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Storie | 24 aprile 2026 | 06:00

Un ex alpeggio abbandonato, due architetti a Berlino e il sogno di una vita diversa. Storia di Claudia e Fabrizio, da dieci anni al rifugio Fontana Mura

Dagli hub di co-working delle capitali europee, alla conta dei danni dell’inverno a 1800 metri sulle Alpi Occidentali. Nel bel mezzo del parco Orsiera-Rocciavrè, da oltre dieci anni ha preso vita una piccola struttura di accoglienza a gestione familiare: un luogo di accoglienza e convivialità, energeticamente autonomo e con 15 posti letto, che si sta preparando alla riapertura per la stagione estiva

scritto da Samuele Doria

Sul sito del Rifugio Fontana Mura, dove è possibile prenotare le stanze e conoscere le meraviglie che ci aspettano lassù, si legge: "Il rifugio è chiuso, attendiamo il disgelo per poter riaprire. A breve pubblicheremo una data di riapertura!". Dietro a questa voce entusiasta ci sono Claudia e Fabrizio, i due gestori, ma la loro "attesa", ad oggi, sembra piuttosto un lavoro a tempo pieno.

 

"Durante il sopralluogo - ci racconta lei - abbiamo riscontrato un guasto a entrambi gli inverter del fotovoltaico, che risultano fuori uso". Il problema non è secondario, precisa Claudia. "Il rifugio è completamente autonomo dal punto di vista energetico, perciò quando la portata dell’acqua diminuisce la turbina da sola non basta, e il contributo del fotovoltaico diventa fondamentale".

 

Non solo, hanno riscontrato anche un danno strutturale: "Un camino in lamiera è stato spazzato via dalla neve. Non è la prima volta che succede: ogni inverno particolarmente nevoso provoca problemi, ma questa volta il danno è più serio, perché riguarda una stanza destinata agli ospiti e, al momento, c’è praticamente un buco da cui entra l’acqua".

Quando cade così tanta neve, infatti, tra rischio valanghe e problemi di accesso, si finisce per aprire solo a intermittenza: "Succede spesso che si debba chiudere di continuo oppure che non si riesca proprio a garantire continuità". L’apertura non è in discussione, ma la data precisa dipenderà da diversi fattori: la rimozione della neve e delle valanghe, la sistemazione del camino e soprattutto la verifica completa della struttura.

 

Ecco, ora che abbiamo un’idea in testa, immaginiamoci Claudia Fea e Fabrizio Marino, una coppia di 35 e 37 anni, entrambi architetti, laureati nel 2009 al Politecnico di Torino, che dopo aver lavorato in Italia e aver vissuto prima a Barcellona e poi a Berlino, con un contratto a tempo indeterminato per degli studi di architettura, ora si trovano qui. Ad aprile. Davanti al loro rifugio coperto di neve, a contare i danni dell’inverno.

 

Insomma, non certo il relax che ci si aspetta uscendo dal caos della città per sposare la vita di montagna. Chissà se loro se l’erano immaginata così, quando, dopo circa tre anni a Berlino, hanno iniziato a pensare di tornare in Italia e hanno scelto di prendere in gestione un rifugio.

"Chi glielo ha fatto fare?", si chiederà qualcuno. A questo qualcuno suggeriamo di fare un salto al Fontana Mura, non appena aprirà.

 

Il rifugio si trova all’interno del parco naturale Orsiera-Rocciavrè, ai piedi del Colle della Roussa, valico che collega la Val Sangone con la Val Chisone. Prende il nome dalla sorgente del fiume Sangone, in origine "Fontana Moura", che sgorga nelle vicinanze della struttura. È collocato a 1726 metri di quota e si trova in località Alpe Sellery superiore, raggiungibile solo a piedi e in mountain bike dall’inizio della strada agro-silvo-pastorale in prossimità della località Pian Neiretto, dopo Forno di Coazze.

 

Situato sui tracciati escursionistici della Grande Traversata delle Alpi, è un’ottima base per salire sopra i 2000 metri del Colle della Roussa e scoprire gli affascinanti sentieri tra le vette del Parco con i suoi spettacolari laghi, Rouen (2391 metri), Sottano e Soprano (2200 metri).

 

Nonostante l'indiscutibile meraviglia del posto, Claudia e Fabrizio non faticano ad ammettere che il loro è stato un gran salto del vuoto. Ormai però sono qui da circa dieci anni, questo è l’undicesimo, e guardandosi indietro si accorgono di essere riusciti a dare forma, da zero, ad una realtà turistica stabile nella valle.

Il rifugio Fontana Mura, infatti, non esisteva come rifugio vero e proprio: era un ex alpeggio abbandonato. Dopo la morte del pastore che lo gestiva, la struttura era rimasta inutilizzata per anni, tra lavori e finanziamenti mai completati. Quando sono arrivati Claudia e Fabrizio, di fatto sono dovuti partire dal nulla: nessuno conosceva il posto, non c’era un flusso turistico consolidato, né una tradizione di accoglienza di alcun tipo.

 

Oggi, invece, il Fontana Mura è un presidio umano e una struttura di accoglienza a gestione familiare. Un tempo, prima che i due avessero dei figli, era aperta anche d’inverno, e oggi viene portata avanti dai due coniugi insieme a una squadra di collaboratori, che nei periodi di punta arriva a cinque, sei o anche sette persone. Nel tempo si sono abituati a gestire una realtà complessa, sia per la posizione che per le caratteristiche degli impianti, essendo un rifugio completamente autonomo e impostato interamente per garantire la massima sostenibilità.

 

La coppia è riuscita a creare un afflusso, soprattutto piemontese, che sale in giornata, e, grazie al giro dell’Orsiera-Rocciavrè, a portare anche una piccola presenza di stranieri che passano in quota anche più giorni. Questo flusso turistico è anche l’esito di un’identità precisa del rifugio.

"Abbiamo una buona selezione di birre artigianali e un impianto di spinatura dedicato, oltre a spazi pensati anche per chi non si ferma a mangiare ma vuole semplicemente bere qualcosa o fare una pausa: c’è una zona con divanetti e tavoli bassi proprio per accogliere questo tipo di clientela, che è diventata nel tempo una componente importante". La struttura resta comunque piccola: circa 15 posti letto e una sala interna da una ventina di coperti, il che limita inevitabilmente la capacità, soprattutto in caso di maltempo. Gran parte del lavoro si concentra quindi sugli spazi esterni e sulle giornate favorevoli.

 

Il segreto del Fontana Mura, però, è la cucina, e in particolar modo le famose torte di Claudia, una vera specialità. "C’è chi sale apposta per quelle. Accanto a queste, hanno poi sviluppato una proposta semplice ma curata, legata alla tradizione montana piemontese, senza derive gourmet ma con attenzione alla qualità delle materie prime. Anche sul vino, poi, c’è una scelta precisa, puntando fin dall’inizio su prodotti locali e di qualità migliore rispetto alla media dei rifugi".

 

Insomma, nonostante tutte queste difficoltà - tra problemi tecnici, neve e piccoli danni - e nonostante non riescano più a vivere lì per tutto l’arco dell’anno, i coniugi e gestori hanno i loro buoni motivi per essere felici della vita al Fontana Mura. Claudia e Fabrizio guardano ora alla stagione che si avvicina con fiducia e impazienza: una volta sistemati i guasti e completati i preparativi, il rifugio sarà pronto a ripartire, e non mancherà di segnalare la data di apertura ufficiale nei loro canali. L’invito è esteso a tutti: amanti della natura, scalatori o bongustai che vogliono finalmente assaggiare le celebri torte di Claudia.

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Storie dai rifugi

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere

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