Ha guidato quasi 900 pecore tra la neve, per oltre quattro ore: "Per fortuna sono abituate: quando noi ci siamo fermati a bere qualcosa, loro hanno proseguito fino all'arrivo"

"Questa volta la neve ci ha fregato, doveva arrivare dai 1600 metri invece era coperto già a 1200". La transumanza per la stagione estiva in Lessinia, quest'anno, ha avuto ben poco di estivo. Ce lo racconta Lorenzo Erbisti, storico pastore di quei monti

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Passeggiando nella Lessinia innevata di fresco durante le perturbazioni della scorsa settimana, a qualcuno è capitato di imbattersi in una scena d’altri tempi: un gregge di diverse centinaia di pecore che avanzava nella neve sullo sfondo di un cielo bianco come la lana, mentre i fiocchi scendevano in abbondanza.
Le foto, diffuse su Facebook, hanno suscitato la meraviglia di coloro che, ben conoscendo la zona, si aspettavano tutt’altro panorama dalla metà di maggio.
E come dare loro torto? Di certo la bufera di quei giorni è stata un evento del tutto eccezionale e inatteso. Tanto inatteso che nemmeno il pastore di quel gregge, che da oltre trent’anni fa questo mestiere, si aspettava una cosa del genere.
"Questa volta la neve ci ha fregato, doveva arrivare dai 1600 metri in su, invece era innevato già ai 1200-1300. Ormai però eravamo per strada, dunque abbiamo proseguito. Queste pecore sono abituate, vanno su senza problemi e conoscono la strada. Durante l’ultimo tratto, io e il ragazzo che mi aiutava ci siamo fermati ad un bar a bere qualcosa e intanto loro sono andate da sole fino alla malga di arrivo".

Circa quattro ore di escursione tra il paesaggio innevato dei Monti Lessini. La transumanza verso l’alpeggio estivo, insomma, aveva un'aria ben poco estiva per le quasi novecento pecore e agnelli. E la fatica non finisce qui: hanno intrapreso soltanto la prima parte del loro cammino, per l’estate bisogna salire ancora.
"Da Roverè sono andato su fino a Malga Vazzo, nella zona di Velo – racconta Erbisti - poi, da lì a Camposilvano, c’è una mulattiera che taglia e va su fino a Conca dei Parpari, per arrivare poi a San Giorgio. Per arrivare su ci abbiamo messo dalle 9 alle 13. Ora plausibilmente dovremo aspettare un po’ di giorni, tempo che se ne vada la neve, prima di raggiungere le malghe alte".
Quasi 600 pecore adulte, più gli agnelli si arriva più o meno a novecento. C’è poi anche una decina di vacche di razza Rendena e qualche asino, oltre a nove cani da guardiania e un paio da conduzione.
"È stata una bella burrascata improvvisa, ma fortunatamente abbastanza leggera. Ora, prima di proseguire, - rassicura il pastore - aspetteremo il caldo: mettono bel tempo nei prossimi giorni dunque non ci dovrebbe volere molto affinché la neve fonda".
Lorenzo Erbisti è nato e cresciuto in Lessinia, e lavora come pastore sin da quando era giovanissimo. Prima – con pochi animali -pascolava attorno casa la poca erba che bastava a saziare il gregge. Negli anni, però, man mano che i capi aumentavano, ha dovuto imparare a muoversi per trovare loro sempre nuovi pascoli, lavorando anche sul Baldo e a Tione, e spostando le pecore con il camion.
A ripensare a tutti questi anni, riflette su quanto sia stato raro trovare tanta neve a maggio a queste quote. Ricorda una burrasca di neve di circa vent’anni fa: due giorni di neve intensissima ai primi di giugno - quando tutti erano già su in malga, con le vacche e tutti gli animali – che avevano causato diversi danni.
Anche quella degli scorsi giorni, seppur non così ostica, può essere rischiosa per certi animali, soprattutto perché così improvvisa.
"La settimana scorsa facevano 25 gradi, mentre venerdì eravamo a zero, e i laghetti erano ghiacciati. Alcune pecore, le più deboli, rischiano anche di morire con questi sbalzi di temperatura, per di più se bagnate dalla pioggia o dalla neve".
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"Quello del pastore - ci racconta - è un mestiere parecchio duro, che non tutti vogliono fare: sei sempre in giro, all’aperto col bello o brutto tempo che sia. Hai problemi con gli animali, malattie o infortuni nel trasporto. C’è il lupo che si avvicina e fa impazzire i cani, tenendoti sveglio tutte le notti. Spesso ti trovi a discutere coi proprietari di pascoli, colture o vigneti, per cui devi stare attento a non far danni, altrimenti sono guai".
Se tutte queste cose basterebbero probabilmente a scoraggiare molti di noi abituati a tutt’altri lavori, per Erbisti però sono una conferma, proprio in simili fatiche ritrova la motivazione che gli ha fatto scegliere questa vita. La transumanza, in fondo, insegna ad adattarsi: alle nuove condizioni degli spostamenti, a prevenire gli attacchi dei carnivori e anche a fronteggiare le bizzarrie del clima. Dopo tutti questi anni, Lorenzo Erbisti pare aver imparato bene la lezione.













