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Attualità | 18 maggio 2026 | 06:00

"Immagino nelle stesse condizioni le strade di ogni paese in guerra: l'asfalto è costellato di crateri e sono frequenti avvallamenti e frane". La denuncia dai paesi dell'Appennino centrale

È questa una delle testimonianze raccolte dagli abitanti delle frazioni dei Monti della Laga, nell'ambito del progetto dell'Osservatorio di Prossimità, in cui nel 2025 sono stati raccolti oltre 100 questionari dalle frazioni del territorio montano tra le province di Teramo, L'Aquila, Ascoli Piceno e Rieti, nel cuore dell'Italia. L'obiettivo era quello ascoltare le voci di chi abita i paesi, indagandone la demografia, la cultura, l'economia, l'ecologia e le infrastrutture

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"Immagino nelle stesse condizioni le strade di ogni paese in guerra. L’incuria e l’abbandono sono tali che la condizione attuale è di regresso rispetto a quella dei tempi passati in cui, a fronte della mancanza di modernità, sussistevano tuttavia manutenzione, slancio verso il miglioramento, cura. L’asfalto è costellato di crateri, nessuno pulisce le cunette, l’acqua piovana scorre a piacere, provocando avvallamenti e, a volte, frane".

 

È questa una delle testimonianze raccolte dagli abitanti delle frazioni dei Monti della Laga, da Cassino di Accumoli in questo caso, nel progetto dell’Osservatorio di Prossimità, in cui nel 2025, con altre tre ricercatrici della Società Geografica Italiana (Francesca Sabatini, Sara Carallo e Francesca Impei), abbiamo raccolto oltre 100 questionari dalle frazioni del territorio montano tra le province di Teramo, L’Aquila, Ascoli Piceno e Rieti, nel cuore dell’Italia.

 

L’obiettivo era ascoltare le voci di chi abita i paesi, indagandone la demografia, la cultura, l’economia, l’ecologia e le infrastrutture.

 

Rispetto alla percezione delle strade e della viabilità, le risposte risuonavano tutte con precisione, allerta e consapevolezza: uno dei problemi maggiori nell’abitare (e riabitare) questi paesi è quello delle strade sconnesse, distrutte, ancor più della distanza dai servizi. Di fronte a un forte desiderio di abitare, e nel riconoscere il grande valore ecologico di queste montagne - caratterizzate dall’abbondanza di acqua tra fiumi, cascate e sorgenti - l’elemento di maggiore identità e valore rischia di diventare quello di pericolo, se viene a mancare la cura.

 

Alcune di quelle strade con le forti piogge e nevicate della fine di marzo sono franate, peggiorate, distrutte dalle improvvise precipitazioni, ma anche e soprattutto dall’incuria su cui la pioggia va a cadere. Chi abita queste montagne ha una conoscenza molto chiara delle problematiche che deve affrontare: "Dovuta a cause naturali (ricordiamoci che il substrato roccioso della Laga è arenaria, praticamente sabbia compattata), aggravate da una gestione politica ed amministrativa non lungimirante e legata unicamente al ‘qui e ora’. Una politica che non prevede, che non progetta, che non ascolta e non immagina […] e questo avviene da oltre 50 anni nel nostro territorio, non da ieri!" dice un’abitante di Rocca Santa Maria. Infatti, nella frazione di Imposte, una frana che già circa 20 anni fa ha fatto una vittima è ripartita. Furono fatti all’epoca degli interventi con micropali di cemento armato, ma si sta spostando di nuovo tutto. E per questo le case popolari della frazione hanno dovuto essere evacuate.


L’alzamento della strada a Rocca Santa Maria ad aprile 2026

A Valle Castellana, ad inizio aprile, è stata evacuata la frazione di Fornisco a causa di una vasta frana che ha coinvolto sia la provinciale 49 sia le strade comunali.

 

Più in generale, accanto alle frane e al dissesto delle carreggiate, un ulteriore elemento di pericolo è rappresentato dai muri di contenimento delle strade non manutenuti, che in alcuni casi possono cedere improvvisamente e riversarsi sulla sede stradale, con seri rischi per chi transita. A ciò si aggiunge la mancata pulizia delle cunette, essenziale per il corretto deflusso delle acque piovane e per la prevenzione di ulteriori fenomeni di erosione e cedimento. Non di rado, proprio a causa di frane o interruzioni della viabilità, i residenti sono costretti a percorrere tragitti alternativi molto lunghi e talvolta difficili da affrontare, anche solo per raggiungere servizi essenziali, il lavoro, un presidio sanitario o fare la spesa. Un tempo questa attenzione ordinaria era affidata anche alla figura del cantoniere, presidio fondamentale della strada e della sua manutenzione costante. Lo ricorda uno degli ultimi abitanti di Santa Rufina, sempre a Valle Castellana.


Il crollo di un muretto di contenimento ad aprile 2026, Castel Trosino (foto di Domenico Cornacchia)

Pienamente consapevoli della difficoltà, gli abitanti continuano a organizzarsi autonomamente. Una testimonianza dell’Osservatorio da Settecerri di Valle Castellana diceva solo lo scorso anno che "la strada è stata ripristinata unicamente grazie all’impegno fisico ed economico delle persone del paese". Ma, sempre a Settecerri, oggi la strada principale di accesso al paese è franata, aggravando ulteriormente le difficoltà nel raggiungere la frazione. Mentre da Sant’Eurosia di Civitella del Tronto la testimonianza indicava che "causa frana del 2017 alcune strade sono rovinate". Il che significa che nuove piogge arrivano su aree che spesso erano già a rischio e poco attenzionate.


Frana sulla strada di accesso a Settecerri ad aprile 2026, Valle Castellana (foto di Giulia Ciccanti)

Il "maltempo" e gli eventi estremi, sempre più frequenti e violenti, a cui dobbiamo abituarci sempre di più, sono certamente di forte impatto. Ma, se si trovano davanti strade lasciate all’abbandono, già mal tenute, in territori di loro natura fragili, la probabilità del danno non può che aumentare. I comuni in montagna si trovano così a dover affrontare ennesime difficoltà, con risorse da reperire in un continuo stato emergenziale che non permette di ragionare sul futuro. A un mese dagli eventi franosi, il sindaco di Rocca Santa Maria, Lino Di Giuseppe, afferma di essere di fronte "all’ennesimo evento calamitoso: il movimento franoso era già noto e si è riattivato, con ordinanze di sgombero, strade chiuse e pesanti disagi alla viabilità e ai servizi, dal trasporto scolastico ai collegamenti con il capoluogo. Quattro strade risultano chiuse parzialmente o con limitazioni al traffico per frane o cedimenti a valle". Un problema ormai conosciuto che, aggiunge, "si potrebbe risolvere con il drenaggio del terreno, con il supporto di organi sovracomunali e finanziamenti ad hoc per la messa in sicurezza".

 

Nella consapevolezza che non è una questione improvvisa né solo attuale, i cittadini e le cittadine hanno già iniziato a organizzarsi per chiedere il rispetto dei diritti di cittadinanza di base. Senza viabilità è difficile immaginare sia di abitare sia di portare turismo, come molte progettualità, anche legate a finanziamenti pubblici, suggeriscono.

 

Per questo motivo, poco più di un mese fa prendeva vita il "Comitato Cervara e frazioni del Rio Lungo per i diritti della montagna", a seguito di un incidente che ha sconvolto la comunità: due anziani del paese sono precipitati in un burrone, perdendo la vita. Sarebbe bastata una cura in più per quella strada a salvarli. Dicono dal comitato: "Questa tragedia ci ha dato una forte spinta aggregativa, volta ad ottenere i nostri diritti, per noi e per i nostri figli e nipoti, ai quali vogliamo consegnare strade e paesi sicuri e vivi. Non si può ancora oggi, nel 2026, essere svantaggiati perché si nasce e si abita in montagna. Non si può più accettare che si continuino ad utilizzare da parte delle istituzioni parole-spot come ‘resilienza’, ‘restanza’, ‘turismo di ritorno’, ‘rinascita’, senza dare ad esse un seguito operativo e senza mai interpellare chi quei luoghi li conosce, li abita, li percorre. Vorremmo che non si parlasse più della nostra montagna in termini di problema, pericolo, povertà e spopolamento, ma di visione, ricchezza, risorsa, turismo, longevità!".

 

In questa testimonianza audio viene raccontato chi compone il comitato e le competenze che si sono messe in gioco per portarlo avanti, per quale motivo è nato e quale territorio comprende, facendo emergere l’importanza del conoscere i paesi e le loro fragilità, uno a uno, e il percorso verso un Manifesto della Montagna Picena:

AUDIO

 

Perché quel che succede sui Monti della Laga è successo e succede nella Valle del Trigno tra Abruzzo e Molise, succede in Sicilia, in Puglia. Succede ovunque. Il comitato di questa frazione, che non vuole essere dimenticata nella montagna picena, lancia un messaggio forte: siamo stanchi di sentir parlare di restanza, siamo stanchi di sentir parlare e di non essere mai ascoltati in quello che è il fondamento anche per avere una connessione, seppur distante, con i servizi di base: strade sicure e manutenute, monitoraggio e prevenzione sui punti più a rischio, attenzione al rischio idrogeologico.

 

Altrimenti parlare di ritorno, di aree interne, di montagna e di abitare rimane un discorso vuoto, più vicino alla propaganda che alla programmazione e visione di cui questi territori hanno fortemente bisogno e che si basano fortemente anche sulla prevenzione dei rischi. La capacità di conoscere il territorio è strettamente legata all’abitarlo e presidiarlo, anche per segnalare con tempestività eventuali rischi e prevenirli. Per questo è necessario che poi le politiche prendano in carico l’ascolto di chi abita e intervengano nella prevenzione.

il blog
Racconti dagli Appennini in mutazione

Gli Appennini sono da sempre abitati, vissuti e lavorati. La loro geografia lo testimonia: piccoli paesi incastrati tra le alture, collegati da strade e sentieri che raccontano storie di mobilità. Luoghi che storicamente sono stati centrali nelle relazioni politiche, economiche e culturali del Mediterraneo in cui si estraevano risorse, producevano beni preziosi, sperimentavano innovazioni e mestieri. 

Partendo dall’Appennino centrale, contesto delle nostre ricerche e attività politiche e sociali, il blog racconta storie ed economie montane contemporanee, intendendo economia come cura e gestione del bene comune, inserita in trame ecologiche multi-specie. Raccontiamo pratiche collaborative di gestione e cura del rurale con radici secolari, così come di esperienze recenti e soggettività impreviste che immaginano nuovi modi di abitare e produrre in montagna. Raccontiamo queste storie con uno sguardo che cerchi di parlare al futuro e di stare - senza scioglierle - nelle contraddizioni del presente

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