Il turismo dei bivacchi va condannato a tutti i costi? "Basta slogan, è un fenomeno che esiste: dev'essere compreso e guidato". Da una piccola sezione Cai alcuni spunti per educare alla montagna

"Il giorno in cui si chiude un bivacco perché viene usato male, chi lo gestisce ha fallito". Una sezione vocata ai bivacchi, quella del Cai di Vigo di Cadore, con due strutture costruite dalla comunità per la comunità, sempre aperte e gratuite. Di fronte alle odierne contraddizioni legate al "turismo cafone", il presidente locale del Club Alpino invita a non cadere in generalizzazioni e slogan, e rivendica il ruolo dell'associazione nell'offrire uno sguardo più consapevole sulla montagna

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Quella di Vigo di Cadore è una delle sezioni Cai più piccole in assoluto, con poco più di duecento soci. Certamente non occupa gli onori della cronaca come altre sezioni alpine più strutturate ed esposte, tuttavia proprio il suo carattere minuto ne ha determinato i tratti fin dalla fondazione, all’inizio degli anni Settanta. Uno di questi è quello di essere una sezione esplicitamente vocata ai bivacchi.
Il Cai di Vigo nel suo mezzo secolo di storia non ha mai avuto un rifugio di proprietà e fu per questo che i fondatori, dopo pochi anni dalla nascita della sezione, decisero di buttarsi nell’impresa di costruire un bivacco.
Un’impresa, quella di costruire un loro bivacco nel versante sud dei Brentoni, piuttosto ambiziosa: non sarebbe stato il classico bivacco di lamiera o di legno, ma una struttura in muratura; in un posto bellissimo e panoramico, certo, ma raggiungibile solo via sentiero. Al massimo ci si arrivava con i muli e comunque con gran difficoltà. Senza troppo rendersi conto inizialmente di quanto sarebbe stata difficile, i pionieri trasformarono - nel giro di sei/sette anni - un’idea in un lavoro che avrebbe coinvolto un’intera comunità. Tutto il paese, soci e non soci, vollero collaborare, finché nel 1985 si arrivò all’inaugurazione del Bivacco Spagnolli, dedicato al senatore scomparso nell’84, già presidente generale del Cai.

Oggi, quel bivacco è lì da quarant’anni, ed essendo una struttura in muratura è ancora in ottime condizioni, oltre che sempre più apprezzata dai giovani. I locali ne parlano come il vero simbolo della comunità, che si è unita per costruire qualcosa da lasciare aperto a tutti, sempre libero e gratuito.
Della stessa opinione è senz’altro il presidente della sezione Cai di Vigo di Cadore, Marco De Nicolò. "A differenza del rifugio, possiamo dire che il bivacco rappresenta davvero l’anima volontaria del Cai: è tutto lavoro senza profitto, ceduto a beneficio della comunità. Non vuole essere una polemica verso i rifugi, ma il bivacco incarna nella maniera forse più completa lo spirito del Club".
In anni recenti - siamo nel 2020 - i giovani della sezione hanno voluto replicare l’esperienza dei predecessori, costruendo un secondo bivacco. Questa volta la sede è stata il Monte Tudaio, una montagna dove sorgono i ruderi di una cittadella fortificata della Prima guerra mondiale: un vero forte, molto grande e strategicamente importante perché situato tra tre valli. Ormai però, altro non era che un rudere che stava andando in rovina. L’idea quindi è stata quella di salvare parte della struttura e della sua memoria, ristrutturandone una piccola casermetta facendone un bivacco, anch’esso molto apprezzato".

Ad oggi, dunque il Cai, di Vigo gestisce due bivacchi. Il Bivacco Spagnolli è facilmente raggiungibile, con un sentiero solo pedonale, 800 metri di dislivello e pendenza dolce. Il bivacco del Monte Tudaio, invece, si raggiunge tramite la mulattiera militare costruita per il forte: 1300 metri di dislivello con tratti anche molto ripidi. Entrambi sorgono in luoghi con panorami splendidi: uno sul Centro Cadore, l’altro su Auronzo e Comelico.
"Da sezione votata ai bivacchi, con questa filosofia di lasciarli aperti a tutti e di permettere di vivere la montagna senza profitto, - continua il presidente De Nicolò - ci siamo trovati oggi di fronte a un fenomeno nuovo: i giovani utilizzano i bivacchi molto più di prima. Sarà per i social, per il passaparola o per la ricerca di esperienze diverse, ma le presenze di gruppi giovani sono aumentate in maniera vertiginosa. È cambiata anche la funzione del bivacco: non è più solo un appoggio, ma spesso è diventato la meta stessa".
Nei media, questa novità passa all’ordine del giorno come una minaccia; e talvolta lo stesso Club Alpino tende a seguire questa narrazione. Ma qui sorge un dubbio: chi siamo noi per decidere che in montagna si debba andare solo per raggiungere una cima o fare una scalata? Che ne è di chi vuole semplicemente fare una passeggiata in un luogo che considera bello?
"Mi sento a disagio quando vedo anche il mondo associativo cercare scorciatoie e slogan. I giovani oggi usano i bivacchi, magari solo per passare una serata nella natura. A me non sembra necessariamente una cosa negativa. Certo, ci sono casi e casi, ma se il Cai decide che questo fenomeno è negativo a priori, forse non ha capito che si tratta di qualcosa che esiste e che va compreso, approfondito e guidato".

Perché demonizzare un simile fenomeno a priori? Non è forse compito del Cai comprendere, approfondire ed educare alla montagna?
La sezione di Vigo sembra voler cogliere questa sfida. Ragion per cui ha attivato sul proprio sito una sezione dedicata ai due bivacchi, ricca di informazioni, caratteristiche dei bivacchi e indicazioni di accesso, regolamento e contatti utili.
Gli interrogativi che - tramite questi canali - arrivano alla sezione sono dei più svariati: "Il bivacco è prenotabile? C’è legna? In quanti si può andare?"
"Domande che a volte ci sembrano ingenue, ma alle quali rispondiamo con pazienza, spiegando che il bivacco non funziona come un rifugio.
Il bivacco non è prenotabile e in montagna vale una regola fondamentale: la solidarietà. Se arrivi per primo, il bivacco non diventa tuo. Se arriva qualcuno che ha più bisogno di te, gli lasci spazio. Se arriva uno scalatore che deve alzarsi alle quattro del mattino, non puoi stare tutta la notte a fare festa. Lo stesso vale per la legna: non puoi chiedere se ce n’è, perché il bivacco è sempre aperto e non sappiamo chi sia passato prima. Tu devi partire con l’idea di portarne e lasciarne un po’ anche per chi arriverà dopo, magari in emergenza. Trovi sporco? Non chiamare la sezione Cai per lamentarti, nel bivacco trovi detergenti e attrezzi: prendi la scopa e pulisci. Se questa logica non ti va bene, forse il bivacco non fa per te".
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Altri ancora chiedono: "Ci sono i materassi? Ci sono le coperte?". Allora i volontari spiegano gentilmente che serve comunque un sacco a pelo o un sacco lenzuolo. Anche solo per preservare i materassi, che non è semplice portare fin lassù. Al che spesso i ragazzi rispondono: "Hai ragione, non ci avevo pensato".
Chi è avvezzo alla frequentazione dei bivacchi e degli ambienti di montagna lo sa come funziona, ma sarebbe segno di pigrizia intellettuale pretendere che tutti siano "nati imparati". Bisogna fare educazione attiva, non demonizzare dicendo "questo sì, questo no". Ed è su questo che il Cai Vigo sta incentrando la sua attività, anche tramite delle istallazioni fisicamente presenti nei suoi bivacchi.
"Queste cose non le diciamo solo al telefono: le abbiamo scritte anche nei cartelli all’interno dei bivacchi. E il 95% delle persone capisce e impara, perché nella maggior parte dei casi si tratta di persone ragionevoli. I problemi esistono ovunque, non solo nei bivacchi. Bisogna fare educazione".

"È un lavoro faticoso e poco visibile dal punto di vista mediatico, ma è quello che dovrebbe fare il Cai. Se invece scegliamo la scorciatoia delle polemiche - ‘chiudiamo i bivacchi’, ‘eliminiamo i materassi’, ‘basta turisti’ - magari finiamo sui giornali e sui social, ma non stiamo facendo il nostro lavoro".
Proprio in questi giorni - fa notare De Nicolò - il Cai Veneto è tornato a portare la questione sui giornali: "Hanno proposto di eliminare i materassi per scoraggiare un certo utilizzo dei bivacchi. Io la vedo un po’ come dire: siccome qualcuno non rispetta il codice della strada, allora togliamo le macchine a tutti. Magari in casi estremi certe decisioni saranno necessarie, ma prima bisogna insegnare alle persone a usare correttamente questi spazi".
"Secondo me - continua il presidente del Cai Vigo - il giorno in cui una sezione Cai chiude un bivacco perché viene usato male, quella sezione ha in qualche modo fallito. Può capitare di fallire, certo, ma il nostro compito dovrebbe essere cercare di non arrivare a quel punto".
L’idea dietro è apparentemente semplice, ma niente affatto scontata. Ed è stata ben formalizzata da una ragazza volontaria del Cai Vigo nella sua tesi di laurea. Un bene culturale, per esserlo davvero, deve avere valore storico e sociale, ma anche essere fruibile dalla collettività. Ed è proprio questo il senso del bivacco: se lo si chiude a chiave, diventa semplicemente una baita privata.
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Ciò non significa lasciare il bivacco agli escursionisti del weekend per sottrarlo agli alpinisti: chi usa il bivacco come appoggio deve sempre avere la precedenza. Ma questo non toglie che possano esistere anche altri modi di vivere la montagna. La realtà cambia, come cambia una lingua: possiamo anche dispiacerci per certe trasformazioni, ma non possiamo fermarle o ostracizzarle a tutti i costi.
Negli ultimi anni, il Cai Vigo sta cercando di lavorare molto anche sull’educazione dei più giovani. "Una volta all’anno usciamo con la scuola primaria: li portiamo nei boschi, insegniamo loro a trattare i sentieri, a orientarsi, a riconoscere gli alberi. Sono attività che non fanno notizia come le polemiche sui social, ma sono quelle che davvero servono. Anche una piccola sezione Cai, completamente volontaria, può restare un presidio sul territorio: vivere quel territorio, mantenerlo e insegnare a prendersene cura".
Purtroppo oggi si tende sempre più alle semplificazioni. La discussione tende a concentrarsi sempre più sulla contrapposizione tra schieramenti: tra turisti e abitanti, tra sezioni di montagna e sezioni di pianura, tra chi accusa i montanari di voler sfruttare la montagna e chi sostiene che la pianura non capisca nulla. Eppure - propone De Nicolò - forse sarebbe più utile concentrarsi sull’ascolto di chi fa volontariato sul campo, sulle persone che non hanno cercato di visibilità, ma che dedicano tempo ed energie a fare qualcosa di utile per la loro comunità, per gli altri e per la montagna.
Alcune indicazioni sui comportamenti da tenere in bivacco da parte del Cai Vigo di Cadore
Questo bivacco alpino è sempre aperto e disponibile a tutti, per scelta dei volontari della sezione CAI Vigo di Cadore. Tutte le offerte qui ricevute sono reinvestite nella manutenzione e nel rifornimento dello stesso.
Lo stato in cui lo trovate dipende sempre da chi vi ha preceduto.
Vengono effettuati periodici controlli e manutenzione, ma non è possibile gestire una struttura non presidiata come se fosse un rifugio.
Per permettere questo e preservare il bivacco, questo è lo status menti di chi lo usa.
- Lascio sempre la porta chiusa, la struttura pulita e rimuovo tutti i residui di cibo.
Questo evita l’ingresso di animali e piccoli roditori nella struttura, e conseguente sporcizia.
- Non c’è il personale delle pulizie, tutti collaborano a mantenere il bivacco.
Se trovo eventuale sporcizia, non scrivo una lettera di protesta ai gestori della struttura: la scopa e gli stracci sono a disposizione.
- Le adiacenze del bivacco non sono fogne a cielo aperto.
le esigenze fisiologiche vanno espletate LONTANO dal bivacco; ci sono gli strumenti per scavare e ricoprire di terra quanto lasciato.
- Utilizzo sempre un sacco lenzuolo o un sacco a pelo.
I materassi vanno protetti, il loro trasporto e ripristino è molto oneroso.
- Ciò che ho portato qui, sono in grado di riportarlo a valle.
Non lascio in dispensa cibi aperti o a breve scadenza. Scendo a valle portando via tutti i rifiuti che trovo (non solo i miei).
- La legna serve per riscaldare il bivacco, non l’esterno.
Non faccio falò all’esterno e lascio sempre un po’ di legna per chi verrà dopo, che potrebbe essere una persona in difficoltà.
Non è obbligatorio vivere la vita seguendo queste regole. Chi le ritiene corrette, è la persona giusta per utilizzare questo bivacco. Per chi la pensa diversamente ci sono rifugi ed hotel…
Grazie
Cai Vigo di Cadore













