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Cultura | 13 luglio 2026 | 13:00

Scoprì da un editore parigino una collana dedicata all’architettura di montagna e colmò così un vuoto che rischiava di essere grave per il territorio alpino. Addio a Gherardo Priuli

Il 6 luglio è mancato a Ivrea Gherardo Priuli, cofondatore della casa editrice con Cesare Verlucca, scomparso nel 2025. Con oltre 1100 titoli pubblicati in 55 anni di attività, Priuli & Verlucca non è solamente i "Quaderni di cultura alpina" ma per molti i volumi di quella collana diretta da Luigi Dematteis, con le riconoscibilissime copertine con il titolo in rosso e i disegni al tratto in nero su sfondo bianco, rappresentano una tappa decisiva nella costruzione di una nuova idea di montagna, attenta ai valori della storia e della cultura

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Lo scorso 6 luglio è mancato a Ivrea Gherardo Priuli, aveva 82 anni. Per chi si occupa da tempo di montagna questo nome rimanda immediatamente alla gloriosa casa editrice eporediese Priuli & Verlucca, nata nel 1971. Sul sito web della casa editrice si può scaricare il Catalogo storico, che riporta in 55 anni di vita ben 1104 titoli pubblicati.

 

Priuli & Verlucca non ha pubblicato solamente libri di montagna. Di rilievo sono ad esempio state le collane fotografiche come i panorami a 360° in grande formato, o quelle dedicate all’antica cartografia storica. Ma per gli appassionati di montagna Priuli & Verlucca è soprattutto la mitica serie "Quaderni di cultura alpina", dalla riconoscibilissima copertina con il titolo in rosso e i disegni al tratto in nero su sfondo bianco.

 

Il primo volume della collana, Case contadine nelle valli occitane in Italia, pubblicato nel 1983, segnò davvero un’epoca. Come si può leggere nel catalogo storico, nel 1982 alla Frankfurter Buchmesse Gherardo Priuli e Cesare Verlucca avevano scoperto una collana dell’editore parigino Berger-Levrault dedicata all’architettura alpina, caratterizzata da una grafica semplice e piacevole e dall’alto contenuto visivo. Avevano inoltre acquisito i diritti del libro Case contadine in Savoia, pubblicato in Francia nel 1977, che diventò, sempre nel 1983, il secondo volume della collana. Nacquero così i "Quaderni di cultura alpina", che riprendevano anche nella grafica di copertina l’originaria serie di Berger-Levrault.

La direzione della collana fu affidata a Luigi Dematteis, che nell’arco di una decina di anni pubblicò una quindicina di volumi dedicate alle case contadine dell’arco alpino italiano, coprendo l’intero territorio dalle Marittime alle Giulie. Luigi, che era ingegnere e che è mancato qualche anno fa, con il supporto di Priuli & Verlucca riuscì a fare da solo quello che non era riuscito al Cnr con la sua collana sulla casa rurale italiana iniziata negli anni ’30 e nemmeno al mondo universitario: costruire un atlante completo dell’architettura alpina storica.

 

Certo, si trattava di studi privi di una reale metodologia scientifica e di criteri di catalogazione strutturati, ma quell’immenso lavoro, realizzato con l’entusiasmo del dilettante appassionato, coprì un vuoto che rischiava di essere grave per il futuro del territorio alpino. Quei volumi arrivavano infatti nel momento in cui, finita la lunga parabola del modernismo alpino novecentesco col suo corollario di stazioni sciistiche e seconde case, si incominciava a guardare con occhi completamente nuovi alla cultura, materiale e immateriale, lasciata attraverso i secoli sulle montagne dalle società agrosilvopastorali tradizionali.

 

È in quegli anni, anche grazie all’immane lavoro di Luigi Dematteis e della casa editrice Priuli & Verlucca, che quell’architettura e quegli insediamenti alpini storici si tramutano in patrimonio riconosciuto e in elemento collettivo di valore. Ricordo perfettamente la prima volta, ancora ragazzotto, che aprii trepidante il volume Case contadine nelle valli occitane in Italia, che mi insegnava a riconoscere le diverse tipologie architettoniche nelle varie valli, i modi di aggregazione dei villaggi e delle borgate, il rapporto tra geologie e forme costruite del paesaggio. E diversi anni dopo, nel 2012, ebbi il piacere di collaborare con Gherardo Priuli pubblicando insieme a Roberto Dini il volume numero 99-100 della collana, intitolato Architettura alpina contemporanea.

Alcuni anni prima, nel 1975, sempre per i tipi di Priuli & Verlucca, Luigi Dematteis aveva pubblicato un poderoso volume intitolato Alpinia Testimonianza di cultura alpina, che forse rappresenta il primo tentativo a scala europea di leggere la storia e il patrimonio etnografico delle Alpi attraverso il nuovo sguardo sulla montagna di fine Novecento.

 

Ovviamente Priuli & Verlucca non è solamente i "Quaderni di cultura alpina". Si potrebbe ad esempio ricordare la fortunata collana intitolata "I Licheni". Ma per molti di noi i "Quaderni", con le loro riconoscibilissime copertine che spuntano dalle nostre librerie, rappresentano una tappa decisiva nella costruzione di una nuova idea di montagna, attenta ai valori della storia e della cultura.

 

 

Nell'immagine di apertura, la fotografia di Gherardo Priuli è tratta da CanaveseNews

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