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Attualità | 12 luglio 2026 | 12:00

All'Italia potrebbero arrivare 8 miliardi in sette anni: scopriamo la strategia dell'Unione Europea per frenare lo spopolamento delle aree interne, in attesa della sua approvazione

"Right to Stay - Your Region, Your Future" è il nome scelto dalla Commissione Europea per una strategia dedicata alle aree che affrontano sfide demografiche, spopolamento, fuga di giovani talenti e riduzione delle opportunità economiche e sociali. La fase di consultazione pubblica della strategia si è conclusa, nei prossimi mesi si andrà verso la sua approvazione. Secondo Uncem si tratta di un'iniziativa che guarda nella giusta direzione, per creare vera coesione

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Right to stay" significa, letteralmente, "diritto a restare". È il nome scelto dalla Commissione Europea per una strategia dedicata alle zone dell’Unione che affrontano sfide demografiche, spopolamento, fuga di giovani talenti e riduzione delle opportunità economiche e sociali. Aree interne, le chiamiamo noi. Aree che spesso coincidono con i territori rurali e, soprattutto, montani.

 

L’iniziativa mira a rafforzare l’attrattività e la competitività di questi territori, migliorando l’accesso ai servizi essenziali, le infrastrutture, le opportunità occupazionali, la crescita economica locale e l’innovazione. La Commissione vuole intraprendere questa strada per contrastare gli squilibri territoriali e demografici, valorizzare il ruolo delle comunità locali e delle autorità regionali, oltre a favorire opportunità per i giovani nelle aree più vulnerabili e periferiche.

 

La Commissione vorrebbe insomma contribuire a mobilitare riforme e investimenti per sostenere lo sviluppo di tutto ciò di cui le comunità che vivono nelle aree svantaggiate hanno bisogno: economie locali, posti di lavoro di qualità, servizi pubblici, istruzione, infrastrutture, connettività digitale, nonché servizi essenziali quali l'assistenza sanitaria e all'infanzia, le scuole e, ovviamente, alloggi adeguati.

 

Da un mese circa si è conclusa la fase di consultazione pubblica della bozza di strategia, che ha raccolto oltre 700 commenti da cittadini, istituzioni e associazioni di tutta Europa. Secondo i piani della Commissione, la strategia definitiva dovrebbe essere discussa in autunno e approvata entro fine anno.

 

Durante la presentazione della "Right to Stay - Your Region, Your Future" (questo il nome completo), il Vicepresidente esecutivo della Commissione, l’italiano Raffaele Fitto, ha spiegato che l’iniziativa ha l'obiettivo di: "Restituire a tutti gli europei la libertà di restare, crescere e costruire il proprio futuro nel luogo che chiamano casa". "Andare via deve essere sempre una scelta libera", ha sottolineato Fitto, "mai una necessità, dettata dall'assenza di opportunità".

 

Secondo Uncem - Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, che ha partecipato alla consultazione proponendo modifiche e integrazioni, si tratta di un’iniziativa che guarda finalmente nella giusta direzione, per creare vera coesione.

 

"Serve una strategia non difensiva, come era inizialmente la Strategia Nazionale per le Aree interne in Italia", ha spiegato Marco Bussone, Presidente Uncem, "servono politiche capaci di mettere al centro la questione territoriale, quella non entrata nel PNRR, che si unisce alle questioni di genere, generazionale, meridionale". "Il diritto a restare", secondo Uncem, "si unisce al diritto all'andare a stare, all’andare a vivere, al creare economia e lavoro".

 

Bussone ha lanciato la proposta di investire almeno 100 miliardi di euro in sette anni per finanziare complessivamente la strategia. Per l’Italia, secondo Uncem, si potrebbe arrivare a 8 miliardi nel periodo di programmazione 2028-2034. Un’opportunità notevole, che se si concretizzerà (speriamo di poterne scrivere a breve) si trasformerà nella grande e delicata sfida di mettere a terra queste risorse sui territori. Speriamo che ciò avvenga tenendo conto delle tante esperienze e riflessioni che, negli ultimi anni, sono maturate attorno ai temi del vivere in montagna e, più in generale, nelle aree interne, scrollandosi invece di dosso il retaggio di visioni politiche ormai desuete.

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