Rifugi delle Dolomiti alle prese con la scarsità d'acqua: c'è chi se la fa portare con l'elicottero e chi rinuncia alle prenotazioni: "Non sappiamo se riusciremo a restare aperti"

Nel Gruppo del Sassolungo, in Alto Adige, il Rifugio Vicenza fa i conti con le ultime riserve d’acqua disponibili: "In inverno nevica pochissimo. Presto bisognerà ripensare la stagione dei rifugi: invece di lavorare da giugno a settembre, forse si dovrà anticipare tutto di due mesi". La crisi idrica interessa sempre più rifugi in quota: dopo l’allarme del Rifugio Vandelli, anche le strutture altoatesine condividono la medesima situazione di difficoltà

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
In una recente chiacchierata a Emilio Pais Bianco, gestore del Rifugio Vandelli al Lago di Sorapis, era emerso in tutta la sua urgenza il problema della siccità e di come questa avesse costretto il rifugista a ridurre il servizio ai clienti, fino ad impedire l’utilizzo dei servizi igienici. Nell’intervista (si può leggere QUI), il gestore del Vandelli segnalava come gli stessi problemi interessano numerosi rifugi tra i più noti e frequentati delle Dolomiti bellunesi, come il rifugio Auronzo alle Tre Cime di Lavaredo o il Giussani, tra le Tofane.
Ora, notizie altrettanto drammatiche arrivano dal Gruppo del Sassolungo, in Alto Adige, dove il Rifugio Vicenza fa i conti con le ultime riserve d’acqua disponibili. Presto, sostengono i gestori, saranno costretti a prendere provvedimenti. Nel frattempo, per la fine dell’estate non stanno accettando prenotazioni.
"In questo periodo il rifugio è molto frequentato: fino alla seconda metà di agosto siamo in alta stagione. Per questo motivo, almeno fino a settembre, preferiamo andare avanti valutando la situazione ogni due o tre giorni, senza accettare prenotazioni a lungo termine".
A manifestare queste preoccupazioni è Alexander Piazza, figlio di Walter e fratello di Hannes, la famiglia che gestisce il rifugio di proprietà della Provincia di Bolzano.
"Siamo proprio al limite. Finché rimane caldo riusciamo ancora a cavarcela, ma appena le temperature iniziano a scendere e i piccoli nevai presenti qui sopra gelano, allora dovremo prendere dei provvedimenti". Tra queste, la prima restrizione sarebbe quella adottata dal Vandelli, di limitare l'utilizzo dei bagni, e, di conseguenza, anche il numero di persone che possono soggiornare al rifugio".
"Due anni fa – racconta il rifugista - mi era già successa una situazione simile, ma era metà agosto. In quel caso sono riuscito a realizzare un piccolo canale fino a una sorgente ancora più piccola e a captare un po' d'acqua in più, che ci aveva permesso di andare avanti. Quest'anno, invece, ci troviamo con lo stesso problema già a metà luglio".
"È una situazione tutta da valutare. L'unica alternativa sarebbe far arrivare l'acqua con l'elicottero e scaricarla direttamente nella vasca di accumulo, ma non è gratis".
Rifornire il rifugio con l’elicottero - secondo quanto riportato dal rifugista - avrebbe un costo intorno ai 350 euro a viaggio: 50 euro al minuto per circa 7 minuti di volo. Per riempire completamente la vasca servono diversi viaggi e si arriva facilmente a una spesa di circa 3000-3500 euro. L'elicottero trasporta tra i 600 e i 900 litri per viaggio e deve rifornirsi nella vasca del paese, quindi i voli sono numerosi.
"Con un pieno della vasca si riesce ad andare avanti, con molte limitazioni, per una settimana, ma se il rifugio è pieno l'acqua può bastare anche solo uno o due giorni".
Elicottero o meno, è fondamentale limitare i consumi, soprattutto per i bagni, perché la capacità della vasca non è sufficiente a garantire il fabbisogno di tutti. "Altri rifugi della zona - aggiunge Piazza - sono messi persino peggio di noi: qualcuno ha già dovuto far portare l'acqua in elicottero due volte".
Il problema, però, è più generale; e presto bisognerà adottare soluzioni su larga scala. "Sono ormai due anni che in inverno nevica pochissimo. Se questa situazione dovesse continuare per altri due o tre anni, l'acqua non ci sarà più e bisognerà ripensare completamente la stagione dei rifugi. Invece di lavorare da giugno a settembre, probabilmente si dovrà anticipare tutto a fine aprile, maggio, giugno e luglio. Quest'anno, già all'inizio di maggio, il nevaio era ridotto come normalmente lo si vede a metà giugno".
La neve che cade in primavera, poi, serve a poco per quanto riguarda l’accumulo d’acqua dei rifugi. "Può anche nevicare molto tra marzo e aprile, ma quella neve fonde subito. È la neve che cade tra novembre e gennaio quella che crea la riserva idrica per l'estate".
"Naturalmente – auspica il rifugista - speriamo che torni a piovere. Se piovesse ogni tre o quattro giorni riusciremmo a raccogliere l'acqua. Noi utilizziamo un sistema che sfrutta il nevaio e un torrente: quando piove l'acqua arriva nel corso d'acqua, noi la pompiamo nella vasca di accumulo e possiamo utilizzarla. Ma se non piove, non arriva nulla da pompare. Basterebbero due o tre piogge abbondanti alla settimana per arrivare senza problemi a fine stagione. Il problema è che ormai non piove da circa un mese".
Proprio per questa incertezza, al Rifugio Vicenza hanno smesso di prendere prenotazioni per settembre. "In questo momento non so se riusciremo a rimanere aperti e preferisco non confermare soggiorni che poi potrei essere costretto ad annullare all'ultimo momento".












