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| 14 aprile | 19:13

A tutta velocità (con tanto di impennata -VIDEO) in mtb sul sentiero della Grande Guerra, piovono critiche: "E' un luogo sacro. Vale la pena rischiare la vita per dei like?"

Fa discutere il video pubblicato da due biker in azione sul monte Cengio. A difenderli la pagina "Enduro senza fretta" ma continuano a piovere le critiche sulla trovata dei due biker: "In quel modo non credo siate andati alla scoperta della storia"

ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI. Sono scesi in mountain bike tra impennate, passaggi nelle gallerie e curve prese in velocità lungo il percorso sul Monte Cengio, un itinerario che si sviluppa in un teatro della Grande Guerra. Il video è stato pubblicato sui social network e la reazione è stata veemente. Sono piovute critiche. I due biker protagonisti delle immagini sono stati subissati di critiche. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un post condiviso da MICHELE FERRO / MTB / FREE SPIRIT (@iron.mike83)

 

 

Da "Vergognatevi. E' una zona sacra. E' come andare in mtb sulle tombe al cimitero. Fate piangere di vergogna", "Da appassionato di mtb mi dispiace dirlo ma questi passaggi per me è mancanza di rispetto per chi in quei posti ci ha lasciato la vita. Non ritengo giusto che tutto sia dovuto" a "In quel modo non credo siate andati alla scoperta della storia. Quella si fa in altro modo, lentamente e con rispetto che certi luoghi richiedono". Qualcuno invoca un intervento delle amministrazioni per chiudere determinati tracciati alle bici.

 

Anche perché, come si legge sul sito del comune di Cogollo del Cengio, ''Con legge 534 del 27 Giugno 1967, il Monte Cengio è stato dichiarato Zona Sacra alla Patria''. ''Nella primavera del 1916 gli Austro – Ungarici, nel corso dell’offensiva Strafexpedition, erano quasi giunti a “sboccare” nella pianura vicentina, quindi puntare su Venezia e Padova. Uno dei baluardi difensivi del fronte italiano era costituito dal pianoro del Monte Cengio, la cui difesa fu affidata alla Brigata Granatieri di Sardegna. Epico fu il giorno 3 giugno quando nacque una leggenda: dopo un susseguirsi di attacchi, contrattacchi ed atti di eroismo, Granatieri, ormai privi di munizioni, si avvinghiarono agli austriaci e con estremo spirito di sacrificio, si lanciarono nel fondo della Val d’Astico. Quello scoscendimento da allora prese il nome di “Salto del Granatiere”. Finalmente, a sera, quando lassù tutto era ormai distrutto, l’esercito austro  – ungarico fu fermato. Dopo tredici giorni di lotta la Brigata Granatieri di Sardegna aveva subito perdite che, a detta dell’Ufficio Storico del Mi­nistero della Guerra, “sono tra le più gravi che ricordi la storia militare”. Morirono oltre novecento Granatieri su seimila effettivi alla Brigata, ed altri duemila restarono feriti. Alle Bandiere dei due Reggimenti Granatieri (1° e 2°) fu concessa la medaglia d’oro al valor militare''.

 

Nei confronti dei due biker, però, è arrivata la difesa di "Enduro senza fretta", pagina social seguitissima dagli appassionati delle ruote artigliate.

"Esprimiamo la nostra vicinanza agli amici Michele e Steve che dopo aver pubblicato questo video sul Monte Cengio sono stati investiti da un'ondata di commenti insulsi, quando non vere e proprie offese. Non è solo questione di difendere dei colleghi, ma anche di sostenere un principio che è quello della Mtb come mezzo per conoscere la storia".

 

La questione è "sempre la stessa trita e ritrita (ed ha veramente stufato): riguarda l'andare in bici in zone che sono state teatro della Grande Guerra. Ancora oggi un moralismo retrogrado e becero stigmatizza l'uso della mtb su questi percorsi: 'Bisogna andare a piedi in segno di rispetto'. Sicuramente siamo tutte persone in buona fede e rispettose ma la sensibilità storica parta dalla testa e non dai piedi, e se proprio volete conservare questa vostra convinzione andate a piedi e non sparate sentenze su chi decide di vivere questa esperienza su due ruote: vedrete che sarà un piacere incontrarsi e scambiarsi sorrisi e opinioni".

 

Ma anche in questo caso non sono mancati i commenti negativi. Anzi diverse le persone che chiedono alla pagina di dissociarsi da quel comportamento. Molti evidenziano l'opportunità di un video di quel tipo in "luoghi sacri" ma anche della "pericolosità" di scendere in quel modo, anche nel caso di incontro con qualche altro escursionista: "Vale la pena rischiare la vita per qualche like?". 

 

''Sono un mountain biker irrispettoso. Pratico enduro e all mountain senza curarmi affatto dei divieti di accesso (sia i NO BIKE che ormai spuntano ovunque sia delle leggi regionali sui sentieri CAI) - ha commentato un utente all'intervento di Enduro senza fretta -. Apprezzo Stefano e adoro Michele. Sono stato sullo stesso sentiero sia in bici che a piedi. Finite le premesse. Penso che abbiano fatto una cazzata. La questione è che è sia un luogo sacro che un luogo “pericoloso” che di promiscua frequentazione (pedoni e ciclisti). Tutto ciò poteva (e doveva a mio parere) portare a evitare la pubblicazione video che porta una cassa di risonanza social i cui effetti sono prevalentemente negativi. Stefano e Michele non hanno bisogno di click e il sentiero non ha bisogno di qualche ebete inesperto che emuli loro e tantomeno di risse pedoni vs bikers''. Ed infatti dal video è nato proprio questo.

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