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Attualità | 08 luglio 2026 | 12:00

"Alla quota di Misurina, il respiro dei bambini migliorava e diminuiva il ricorso ai farmaci. Ma la montagna è un 'farmaco' che va dosato adeguatamente"

Dalla cura delle patologie respiratorie all'azione antinfiammatoria dei terpeni, sono molteplici gli effetti benefici che la montagna e l'altitudine, se adeguatamente dosate, possono esercitare sulla salute polmonare dei bambini. A studiarli è la Pediatria di Montagna, branca della medicina che oggi conta ricerche e pubblicazioni internazionali e un Gruppo di Studio dedicato all’interno della Società Italiana di Pediatria. Una storia iniziata nel Dopoguerra sulle sponde del lago di Misurina, dove si trovava un centro di eccellenza per la cura dell’asma (chiuso però dal 2022)

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"L’aria buona di montagna fa bene ai bambini", si dice sempre. Ma su che basi scientifiche poggia quello che è ben più di un modo di dire? La questione è legata a vari aspetti: ambientali, innanzitutto, poiché già a un’altitudine media l’aria è meno umida, più fresca e solitamente meno inquinata e con una minore presenza di allergeni. Funzionali, poiché all’aumentare dell’altitudine la pressione barometrica diminuisce e l’aria, che entra nei polmoni in maniera lamellare e non vorticosa e meno carica di umidità, è più leggera e favorisce maggiori flussi respiratori. Fisiologici, infine, poiché la montagna risulta più adatta allo sviluppo bronco-polmonare in fase di crescita, soprattutto in presenza di patologie come l’asma. Ecco, dunque, che la montagna può agire come "farmaco" dai molteplici effetti collaterali benefici, soprattutto se adeguatamente utilizzata e affiancata all’attività fisica.

 

È stato proprio studiando l’azione dell’altitudine sulla salute dei bambini con problemi respiratori curati nell’ex Ospedale Pio XII di Misurina (BL) che negli ultimi decenni si è sviluppata, anche in Italia, la Pediatria di Montagna, branca della medicina che oggi conta ricerche e pubblicazioni internazionali e un Gruppo di Studio dedicato all’interno della SIP, la Società Italiana di Pediatria. "La medicina di montagna negli adulti, legata ai problemi connessi con la conquista delle cime, ha una storia più lunga rispetto a quella pediatrica – ci spiega Ermanno Baldo, pediatra e allergologo, Coordinatore della Commissione Pediatria di Montagna della SIP –. Sono stati soprattutto gli studi sul rapporto tra montagna e salute della professoressa Annalisa Cogo, pneumologa dello sport, ad aver rilanciato la questione anche in ambito pediatrico, a partire dall’esperienza di Misurina".

 

La storia è quella dell’ospedale che, a partire dal secondo Dopoguerra, ha curato per decenni bambini malati di asma e patologie polmonari croniche sulle sponde dell’omonimo lago sulle Dolomiti bellunesi, a 1754 metri di quota e vista sulle Tre Cime di Lavaredo. "L’ospedale fu costruito come Grand Hotel alla fine dell’Ottocento e in seguito divenne residenza dei Savoia – racconta Baldo, che a Misurina ha lavorato per alcuni anni –. Vi erano ancora delle vecchie coperte degli alpini, si sa che durante la Prima Guerra Mondiale la struttura aveva accolto il comando militare italiano nella guerra combattuta sul vicino Monte Piana. È stato solamente alla fine degli anni Quaranta, tuttavia, che l’hotel, acquistato anche con il contributo della famiglia Barilla, fu donato alla Diocesi di Parma, inizialmente per ospitare i bambini malati di tubercolosi. Nel tempo, quello di Misurina è diventato un ospedale specializzato nei problemi respiratori, l’unico in Italia dei tre presenti in Europa a occuparsi della cura e riabilitazione in montagna delle malattie respiratorie del bambino e dell’adolescente. Un vero e proprio villaggio dove fino ad alcuni decenni fa i bambini vivevano stabilmente frequentando le scuole locali".

 

Fino alla chiusura avvenuta nel 2022 (di cui avevamo scritto in QUESTO ARTICOLO), l’ospedale di Misurina è stato un centro di eccellenza per la cura dell’asma, che negli anni ha prodotto lavori clinici e di ricerca, e di formazione pediatrica, in cui ha operato il Gruppo della Clinica Pediatrica di Verona guidato del Professor Attilio Bonner. Qui i medici, tra cui Baldo e Cogo, curavano i bambini e intanto studiavano come la montagna agisse sulla loro salute polmonare, in modo particolare in presenza di asma. "Alla quota di Misurina, il respiro migliorava e diminuiva il ricorso ai farmaci. Importante è stato l’ultimo studio condotto su 66 bambini grazie al quale è stato possibile confermare come gli effetti dell’altitudine si protraessero quando i bambini scendevano di quota, anche per alcune settimane. È stato lì che abbiamo capito che le montagne – e in Italia ne abbiamo tante – possono essere usate per costruire percorsi clinici adeguati nella cura dell’asma".

 

Proprio tenendo conto dei meccanismi fisiologici di funzionamento dei polmoni – è l’approccio alla base della Pediatria di Montagna – è possibile usare l’altitudine come uno strumento di cura che, soprattutto se associato a sport e attività fisica, può cambiare il destino di bambini e ragazzi con problemi respiratori importanti. "La crescita, anche polmonare, termina dopo i 18 anni. Fino ad allora – spiega Baldo – in altura si può ottenere una riduzione dell’infiammazione bronco-polmonare, con aumento dei flussi respiratori. Per chi ha ridotta capacità polmonare ciò significa poterla aumentare e poi conservare anche in età adulta". Gli studi più recenti hanno registrato i primi cambiamenti sulla funzionalità bronco-polmonare già a 900 metri, ma la montagna – sottolinea il pediatra – è un farmaco che va dosato adeguatamente. Se quella fra i 1600-1900 metri sul livello del mare può essere considerata una fascia riabilitante, salire troppo rapidamente a quote elevate, invece, può essere pericoloso per i bambini, provocare il mal di montagna e complicazioni gravi come l’edema cerebrale e polmonare. Sono dunque sconsigliate quote superiori ai 1500 metri fino al primo anno di vita, ai 2000 metri fino ai due anni e ai 2500-3000 metri fino ai 5 anni. Per questo il Gruppo di Studio della SIP ha condiviso con la Commissione Centrale Medica del CAI un decalogo di consigli per frequentarla in sicurezza.

 

L’azione benefica e riabilitante della media montagna sulla salute respiratoria, tuttavia, non ha a che fare solamente con l’altitudine. In gioco entrano anche i terpeni, composti organici prodotti ed emessi dalle piante e presenti nelle resine che, inalati, nel giro di poco tempo entrano in circolo nell’organismo agendo come antinfiammatori polmonari: un effetto benefico indiretto, molto utile in presenza di allergie, ma anche di esposizione agli inquinanti atmosferici, come nel caso dei bambini che vivono nelle grandi città. "Questo è l'altro aspetto importante – sottolinea Baldo – un polmone non infiammato è un polmone al quale viene ridotto il rischio alla cronicizzazione dei disturbi respiratori e dell’asma".

 

Certamente, la chiusura dell’ospedale di Misurina quattro anni fa ha lasciato "un vuoto clinico, di ricerca e di formazione. Per questo motivo – spiega Baldo – con la creazione del Gruppo di Studio si è cercato di mantenere aperta una riflessione sul tema del respiro in montagna".

 

Negli ultimi anni si sono poi moltiplicate le iniziative di sensibilizzazione ai cittadini, come quelle organizzate con il TSM – ADM Accademia della Montagna e col MUSE – Museo delle Scienze di Trento, per educare a vivere la montagna fin da piccoli come risorsa per la salute, frequentandola nelle giuste condizioni e con comportamenti adeguati e modalità corrette. "Gli incontri organizzati in Trentino con pediatri e famiglie, la produzione dei lavori scientifici pubblicati negli ultimi due anni e il Congresso annuale di Pediatria di Montagna di Bergamo ci auguriamo possano stimolare altre iniziative e una maggior consapevolezza visto che in Italia le montagne, dalle Alpi alla Sicilia, non mancano. Da quest’anno – racconta ancora Baldo – il Gruppo di Studio di Pediatria della Montagna è entrato a far parte di un gruppo di studio della SIP più ampio, che si chiama Ambiente e Salute del Bambino e dell'Adolescente. Un passaggio che collega la salute all’ambiente e alla sua gestione e che ha come presupposto l’idea che la montagna sia il nostro piccolo paradiso residuale e che conservarla e usarla bene sia una questione metodologica importante. Perché quando parliamo di ‘aria buona’ di montagna, parliamo di aria pulita, meno umida, con meno allergeni e più fresca: la base della risposta ambientale alla salute dei nostri polmoni".

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