Due “giovani squattrinati” e il sogno di costruire van tra le Dolomiti. La storia di Matteo e Leonardo: “Vogliamo portare la nostra filosofia da viaggiatori a Belluno”
In un capannone sta prendendo forma il progetto dei due giovani: si chiama VanLife e loro sono Matteo e Leonardo, 25 e 26 anni. Dall’America a Belluno, la voglia di costruirsi un futuro: "Tanti nostri coetanei lasciano la provincia - concludono - perché non c’è un'iniziativa vera per farli restare"

SEDICO. Si definiscono due “giovani squattrinati” che cercano di mettere a posto i tasselli per rendere un’idea imprenditoriale realtà. Matteo e Leonardo hanno 25 e 26 anni, un furgone diventato van grazie alle loro mani e al loro ingegno, e anni di viaggi alle spalle. Ora da queste avventure nel mondo hanno deciso di provarne una nuova tra le montagne di casa.
L’idea di Dolomiti VanLife nasce in parte altrove, oltreoceano. “Siamo cresciuti assieme - raccontano - i nostri genitori ci facevano da baby sitter a vicenda. Abbiamo fatto migliaia di cose negli anni, tra cui viaggi dai quali è nata la passione di andare in giro su un furgone”. Sono infatti i furgoni, anzi i van, ad avvicinarli ulteriormente e, per farsi raccontare la loro storia, Il Dolomiti è andato a trovarli nel capannone che ospita l’ultimo costruito insieme.
Partiamo però dall’America. Un paio di anni fa Matteo raggiunge Leonardo in Canada, dopo quattro mesi nel sud-est asiatico, zaino in spalla “a spendere i guadagni” del lavoro in rifugio. Prima di partire per l’Asia, aveva venduto il primo di questi van home-made per avere qualche spicciolo in più. Da lì, la domanda: “Perché non farne altri?”. Così, dopo il viaggio, da quell’idea è nato un progetto tuttora in evoluzione. “L’obiettivo - specificano - è aprire un’attività, ma per farlo ci mancano risorse e capire come districarci negli infiniti cavilli burocratici. Ora ci aiuta una commercialista, speriamo di farcela verso fine anno”.

Al centro del progetto Dolomiti VanLife rimane la costruzione di van, ma tutt’attorno prende forma anche altro. “Stiamo notando - proseguono - che c’è richiesta di allestimenti interni amovibili: ad esempio, chi possiede un mezzo e vuole mobili o accessori per viaggiare senza noleggiare un camper. Vogliamo quindi aggiustare il tiro per cogliere le esigenze del mercato”.
Concretamente, come siete capaci di farlo? “La maggior parte è manualità innata - ammettono - affinata con anni di cose fatte a mano nella cantina di casa, più qualche competenza acquisita alle superiori. E poi tanta passione: siamo sempre alla ricerca di spunti nuovi, scarichiamo manuali online, studiamo come risolvere i problemi. Recentemente abbiamo acquistato una stampante 3D e imparato a usare autocad: è un continuo conoscere”.
Ma dietro la parte pratica c’è molto di più: lo spirito di ragazzi che hanno visto come funziona il mondo e vogliono sperimentare, perché si sentono stretti nelle maglie del lavoro tradizionale. In Matteo e Leonardo abbiamo infatti trovato conferma di quel diverso approccio alla vita che nei nostri approfondimenti sui giovani è emerso più volte (qui l’intervista). “Vogliamo portare la nostra filosofia da viaggiatori a Belluno, che ci è sempre stata stretta. Da ventenni - aggiungono - sentiamo di non c’entrare nulla con un contesto in cui non ti puoi confrontare sulle tue aspirazioni. Se c’è una cosa bella che abbiamo visto negli Usa, ad esempio, è che le persone si aiutano: hai un’idea, ne parli al vicino e lui ti sostiene, crescendo entrambi”.
Uno spirito che qui faticano a trovare. “Per capire come muoverci - raccontano - siamo andati da chi aveva già un’attività, ma non c’è stata condivisione. Per noi è un fallimento: non è che se non mi aiuti, noi non lo facciamo: lo facciamo lo stesso, solo ci mettiamo di più. Siamo stati fortunati con un ragazzo di Pordenone, che lavora in una ditta di camper e ci ha offerto sostegno, ma è l’unico. Ha la nostra età e quella mentalità che fa venire voglia di fare qualcosa”.

Questo dunque l’atteggiamento con cui vorrebbero creare la loro attività. “Vorremmo si formasse un gruppo di persone appassionate - spiegano ancora - per parlare di viaggi e organizzare uscite sul territorio. L’ideale in futuro sarebbe pensare al noleggio: non solo la consegna del furgone, ma offrire con esso un’esperienza in sinergia con realtà locali che si occupano di canyoning, escursionismo, arrampicata, paracadutismo, per far conoscere la bellezza che ci circonda e insegnare a rispettarla”.
“Tanti nostri coetanei lasciano la provincia - concludono - perché non c’è un'iniziativa vera per farli restare. Noi siamo l’esempio di giovani con voglia di fare, ma le gambe tagliate da una mentalità che frena l’investire su qualcosa di nuovo, a meno di non trovare il singolo imprenditore che crede in te. Ora abbiamo una rete di amici che ci aiutano, chi con le magliette, chi con i social: esattamente quel supporto reciproco di cui questo Paese avrebbe bisogno”.












