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Belluno
18 maggio | 17:39

Fine vita, Stefani prende tempo e l’opposizione attacca: “Siamo ostaggio di una destra estremista e clericale”

Continua a tenere banco nei palazzi veneti il dibattito sulla proposta di legge in materia di suicidio medicalmente assistito. Pochi giorni fa il presidente Alberto Stefani aveva infatti escluso l’ipotesi di un intervento normativo sostenendo che spetta al Parlamento legiferare, ma dai banchi di Avs i consiglieri non sono d’accordo: “Inaccettabile che chi governa si nasconda dietro formule per non dire cosa voterà quando la proposta arriverà in Consiglio

Carlo Cunegato
Carlo Cunegato

VENEZIA. Non si ferma il dibattito sul fine vita in Veneto, alimentato dalle recenti dichiarazioni del presidente Alberto Stefani che hanno spinto la minoranza a parlare di estremismo di destra.

 

Il tema è tornato al centro della discussione da qualche giorno, soprattutto dopo la proiezione a Palazzo Balbi del docufilm sulla Stefano Gheller - che aveva lottato per ottenere il diritto al suicidio assistito. In quell’occasione Luca Zaia era intervenuto per chiedere un intervento del Parlamento, che finora ha sempre evitato di affrontare la questione, ma aveva anche sottolineato come questa sia una “battaglia di civiltà” (qui l’articolo).

 

"Il presidente Stefani, laureato in diritto canonico, ha chiarito la sua posizione sul fine vita: non vuole una legge regionale - osserva oggi Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza verdi e sinistra in Consiglio regionale - ma vuole al massimo proporre al Parlamento di legiferare. Altre regioni, come la Toscana, hanno già una propria legge. Noi no, nonostante l'80% dei veneti voglia questa legge: siamo ostaggio di una destra estremista e clericale".

 

Già chiamato in causa la scorsa settimana sempre da Avs, con la consigliera Elena Ostanel che lo aveva esortato a dire “da che parte sta”, pochi giorni fa Stefani ha infatti dichiarato che si tratta di un tema di carattere nazionale e che le leggi emanate in materia da parte di Regioni come Sardegna e Toscana sono state smantellate dalla Corte costituzionale. La via, dunque, sarebbe solo quella del Parlamento: nessuna Regione può decidere in maniera autonoma.

 

Non è d’accordo Ostanel, che sui social ribatte: “Sul fine vita Stefani getta la maschera e ci dice che serve una legge nazionale: peccato che nei suoi sette anni in Parlamento non si è mai interessato al tema. Non posso accettare che chi governa la Regione si nasconda dietro formule e richiami alla legge nazionale pur di non dire una cosa semplice: quando la proposta sul fine vita arriverà in Consiglio come voterà? Che indicazione darà alla sua maggioranza? Non stiamo parlando di una bandierina politica, ma di cittadini che chiedono tempi certi, regole chiare e il diritto di scegliere della propria vita e del proprio corpo”.

 

Secondo la consigliera, quella di Stefani non è una posizione veritiera: “Stefani mistifica la realtà - aggiunge - quando sostiene che la Corte costituzionale avrebbe bocciato la legge toscana. La Consulta ha corretto alcuni aspetti specifici della norma, ma ha ribadito che le Regioni possono intervenire sugli aspetti organizzativi e procedurali del suicidio medicalmente assistito. La sentenza afferma esplicitamente che una Regione può disciplinare ‘le modalità organizzative per l’attuazione’ delle procedure e riconduce questa materia alla competenza concorrente sulla tutela della salute. E, soprattutto, la legge toscana è ancora vigente, efficace e operativa”.

 

"Ricordo – le fa eco il collega Cunegato – che l'80% dei veneti è a favore del fine vita, molti dei quali hanno assistito in prima persona alla sofferenza dei loro cari e a una tecnologia che può trasformarsi in accanimento terapeutico e inutile dolore. Stefano Gheller aveva ragione: questa legge non toglie diritti a nessuno. È cinico e crudele imporre il dolore per legge, invece un Paese democratico dovrebbe garantire a tutti la libertà sulla propria morte. Non dimentichiamo che la Lega veneta salviniana esprime figure come il presidente della Camera Lorenzo Fontana, ultraconservatore, contrario all'aborto e alle unioni civili, idolo dei Provita. Ecco, chi decide per i veneti: ebbene, noi porteremo questa legge in Consiglio regionale e ciascun consigliere si prenderà la responsabilità delle proprie posizioni attraverso il voto”.

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