L'orso che ti accoglie all'aeroporto, ma allo stesso tempo lotta per la sopravvivenza: quando il marketing turistico non riflette la salute di una specie

L'isola di Taiwan è stata abituata dalla storia e dalla geopolitica a vivere nell'incertezza. E incerto è anche il destino, per fortuna in miglioramento, dell'orso nero di Formosa, una sottospecie endemica di Taiwan. Abbiamo parlato con la biologa Mei-Hsiu Hwang che da trent'anni lavora per scongiurare l'estinzione di questo predatore elusivo

All’aeroporto di Taoyuan, dove atterrano la maggior parte dei voli internazionali diretti a Taiwan, si viene subito accolti dalle immagini del simpatico OhBear, l’orsacchiotto col mantello arancione che fa da mascotte dell’isola. A Taipei, l’orso Bravo rappresenta invece l’amministrazione comunale. E qualche anno fa, nel contesto della lunga storia conflittuale tra Taiwan e la Cina, sono andate a ruba sull’isola le mostrine militari (non ufficiali) raffiguranti un orso nero che, con la bandiera taiwanese in mano, prende a pugni Winnie the Pooh, personaggio notoriamente associato al presidente cinese Xi Jinping. In tutti e tre i casi, il plantigrado in questione è l’orso nero di Formosa (Ursus thibetanus formosanus), una sottospecie dell’orso nero asiatico endemica di Taiwan, così chiamata dal nome che i portoghesi diedero anticamente all’isola (ilha formosa, isola bella). Ma nonostante la sua onnipresenza nel marketing turistico e nella comunicazione istituzionale, l’orso nero di Formosa non se la passa affatto bene e, in passato, ha rischiato seriamente di scomparire.
Nel piano d’azione per la conservazione di quest’orso, pubblicato alla fine del 2025, si chiarisce meglio la situazione attuale. Se la IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) considera l’orso nero asiatico una specie vulnerabile, la situazione potrebbe essere persino peggiore per l’orso di Taiwan, il cui habitat è assai limitato e dei cui numeri abbiamo per il momento scarsa contezza. Il Wildlife Conservation Act considera l’orso nero di Formosa in pericolo di estinzione, mentre la Forestry and Nature Conservation Agency (FANCA) ha recentemente suggerito che i plantigradi attualmente presenti sull’isola potrebbero essere circa 1200, rimandando però una stima più precisa alla fine dell’anno.
Mei-Hsiu Hwang, biologa e professoressa dell’Institute of Wildlife Conservation della National Pingtung University of Science and Technology, ci aiuta a comprendere meglio le sfide che gli scienziati devono affrontare per conoscere e proteggere quest’orso. "Al momento non abbiamo ancora una stima precisa della popolazione", spiega Hwang. "Le stime più affidabili sono limitate allo Yushan National Park, e parlano di 250-300 esemplari. Gli orsi sono distribuiti principalmente lungo il Central Mountain Range, ma sono scomparsi negli ultimi dieci o vent’anni dalle aree montuose costiere. In alcune aree dove gli habitat sono rimasti intatti, come lo Yushan National Park, la popolazione di orsi neri ha mostrato un trend di stabilizzazione e persino aumento in anni recenti. Ma la situazione non è omogenea su tutta l’isola". L’aumento della popolazione ursina sembra largamente limitato alle aree protette, anche se l’area di distribuzione sembra anch’essa in espansione. Il piano d’azione, comunque, suggerisce che l’isola potrebbe ospitare tranquillamente una popolazione tra i cinquemila e i diecimila esemplari, molti di più di quelli attuali.
"In passato, gli orsi neri erano ampiamente diffusi nelle foreste taiwanesi, sia a basse che ad alte quote", racconta Hwang. "Ma a causa della distruzione degli habitat e della caccia eccessiva, il loro numero è drasticamente diminuito e il loro areale si è ridotto a circa un quarto della superficie dell'isola, limitandosi a remote zone montuose o aree protette meno soggette a disturbi. L'altitudine massima registrata per gli orsi neri è di 3.700 metri, ma in genere preferiscono altitudini medio-basse, al di sotto dei 2.500 metri, in zone montuose dominate da foreste di latifoglie e da foreste miste di conifere e latifoglie. Queste aree non solo forniscono un riparo adeguato agli orsi neri, ma contengono anche fonti ricche e diversificate di cibo animale e vegetale".
Distruzione degli habitat e caccia, dunque, hanno inizialmente portato l’orso nero di Formosa sull’orlo dell’estinzione, e continuano oggi a minacciarne l’esistenza. Ma su entrambi i fronti sembrano esserci stati miglioramenti.
Storicamente, l’orso nero di Formosa veniva cacciato per il suo alto valore commerciale, in quanto la tradizione cinese Han assegnava a vari prodotti dell’orso (in particolare la bile) fenomenali poteri terapeutici. A Taiwan, l’orso è protetto dal 1989, ma questo non ha fermato del tutto la caccia illegale e la vendita sul mercato nero. Oggi la caccia per motivi commerciali è quasi scomparsa, ma gli orsi possono essere vittime di incidenti di caccia, cadendo in trappole piazzate per altri animali oppure venendo abbattuti con armi da fuoco per errore (o, in una minoranza di casi, per bracconaggio). Sono stati osservati diversi plantigradi con gravi ferite agli arti causate da trappole, che mettono in pericolo la sopravvivenza di questi esemplari. Per questo la FANCA promuove una politica di "no liability for accidental capture report", ovvero l’esonero da responsabilità per coloro che, dopo aver catturato accidentalmente un orso, notificano la cattura alle autorità e contribuiscono al salvataggio del plantigrado.
Per quanto riguarda la questione dell’habitat, il report del 2025 sottolinea che gli orsi, pur non evitando i sentieri, si mantengono generalmente a distanza da strade e luoghi di intensa attività umana. Questo certamente può aiutare a ridurre le interazioni pericolose o i danni alle attività agricole, ma non è necessariamente una buona notizia per gli orsi. La frammentazione dell’habitat causata dalla costruzione di molte strade e dalle attività umane associate alla presenza d’asfalto (fattorie, insediamenti, aree ricreative, zone di caccia, etc.) limita la migrazione e gli spostamenti degli orsi neri, riducendone potenzialmente la dimensione della popolazione e l'areale di distribuzione, e al contempo causando maggiore isolamento genetico o consanguineità. Mentre nell’ultimo decennio la frammentazione degli habitat sembra essere diminuita (con un parallelo aumento delle foreste), il report sottolinea l’importanza di tenere in considerazione questo fattore nella conservazione dell’orso nero di Formosa.
Come probabile conseguenza del miglioramento dell’habitat, gli orsi hanno iniziato progressivamente a presentarsi anche ad altitudini inferiori ai 1200 metri. Questo, ovviamente, aumenta le probabilità di interazione con l’uomo, che rappresenta sempre un potenziale pericolo sia per gli umani sia per gli orsi. Se è vero che non sono stati registrati attacchi a esseri umani che abbiano provocato ferite o decessi, va detto che le interazioni avvengono e alcuni orsi sembrano aver sviluppato l’abitudine ad approssimarsi ad aree di attività antropica. Recentemente, un orso è stato ucciso a colpi di fucile mentre aggrediva un cane, mentre un secondo plantigrado è entrato in una capanna del villaggio di Dabang per nutrirsi degli alimenti trovati in frigorifero e nella dispensa.
D’altra parte, gli orsi svolgono sull’isola alcune funzioni ecologiche cruciali: sono gli unici grandi predatori presenti, ma vista la loro dieta onnivora, contribuiscono anche alla dispersione dei semi.
La maggior parte degli abitanti di Taiwan, tuttavia, vive in aree urbane, ben lontane dai territori degli orsi. Dunque, al di là dei gadget, delle mascotte e dei simbolismi geopolitici, che cosa sanno i taiwanesi dell’orso nero di Formosa? "Trent'anni fa, quando ho iniziato a studiare gli orsi neri, pochissime persone ne avevano sentito parlare e alcuni non sapevano nemmeno che esistessero a Taiwan", ricorda la professoressa Hwang. "Oggi, invece, gli orsi neri sono ormai ben noti a tutti. Probabilmente la maggior parte delle persone ne ha un'opinione positiva, ma quanto la loro conoscenza corrisponda alla realtà è discutibile. Tuttavia, questo costituisce almeno una buona base per promuovere la loro conservazione".
Dal punto di vista della ricerca, ci si sta focalizzando su una mappatura della distribuzione delle popolazioni di orsi neri sull'isola, sul tracciamento e sul monitoraggio dei plantigradi salvati e rilasciati, nonché su progetti di monitoraggio della popolazione su larga scala che utilizzano telecamere automatiche. Alcuni studiosi stanno inoltre indagando gli effetti che il ferimento degli orsi nelle trappole ha a livello fisiologico, strutturale e di sopravvivenza.
Quale futuro, dunque, attende gli orsi neri di Formosa? Questo plantigrado "deve affrontare sfide simili a quelle relative alla conservazione di altri grandi carnivori", sottolinea Hwang. "Il successo dipende dalla corretta comprensione, da parte del pubblico, dell'orso nero di Formosa e delle relative questioni di conservazione, da una maggiore tolleranza nei confronti degli orsi neri e dalla partecipazione attiva agli sforzi volti a migliorare la convivenza tra esseri umani e orsi. Allo stesso tempo, è fondamentale acquisire dati scientifici di base sui cambiamenti della popolazione dell'orso nero di Formosa e attuare misure di conservazione e gestione basate sulla scienza per ridurre efficacemente le morti o le lesioni causate dall'uomo".

La rubrica si pone l'obiettivo di proporre ai lettori di L'Altramontagna - e più in generale alle comunità locali - storie di convivenza da aree geograficamente e culturalmente variegate. Senza particolari intenti didattici o comparativi, l'intento principale è quello di ampliare lo sguardo su un tema di rilevanza centrale per le aree interne, portando esempi dal mondo che offrano una varietà di prospettive sulle complessità della convivenza, le soluzioni adottabili e l'evolversi dei rapporti tra orsi e comunità tra tradizioni locali, culture indigene e contesti moderni.














