Le montagne inaspettate nell'Odissea di Nolan: un viaggio tra i set dell'atteso film, in cui la montanità (e l'immaginario che porta con sé) avrà un ruolo specifico

C'è fermento per l'uscita del film The Odissey del regista Christopher Nolan, nelle sale italiane dal 16 luglio. Nell'attesa, si moltiplicano le domande: dove sono state ambientate le peripezie dello sventurato Ulisse? Ritroveremo i luoghi considerati fedeli al poema di Omero o meno? A partire dalle informazioni che sono state date sulle varie ambientazioni, non tutto corrisponde a quello che ci saremmo aspettati

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Giovedì 16 luglio uscirà nelle sale italiane The Odyssey di Christopher Nolan, con un giorno di anticipo rispetto agli Stati Uniti. Molti lo considerano il film dell’anno, sia per l’aspettativa che la firma del regista giustamente porta con sé, sia per il cast e il budget impiegato, ma soprattutto per il tema: l’Odissea di Omero.
In queste ultime settimane, infatti, tra gli appassionati e non c’è molto fermento e attesa per l’uscita del film. In particolare, la domanda che molti si pongono è: quale sarà il tasso di veridicità storica che Nolan vorrà mantenere? Dove ambienterà le peripezie dello sventurato Ulisse? Quanto rispetterà quelli che sono i luoghi considerati fedeli al poema di Omero autentici e quanto invece innoverà?
Le domande si moltiplicano anche perché per ora disponiamo solo del trailer che per sua natura genera più hype e interrogativi piuttosto che dare risposte.
Alcune informazioni sui set sono già state fornite e non tutte corrispondono a quello che ci saremmo aspettati. Infatti, già a partire da una rapida panoramica dei luoghi dove è stato girato The Odyssey osserviamo che l’"odissea" di Nolan non sarà un film solo sul mare, con il Mediterraneo esclusivo protagonista, ma anzi la "montagna" e l’immaginario che reca con sé avranno un ruolo fondamentale. Oltre alle ambientazioni più convenzionali come il Peloponneso e il mar dell’Egeo, il regista ha scelto di girare alcune scene in Scozia, in Islanda e negli arcipelaghi delle isole Eolie ed Egadi, mantenendo però segrete le coordinate precise.

Le terre alte che ci verranno proposte in sala si possono suddividere in due categorie. Infatti, se Islanda e Scozia facilmente si associano a un paesaggio di tipo montano, per quanto riguarda le Isole Eolie, ed Egadi la questione è differente. Quest’ultime spesso non vengono osservate e interpretate con la lente dei territori montani, ma più spesso relegate a mete turistiche di mare: delle preziose perle con coste "mozzafiato" e un entroterra dimenticato, o comunque dimenticabile. A ben vedere, in realtà, queste due aree vivono fenomeni molto simili a quelli dei territori montani: sono per loro natura dei luoghi marginali, sia in quanto isole, sia perché sono ai confini meridionali dell’Italia; inoltre, le comunità vivono seguendo i ritmi stagionali del turismo che scandiscono la vita economica e sociale; ed infine nella stessa area geografica troviamo sostanziali differenze di altitudine anche a poche centinaia di metri di distanza costituendo un territorio con specifiche necessità anche totalmente diverse.
Anche Scozia e Islanda in realtà non spiccano tanto per il loro aspetto montuoso, ovvero l’altezza numerica dei rilievi, ma hanno specifiche caratteristiche che rimandano alla montanità e a quel concetto di wilderness, rigido filtro che le aree montane trascinano con sé. Infatti, i rilievi della Scozia e dell’Islanda non sono famosi per le loro vertiginose altitudini, ma per i loro essere spopolati, incontaminati, verdeggianti, insomma per assomigliare a tutti quei dipinti di epoca romantica che per primi hanno rappresentato questi luoghi e li hanno fissati nella nostra memoria.
Non è un caso, infatti, che sebbene tutti questi quattro luoghi siano geograficamente così distanti e abbiano caratteristiche climatiche quasi antitetiche, proprio perché montani, siano stati scelti per ambientare le dimore di personaggi bestiali e selvaggi: nelle Eolie, infatti, è stato girato l’incontro tra Ulisse e le sirene, l’essere per antonomasia che mantiene allo stesso tempo caratteristiche umane e animali. La metà che emerge dall’acqua appare irresistibilmente avvenente e docile, ma in realtà nelle profondità, si cela la parte bestiale e violenta, rappresentata dalla coda di pesce.
Nella foresta di Culbin, invece, un’area boschiva situata sulla costa del Moray Firth, un fiordo nella parte nordorientale della Scozia, Matt Damon nei panni di Ulisse si scontrerà con i Lestrigoni, dei giganti che si nutrono di esseri umani comandati dal re Antifate. Anche in questo caso, la montagna diventa il correlativo oggettivo del concetto di wilderness e la selva intricata diventa il contesto perfetto per degli esseri che sembrano umani ma che in realtà violano tutte quelle che sono le consuetudini del buon vivere in società. Non solo non rispettano la Xenia, l’antico diritto di asilo che veniva concesso ai naviganti stranieri nell’antica Grecia, ma addirittura si nutrono di carne umana. Vedremo quali scelte il regista sceglierà di adottare per rappresentare questo episodio, ma dalle informazioni che ad ora possediamo, i Lestrigoni, ricordano molto il mito del buon selvaggio che abita in montagna: sia uomo primordiale e primitivo, sia uomo bestiale, in questo caso antropofago, quindi deprecabile, rispetto alle eccelse e alte qualità civili e civiche di Ulisse.
Con l’uscita del film potremo avere tutte le risposte a queste domande e indagare e interpretare al meglio le scelte fatte dal regista; per ora però tutto - non solo la scelta delle location - sembra indicare che di The Odyssey si parlerà ancora a lungo questa estate.












