Sulle Alpi, nel 2022, ha chiuso l'unico centro montano per la cura dell’asma pediatrica in Italia e in Europa. La risposta, supportata dal Cnr, arriva dai boschi dall’Appennino pistoiese

L'unico centro montano per la cura dell’asma pediatrica in Italia e in Europa, situato al Lago di Misurina nelle Dolomiti bellunesi, ha chiuso definitivamente da più di tre anni, nel 2022. Per fortuna c’è chi è corso ai ripari e lo ha fatto in Appennino, dimostrando che, a volte, le migliori innovazioni arrivano anche da montagne troppo spesso considerate di “serie B” e da una diretta collaborazione tra scienza e territori

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Respirare l’aria di montagna fa bene”. Quante volte abbiamo ascoltato questa frase? Un concetto talmente semplice che viene oggi percepito quasi come un dato di fatto, addirittura una banalità. Ma come dimostrano numerose ricerche portate avanti in tutto il mondo - in Italia soprattutto grazie al Cnr Ibe (Istituto per la bioeconomia) - questa frase ha solide fondamenta scientifiche, e non si tratta solo della lontananza dall’inquinamento e dal caos delle nostre città, ma anche dalle sostanze chimiche presenti nei boschi montani.
Ma nonostante l’antica pratica dei soggiorni in montagna per curare alcune patologie, come l’asma e le manifestazioni cliniche allergiche, sia oggi supportata dalle più recenti evidenze scientifiche, purtroppo l'unico centro montano per la cura dell’asma pediatrica in Italia e in Europa, situato al Lago di Misurina nelle Dolomiti bellunesi, ha chiuso definitivamente da più di tre anni, nel 2022. Per fortuna c’è chi è corso ai ripari e lo ha fatto in Appennino, dimostrando che, a volte, le migliori innovazioni arrivano anche da montagne troppo spesso considerate di “serie B” e da una diretta collaborazione tra scienza e territori.

Tutto è nato a partire da uno studio particolarmente lungimirante, commissionato nel 2023 dall’Unione di comuni montani Appennino pistoiese, proprio all’Istituto per la bioeconomia del Cnr. La ricerca ha permesso di individuare un luogo specifico, chiamato “la Doganaccia”, quale sede ideale per installare il primo centro di cura permanente dell’asma pediatrica, grazie alle qualità ambientali e alla verifica di una sorprendente efficacia rispetto al benessere psicofisico. La ricerca si è basata anche sulle evidenze emerse da un precedente studio condotto proprio a Misurina e sempre coordinato dal Cnr-Ibe.
A seguito dello studio e dell’individuazione del luogo idoneo, l’Associazione nazionale di pazienti “Respiriamo Insieme”, col supporto dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze e il sostegno delle istituzioni locali, ha così compiuto il passo ulteriore, trasformando il problema nato dalla chiusura del Centro di Misurina in soluzione: la costituzione di un Campus salute dedicato proprio a pazienti pediatrici affetti da patologie respiratorie croniche e/o allergiche. Questo Campus, chiamato “Respiriamo la Montagna Insieme” e fortemente improntato su criteri di equità sociale, ospiterà il primo turno di giovani pazienti dal 13 al 27 luglio 2025.
“I nostri studi, condotti insieme ai medici dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e delle Università di Ferrara e Verona, hanno dimostrato come la qualità dell’aria e l’esposizione agli oli essenziali emessi dalle piante hanno un potente effetto terapeutico, determinando una riduzione del grado di infiammazione e, conseguentemente, un effetto broncodilatante delle piccole vie aeree”, ha spiegato Francesco Meneguzzo, primo ricercatore del Cnr-Ibe e uno dei coordinatori delle ricerche.

“La chiusura dell’Istituto Pio XII di Misurina nel 2022 ha lasciato centinaia di famiglie prive di riferimenti per la riabilitazione respiratoria pediatrica in alta quota”, ha invece sottolineato Simona Barbaglia, Presidente dell’Associazione. “Il centro era unico in Europa e offriva un ambiente terapeutico fondamentale per bambini con patologia respiratoria. La mancanza di alternative ha creato un vuoto nell’offerta sanitaria nazionale, che con questo progetto intendiamo superare attraverso la proposta di un soggiorno terapeutico in alta quota per la gestione e prevenzione delle malattie respiratorie croniche”.
Il luogo individuato nell’Appennino pistoiese, La Doganaccia, è un interessante centro turistico montano e forestale situato tra 1.400 e 1.800 metri di quota. Oltre alle evidenze scientifiche, a far ricadere qui la scelta del luogo per il Campus è stata ovviamente anche la capacità di accoglienza, la possibilità di raggiungere il posto in funivia, la disponibilità di un Parco Avventura e di altre infrastrutture di gioco e di formazione in natura, oltre alla rete sentieristica che conduce in pochi minuti fino all’affascinante crinale appenninico e al Lago Scaffaiolo.

La Regione Toscana gode del primato nazionale nel campo delle Medicine Complementari, tra le quali è stata recentemente inclusa la terapia forestale. “Il settore delle Medicine Complementari del Servizio Sanitario della Toscana osserva con particolare attenzione la costituzione del primo Campus Salute alla Doganaccia”, ha commentato Ubaldo Riccucci, dirigente medico, anestesista e responsabile dell’ambulatorio di terapia del dolore presso l’ospedale di Cecina. “Questa esperienza potrà aprire una nuova via naturale alla cura dell’asma infantile e adolescenziale. Ci aspettiamo quindi che questa realtà sia messa a disposizione di tutti i pazienti asmatici della nostra Regione”.
Questa “risposta appenninica” alla chiusura del centro di cura bellunese non è interessante soltanto perché ribalta i piani geografici in cui normalmente incaselliamo le innovazioni. Ci racconta che un territorio vivo, ben organizzato dal punto di vista dell’accoglienza e ben gestito dal punto di vista forestale e territoriale può svilupparsi attraverso una moltitudine di attività, che vanno oltre alla “monocultura” del turismo invernale o di quello “mordi e fuggi”. Il tema della terapia forestale e della cura di patologie in ambiente montano può essere un’interessantissima leva non solo di sviluppo locale, ma anche di crescita culturale, per avvicinare sempre più i bisogni della montagna a quelli della città, creando connessioni e contaminazioni positive e soprattutto durature.













