Contenuto sponsorizzato
Cultura | 11 aprile 2026 | 19:00

La transumanza ha bisogno di una narrazione meno romantica per essere salvata da un ruolo sempre più marginale?

L'allevamento estensivo e transumante negozia i suoi spazi tra inselvatichimento, abbandono, infrastrutture di industrializzazione agricola, sfruttamento energetico e sciistico; e i suoi prodotti si affermano in nicchie di mercato in cui cortocircuitano filiere corte, consumo etico, processi di tipicizzazione e catene globali del valore. Questo emerge dal progetto di ricerca "Farms on the move", dal 13 aprile raccontato in una mostra fotografica

Festival AltraMontagna

La transumanza è una pratica di allevamento dalle origini antiche, diffusa con nomi e caratteristiche eterogenee in molte regioni rurali del mondo. Nelle sue diverse forme, la transumanza consiste nello spostamento di allevatori, allevatrici e animali tra pascoli di montagna e di pianura: una forma di mobilità che segue l’uso stagionale delle risorse, tipico delle economie rurali basate su principi di multifunzionalità e autosufficienza.

 

Nel contesto italiano, negli ultimi decenni la transumanza e l’allevamento estensivo in genere sono divenuti sempre più marginali, in seguito a trasformazioni delle economie rurali che affondano le radici in processi di lunga durata: dalla globalizzazione dei mercati all’industrializzazione agricola, dallo spopolamento montano e rurale alla parcellizzazione della terra. Tuttavia, anche se interessa solo una piccola parte degli allevamenti italiani, la transumanza è ancora una pratica viva nelle economie rurali contemporanee, coinvolgendo annualmente migliaia di aziende e quasi mezzo milione di animali (Anagrafe Zootecnica, 2025).

 

Non solo, da qualche anno, la transumanza ha attirato interesse per il suo valore ecologico – in quanto forma di allevamento sostenibile e integrata con il territorio – e per il suo valore patrimoniale. Difatti, nel 2019, la transumanza è stata inserita nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale Unesco: un riconoscimento che ha conferito grande visibilità alla transumanza, promuovendo iniziative di valorizzazione del patrimonio pastorale a scala internazionale. Non ultima, la decisione da parte dell’Onu di nominare il 2026 come Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori. Tuttavia, questa visibilità si è tradotta perlopiù in rievocazioni spettacolari e romantiche della transumanza: una pratica tradizionale, considerata soprattutto rispetto al suo valore storico e patrimoniale, e rappresentata perlopiù attraverso un immaginario eroico, nostalgico, perfettamente patriarcale.

 

L’obiettivo del progetto di ricerca Farms on the move. Rethinking the geographies of transhumance’s community-based economies: a more-than-human approach è stato proporre una visione meno antropocentrica e meno romantica della transumanza, raccontandola nella sua complessità. Finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il progetto è stato realizzato tra il 2023 e il 2026 da un gruppo di geografi e geografe, con il coordinamento di Annalisa Colombino (Università Ca’ Foscari Venezia): Carlotta Molfese e Stefano Soriani (Università Ca’ Foscari Venezia); Giacomo Pettenati e Francesca Sabatini (Università del Piemonte Orientale); Michele Bandiera e Ugo Rossi (Gran Sasso Science Institute).

 

Dal punto di vista empirico, il progetto ha individuato come campi di ricerca il Piemonte e l’Abruzzo: regioni caratterizzate da contesti montani molto diversi con economie rurali e tradizioni di transumanza altrettanto eterogenee in cui, oggi, il pastoralismo estensivo rappresenta analoghi problemi e possibilità. In particolare, il gruppo di ricerca ha focalizzato l’attenzione perlopiù su aziende di allevamento estensivo e transumante ovino, indagate attraverso metodi qualitativi: un’etnografia visuale e multispecie, affiancata da interviste in cammino, in azienda e al pascolo.

 

Da una parte, adottando una prospettiva di geografia più-che-umana, la ricerca ha osservato il ruolo degli animali in transumanza, nelle vite di allevatrici e allevatori e nelle "economie diverse" di cui fanno parte. Da questa prospettiva, la transumanza e il pa­scolo estensivo rivelano relazioni tra esseri umani e animali non unicamente orientate al profitto, considerando gli altri esseri viventi come soggetti partecipanti, anziché pure risorse economiche.

 

Dall’altra, adottando una prospettiva di geografia rurale critica, la ricerca ha considerato la transumanza come un prisma attraverso cui leggere le dinamiche politico-economiche e culturali delle geografie montane e rurali contemporanee. Da questo punto di vista, la transumanza rivela le relazioni transcalari che danno forma ai paesaggi montani contemporanei in cui attori locali, regionali ed europei governano l’accesso alla terra e l’uso dei pascoli, alternando logiche collettivistiche a forme di arricchimento e speculazione perfettamente capitaliste. Emerge, così, che l’allevamento estensivo e transumante negozia i suoi spazi tra inselvatichimento, abbandono, infrastrutture di industrializzazione agricola, sfruttamento energetico e sciistico; e che i suoi prodotti si affermano in nicchie di mercato in cui cortocircuitano filiere corte, consumo etico, processi di tipicizzazione e catene globali del valore.

 

Vista da qui, la transumanza frattura l’immagine romantica della montagna e delle sue economie tradizionali, rivelando paesaggi rurali e montani caratterizzati da fenomeni migratori, questioni di genere, competizione tra politiche di conservazione e di produzione, conflitti inter-specie, catene globali del valore, lavoro precario, valorizzazione turistica. Osservata da qui, la transumanza rivela che, seppur marginali rispetto ai centri economico-politici e culturali, i territori rurali e montani sono – al contempo – inseriti nelle logiche economiche e culturali dominanti, e dimensioni di radicali alternative, fondate sulla coesistenza multispecie.

 

Il progetto di ricerca si conclude con la mostra FARMO. Farms On The Move. Transumanze contemporanee: un’indagine visuale che, attraverso il linguaggio fotografico, racconta vari aspetti, luoghi e attori trasversali alle diverse forme di transumanza: verticale, orizzontale, ovicaprina, bovina, più umana e turistica, più animale e logistica. La mostra – curata dal fotografo e curatore Camillo Pasquarelli – presso la Società Geografica Italiana, inaugura il 13 aprile 2026 alle ore 16.00. Segue, alle 17.00, il talk "Farms on the Move. Transumanze contemporanee tra pratiche pastorali, territori e relazioni più che umane". Al termine, uno sdijuno – merenda pastorale – offerto da Cooperativa ASCA (AQ) e Azienda agricola Bars Chabrier (CN).

 

La mostra rimane allestita a Roma, alla Società Geografica Italiana dal 13 al 23 aprile 2026, maggiori dettagli in locandina.

Il talk si può seguire da remoto a questo link.

 

Per approfondire obiettivi, attività e pubblicazioni del Prin Farmo, si veda il sito del progetto.

il blog
Racconti dagli Appennini in mutazione

Gli Appennini sono da sempre abitati, vissuti e lavorati. La loro geografia lo testimonia: piccoli paesi incastrati tra le alture, collegati da strade e sentieri che raccontano storie di mobilità. Luoghi che storicamente sono stati centrali nelle relazioni politiche, economiche e culturali del Mediterraneo in cui si estraevano risorse, producevano beni preziosi, sperimentavano innovazioni e mestieri. 

Partendo dall’Appennino centrale, contesto delle nostre ricerche e attività politiche e sociali, il blog racconta storie ed economie montane contemporanee, intendendo economia come cura e gestione del bene comune, inserita in trame ecologiche multi-specie. Raccontiamo pratiche collaborative di gestione e cura del rurale con radici secolari, così come di esperienze recenti e soggettività impreviste che immaginano nuovi modi di abitare e produrre in montagna. Raccontiamo queste storie con uno sguardo che cerchi di parlare al futuro e di stare - senza scioglierle - nelle contraddizioni del presente

Contenuto sponsorizzato