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Trento
14 giugno | 13:01

"E' un tema enorme, immane, devastante: parlare di "turismo di fine vita" è sprezzante. Da certi politici affermazioni superficiali, sciatte e ciniche"

Anche in Trentino si dibatte di regolamentare il "fine vita" con una legge provinciale. Fratelli d'Italia si è espresso contrariamente, parlando del rischio di assistere ad un "turismo di fine vita", richiamando alla necessità che la materia venga disciplinata a livello nazionale. Elisabetta Aldrighetti, che del partito meloniano è stata esponente nell'Alto Garda sino a qualche mese fa, ha parlato dell'esperienza che ha vissuto in prima persona. Ed è indignata per quanto affermato dai suoi "ex" colleghi

TRENTO. Il tema è delicatissimo, estremamente importante e di stretta attualità.

 

E, come tale, la politica non può esimersi dal trattarlo. In Italia se ne discute da tempo: l'eutanasia è tutt'ora illegale e l'unica pratica consentita è il suicidio medicalmente assistito, che è stato depenalizzato dalla Corte Costituzionale nel 2019, pur in assenza di una legge che ne regoli e uniformi l'accesso a livello nazionale.

 

In Trentino si sta discutendo dell'argomento che, come disegno di legge e proposta di iniziativa popolare (denominata "Liberi Subito", a sostegno della quale sono state raccolte migliaia di firme), promossa dall'Associazione Luca Coscioni. La proposta è già stata discussa in Quarta Commissione, in tanti anche all'esterno del palazzo si sono espressi a favore (come, ad esempio, la Consulta per la Salute - Qui articolo) e potrebbe approdare in Aula.

 

Le posizioni sono diverse e chi si è espresso in maniera nettamente contraria è Fratelli d'Italia del Trentino che, nelle scorse settimane, in una nota a firma della presidente Francesca Gerosa e del capogruppo in consiglio provinciale Daniele Biada, aveva parlato della necessità che di una norma unificata a livello nazionale (Qui articolo).

 

"L’eventuale presenza di discipline differenti tra territori, nei nostri addirittura all’interno della stessa regione - si legge nel comunicato -, rischierebbe di generare disparità, incertezze interpretative e situazioni che potrebbero finanche legittimare un “turismo del fine vita”, con cittadini che transiterebbero da una regione o provincia all’altra per beneficiare delle differenze normative".

 

Un'espressione - "turismo di fine vita" - decisamente forte e, allo stesso tempo, assolutamente inopportuna, che in tanti hanno trovato estremamente irrispettosa.

 

Chi, infatti, ha vissuto da vicino la scomparsa di un proprio caro, l'ha visto spegnersi lentamente e inesorabilmente, senza poter fare nulla e senza che il malato stesso potesse autodeterminare il proprio destino nel momento più difficile, si è sentito profondamente offeso da quella locuzione.

 

Certo, ripensare a quei momenti fa inevitabilmente riaffiorare ricordi dolorosi, ma per Elisabetta Aldrighetti, che del partito meloniano ha fatto parte per anni, sino a poche settimane fa e di cui è stata capogruppo in consiglio comunale a Riva del Garda, il dolore è stato pari alla rabbia per quella che ha vissuto come una mancanza di rispetto. Anzi, forse proprio una ferita.

 

"Sì certo la politica, gli schieramenti, i partiti - scrive la consigliera comunale rivana -... Però ci sono cose, alcune cose, che vanno oltre. Soprattutto quando ti toccano da vicino e ti graffiano e scarnificano l'esistenza. In questi giorni, qui in Trentino, si è affrontato il tema del fine vita. Ne parlo con coinvolgimento particolare, perché certe situazioni le ho vissute in prima persona, in passato. Quando hai accanto una persona cara e sai che non c'è più nulla da fare, quando la vedi soffrire e ti ritrovi a pregare con tutte le tue forze che quel momento arrivi presto e che si smetta di soffrire atrocemente, ebbene quella attesa diviene devastante, interminabile. Per questo motivo non trovo giusto che certi politici, con superficialità, sciatteria e cinismo, liquidino questo tema enorme - immane - devastante - con giudizi sprezzanti come "turismo del fine vita". Nessuno qui fa turismo nella sofferenza. Nessuno sceglie questi percorsi con leggerezza. Nessuno gioisce per una vita che va a spegnersi. Qui non si intende incentivare la morte, ma non lasciare sole le persone alle prese con sofferenze che, giorno dopo giorno, consumano corpo, anima e pensieri. Sono naturalmente da rispettare - sia chiaro - le diverse sensibilità. Ma lo stesso rispetto lo si pretende anche per chi ha vissuto e vive queste terribili situazioni. Per questo motivo penso che il Trentino debba avere il coraggio di affrontare il tema del fine vita seriamente, con coraggio e umanità. Per rispetto dei malati, delle famiglie, di tutto un mondo - un vasto mondo - schiacciato dalla sofferenza e dal dolore".

 

In provincia di Bolzano, invece, i lavori per l'approvazione di una legge provinciale sul suicidio assistito sono ottimamente avviati (Qui articolo). Il 3 giugno, infatti, la quarta commissione legislativa della Provincia di Bolzano ha approvato un disegno di legge, inserito come emendamento dall'assessore Hubert Messner nel ddl omnibus.

 

A luglio la questione approderà in Aula per il voto. La Diocesi altoatesina, per voce del Vescovo Ivo Muser, ha già espresso la propria contrarietà: "Non è questa la soluzione. La strada giusta è quella delle cure palliative" è il sunto del pensiero del prelato altoatesino.

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