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Trento
16 luglio | 18:14

Le fiamme distruggono il tetto, ma il tesoro della chiesa di Vermiglio è salvo: antichi calici (anche del '400) e oggetti sacri barocchi, ecco cosa è stato recuperato

Dopo l’incendio che ha colpito la comunità di Vermiglio, il Museo Diocesano Tridentino mette in salvo il prezioso patrimonio custodito all’interno della chiesa parrocchiale di Santo Stefano. Tra le opere salvate cinque calici (di cui uno risalente al Quattrocento e uno riconducibile ad un importante orefice del Settecento), due pissidi, una croce astile e un imponente ostensorio raggiato eseguito intorno al 1670 ad Augsburg (città che in epoca barocca era noto centro per la produzione di oreficeria) 

 

di Margherita Tomadini

VERMIGLIO. Le opere più preziose della chiesa di Santo Stefano sono salve. Dopo l’incendio (avvenuto nella notte tra giovedì 2 e venerdì 3 luglio) che ha gravemente danneggiato l’edificio distruggendo il tetto e la copertura del campanile (Qui l’articolo con la notizia), alcuni giorni dopo è stato possibile recuperare e mettere in sicurezza il patrimonio di oreficeria sacra custodito all’interno della chiesa.

 

Grazie al lavoro congiunto dei vigili del fuoco e della protezione civile, giovedì 9 luglio i responsabili dell’Arcidiocesi e del Museo si sono recati a Vermiglio e insieme al parroco hanno effettuato un accurato controllo dell’inventario degli arredi sacri. Molti oggetti sono stati fortunatamente salvati e al momento sono custoditi in canonica, le opere più fragili e preziose sono invece state trasferire nei depositi del Museo Diocesano Tridentino.

 

Il Dolomiti, incuriosito dalla vicenda, ha contattato Domizio Cattoi, direttore del Museo: “Abbiamo aspettato che vigili del fuoco e protezione civile ci concedessero l’autorizzazione per entrare nell’edificio, dato che prima era necessario mettere in sicurezza tutta la parte superiore - spiega Cattoi -. Il tetto è bruciato, tutte le capriate lignee sono andate distrutte e i residui sono finiti sulla volta sottostante. Prima di accedere, bisognava aspirare tutto e coprire la volta con dei teli onde evitare che l’acqua potesse infiltrarsi e provocarne il crollo”. 

Solo al termine di queste operazioni è stato quindi possibile entrare nella chiesa: “Siamo entrati nella zona della sagrestia, dove era presente un armadio contenente le suppellettili più preziose e abbiamo imballato e trasferito al Museo ciò che di più prezioso e fragile vi era custodito” continua il direttore del Museo. 

 

Tra le opere salvate figurano cinque calici di eccezionale valore storico e artistico: uno risalente alla fine del Quattrocento, due del XVI secolo, uno datato 1665 e un altro, il quinto, realizzato dopo la metà del XVIII e riconducibile alla bottega di Giuseppe Ignazio Pruchmayer (il più importante orefice del Settecento trentino). 

 

Sono state inoltre recuperate due pissidi di particolare pregio (una proveniente da una bottega augustana del XVIII secolo), una grande croce astile realizzata da una bottega lombardo-veneta del XVI secolo e un imponente ostensorio raggiato eseguito intorno al 1670 dall’orefice Philipp Saler ad Augsburg. Augsburg, una città tedesca che in epoca barocca rappresentava il più importante centro europeo per la produzione di oreficeria. 

 

“La parte interna della chiesa non ha subito conseguenze particolarmente gravi. Delicata è però la situazione dell’organo che è stato smontato e del deposito collocato in corrispondenza della facciata - sottolinea Cattoi, aggiungendo anche che a breve inizierà la fase del recupero dell’edificio - Oltre alla ricostruzione del tetto saranno necessari interventi di restauro per eliminare fuliggine, sporco e detriti depositatisi all’interno. Anche alcune finestre sono esplose durante l’incendio, permettendo al pulviscolo di diffondersi e depositarsi praticamente ovunque” spiega sempre Cattoi. 

 

Le opere recuperate vengono normalmente esposte soltanto durante le celebrazioni religiose, quindi il fatto che fossero conservate all’interno di un armadio della sagrestia ha decisamente contribuito a preservarle dalle conseguenze dell’incendio: ora sono custodite nei depositi del Museo Diocesano Tridentino, dove resteranno fino al completamento dei lavori di ripristino della chiesa, un intervento che richiederà presumibilmente più di un anno. 

 

L’episodio mette in evidenza anche il ruolo strategico svolto dal Museo Diocesano Tridentino nella tutela del patrimonio ecclesiastico: “Tra il 2005 e il 2011 la diocesi ha promosso una vasta campagna di catalogazione di tutte le opere conservate nelle chiese del Trentino. Oggi questa banca dati è gestita proprio da noi e rappresenta uno strumento fondamentale nelle situazioni di emergenza come questa - conclude il direttore -. Nel momento in cui si verifica un evento calamitoso abbiamo la possibilità di stampare immediatamente l’elenco delle opere catalogate presenti in un determinato edificio e verificarne la presenza. Il museo diventa poi il luogo deputato ad accogliere le opere che, per motivi di conservazione o per altre ragioni, non possono rimanere nel luogo di culto. La restituzione dei beni può avvenire una volta ripristinate e garantite le condizioni adeguate per la loro conservazione”. 

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