza e profonda preoccupazione il marcato scollamento tra le intenzioni politiche ed etiche della Provincia e la prassi quotidiana di alcuni importanti servizi. In particolare, giungono segnalazioni relative all'Unità operativa di Medicina legale dell'Asuit. Un servizio di primissima importanza, chiamato a gestire ogni giorno, dal mattino alla sera, pratiche di straordinaria delicatezza emotiva, personale e sociale per centinaia di cittadini. Riconoscere che proprio un ufficio adibito all'accertamento dei requisiti della Legge 104/1992 continui a emettere verbali e pareri formali infarciti di diciture obsolete quali 'handicap', 'condizione di handicap' e derivative quali 'handicappato' suscita grande amarezza. Non solo: negli stessi modelli si riscontrano diciture vecchie persino nelle intestazioni istituzionali dell'Azienda”.
Di fronte a tutto ciò, conclude la consigliera: “Ciò che spaventa maggiormente è la sensazione che vi sia un incontrollato automatismo burocratico: una catena di montaggio amministrativa che produce e timbra documenti in modo seriale senza la minima attenzione al peso e al valore delle parole rivolte agli utenti. Se una struttura sanitaria che tratta ogni giorno la fragilità perde la sensibilità del linguaggio e l'attenzione al dettaglio umano, viene meno il senso stesso dell'alleanza tra sanità e cittadino. Disattendere le volontà espressamente votate dall'Aula provinciale significa perpetuare una burocrazia cieca e anaffettiva. È dovere delle istituzioni vigilare affinché le disposizioni di indirizzo politico e l'umanizzazione dei servizi non rimangano confinate agli annunci o alle delibere, ma trovino immediata applicazione negli uffici operativi”.
Da qui una serie di quesiti posti alla Giunta:
-Se è a conoscenza del persistente utilizzo, da parte dell'Unità operativa di Medicina legale e di eventuali altri servizi di Asuit, di una modulistica recante termini desueti, stigmatizzanti (“handicap”/“handicappato”) e difformi rispetto alle indicazioni normative provinciali approvate nel 2020.
-Come valuta la Giunta questo evidente automatismo burocratico all'interno di un settore così delicato, che dovrebbe mettere al centro il rispetto e l'attenzione per la persona vulnerabile anche nella redazione dei verbali.
-Se e con quali tempistiche s'intenda intervenire con decisione presso la dirigenza di Asuit affinché si proceda alla verifica, al ritiro immediato e all'aggiornamento integrativo di tutta la modulistica cartacea e digitale.
-Se ritenga opportuno disporre un richiamo formale a tutti gli uffici sanitari preposti alla valutazione e all'accertamento delle disabilità, affinché adottino rigorosamente un linguaggio idoneo, rispettoso e conforme alla legge vigente.














