Cabinovia di Cortina sotto inchiesta. Cristina Guarda: "Siamo di fronte all'ipotesi che la fretta olimpica sia stata solo il paravento per spartizioni opache e violazioni sistematiche"

"È l'ennesima dimostrazione che i grandi eventi non possono e non devono diventare zone franche con cui passare sopra alle leggi, alle procedure di trasparenza e alle norme a tutela dei cittadini". L'europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, commenta il blitz della Squadra mobile e dello Sco della Polizia di Stato negli uffici di Simico e Graffer

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Le perquisizioni a tappeto scattate oggi a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina nell’ambito dell’inchiesta sulla cabinovia Apollonio-Socrepes squarciano il velo di ipocrisia su un’opera che non doveva nemmeno essere aperta. La Procura di Belluno ipotizza un accordo collusivo e condotte fraudolente per favorire una ditta ben consapevole che l'impianto non sarebbe mai entrato in funzione per le Olimpiadi. Siamo di fronte all'ipotesi che la fretta olimpica sia stata solo il paravento per spartizioni opache e violazioni sistematiche". Lo dichiara in una nota l'europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, Cristina Guarda, commentando il blitz della Squadra mobile e dello SCO della Polizia di Stato negli uffici di Simico e Graffer.
"Da oltre un anno, insieme a Cortina Bene Comune e ai comitati, urliamo l'irresponsabilità di questo cantiere. Prima abbiamo denunciato i pareri critici e i divieti dell’Autorità di bacino e della Soprintendenza sul rischio della frana attiva di Mortisa; poi l'assurdità di ruspe inviate a scavare senza un progetto esecutivo né l’autorizzazione per l'immunità di frana. La Regione Veneto e la stazione appaltante hanno agito con una superficialità disarmante, sacrificando la sicurezza idrogeologica e l’incolumità dei cittadini per correre dietro a scadenze impossibili. Oggi scopriamo dalla magistratura che dietro quella fretta forzata c’era, secondo l'ipotesi investigativa, il reato di turbata libertà degli incanti. È l'ennesima dimostrazione che i grandi eventi non possono e non devono diventare zone franche con cui passare sopra alle leggi, alle procedure di trasparenza e alle norme a tutela dei cittadini".
"Mentre il territorio montano viene ferito e le case dei residenti rischiano danni per il dissesto del terreno calato già di metri, c'era chi faceva accordi sottobanco per lucrare sui Giochi di Milano-Cortina. Chiediamo che si faccia immediata e totale chiarezza. Chi ha permesso che i cantieri procedessero calpestando norme di sicurezza, trasparenza e i pareri vincolanti degli organi di tutela ambientale deve risponderne davanti ai cittadini. La magistratura vada fino in fondo: l’interesse economico di pochi non può valere più della legalità e della tutela del nostro patrimonio naturale e della sicurezza pubblica", conclude l'eurodeputata di Avs.
Ad oggi le indagini sono ancora in corso e non è stata emessa alcuna sentenza di condanna. L'esito delle perquisizioni, auspicabilmente, ci offrirà una panoramica più chiara su quanto accaduto.













