"Segnala le marmotte": un invito rivolto a escursionisti e appassionati, per aiutare a studiarle e tutelarle e a capire come sta cambiando il comportamento di questi animali

I dati raccolti contribuiranno a costruire una base di conoscenza utile a comprendere l'evoluzione della specie: "Con le tue segnalazioni puoi aiutare a capire come stanno le marmotte sulle Marittime e come sta cambiando il loro comportamento con la crisi climatica". L'invito delle Aree Protette Alpi Marittime (con un'importante raccomandazione)

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
A inizio marzo, un guardiaparco delle Aree Protette Alpi Marittime (Apam) ha filmato una marmotta su un pendio innevato in Valle Maira. Una scena dalla tempistica inusuale, di cui avevamo parlato in questo articolo.
Il video, realizzato da Giorgio Ficetto in un territorio che ricade parzialmente nella Zona di Protezione Speciale "Alte Valli Stura e Maira" e nella Zona Speciale di Conservazione "Sorgenti del Maira, Bosco di Saretto e Rocca Provenzale", aveva immediatamente attirato l'attenzione del Servizio Conservazione dell'ente.
Il motivo è semplice: le marmotte escono normalmente dal letargo tra aprile e maggio. Un risveglio a inizio marzo, per di più al termine di un inverno particolarmente nevoso e con il suolo ancora ampiamente coperto da un manto bianco, rappresenta "un'anomalia e un rischio per la specie", spiega l'area protetta.
Perché il letargo e il risveglio sono così importanti

Il letargo è la principale strategia di sopravvivenza delle marmotte durante i mesi freddi. Nelle tane scavate sottoterra, i membri di un gruppo familiare si riuniscono insieme per ridurre la dispersione di calore: il metabolismo rallenta drasticamente, così come il battito cardiaco, e la temperatura corporea si abbassa, consentendo la sopravvivenza per mesi grazie anche alle riserve di grasso accumulate prima dell'inverno.
Il risveglio è una fase di particolare vulnerabilità. Con il manto bruno nettamente visibile a contrasto con la neve, la marmotta è facilmente individuabile dai predatori. A questo si aggiunge la scarsità di vegetazione tipica del primo periodo stagionale, che rende difficile reperire cibo sufficiente per recuperare le energie dopo mesi di ibernazione.
"Quando, come si è verificato quest'anno, il letargo si interrompe precocemente, le marmotte rischiano non solo di diventare facili prede, ma anche di esserlo in un ambiente ancora scarso di vegetazione e di risorse alimentari", spiega infatti l'ente Apam.
La correlazione tra l'interruzione anticipata del letargo e il cambiamento climatico
Alcuni studi scientifici stanno rilevando una correlazione tra l'aumento delle temperature medie globali e l'anticipo nell'interruzione del letargo. Si tratta di un fenomeno che gli esperti ritengono meritevole di approfondimento attraverso ricerche mirate, in un contesto di crisi climatica in cui le alterazioni comportamentali della fauna selvatica sono sempre più frequenti e documentate.
Come contribuire al monitoraggio
Oltre a condurre le proprie ricerche e continui monitoraggi, l'Ente Aree Protette Alpi Marittime chiama a raccolta escursionisti e appassionati, invitandoli a segnalare gli avvistamenti di marmotte attraverso la piattaforma iNaturalist, iscrivendosi al gruppo "Citizen Science - Aree Protette Alpi Marittime" (qui maggiori informazioni).
I dati raccolti dai cosiddetti "cittadini scienziati" - la citizen science è infatti una modalità che prevede la collaborazione tra scienziati e cittadini volontari per la raccolta, analisi e interpretazione di dati scientifici - contribuiranno in questo caso a costruire una base di conoscenza utile a comprendere l'evoluzione e l'adattamento della specie: "Con le tue segnalazioni puoi aiutare l'Ente a raccogliere dati utili a capire come stanno le marmotte sulle Marittime e come sta cambiando il loro comportamento con la crisi climatica".
Un'ultima, fondamentale, raccomandazione riguarda il comportamento da tenere in caso di avvistamento (di una marmotta ma più in generale di qualsiasi selvatico): non avvicinarsi all'animale ma limitarsi a osservarlo da lontano e, soprattutto, non nutrirlo. Le marmotte sono erbivore e si alimentano naturalmente di erbe e radici, che consentono il corretto consumo degli incisivi. Il cibo di origine umana - pane, carote, biscotti e altri alimenti non adatti al loro organismo che troppo spesso vengono loro offerti - non è adatto al loro organismo e non svolge questa funzione e può causare crescite anomale dei denti, compromettendo la capacità dell'animale di alimentarsi e aumentando quindi la vulnerabilità e il rischio di mortalità.
In apertura, marmotte al Piano della Gardetta in Valle Maira (fotografia di R. Malacrida - Apam) e la marmotta avvistata a inizio marzo dal guardiaparco Giorgio Ficetto












