Contenuto sponsorizzato
Trento
05 luglio | 11:32

Oltre 5.000 ore di registrazioni sonore per catturare il “respiro” del ghiacciaio della Marmolada: “Così raccogliamo una voce sempre più rara e fragile”

L'installazione al Museo glaciologico delle Dolomiti, a Predazzo: “Marmolada: il respiro della Regina” il titolo del progetto, visitabile da ieri (4 luglio) e fino al 13 giugno 2027

di Redazione

TRENTO. Un'installazione immersiva che dà voce al ghiacciaio: ecco “Marmolada: il respiro della Regina”, un nuovo progetto presentato al Museo glaciologico delle Dolomiti di Predazzo che racchiude oltre 5000 ore di registrazioni sonore, raccolte nell'estate 2025, tra i ghiacci della Regina delle Dolomiti.

 

L'installazione, visitabile da ieri e fino al 13 giugno 2027, punta in sostanza a raccontare la crisi climatica attraverso l'ascolto e rappresenta il prosieguo del progetto multidisciplinareUn suono in estinzione”, che intreccia ricerca scientifica, tecnologia e arte per riflettere sulle trasformazioni in atto negli ambienti di alta quota.

 

L'inaugurazione, avvenuta ieri sera in occasione della presentazione 2026 del Museo Geologico di Predazzo, ha visto la partecipazione del direttore Muse Massimo Bernardi, del responsabile della sede fiemmese Riccardo Tomasoni e dello staff del museo, della vicesindaca e assessora alla cultura del Comune di Predazzo Leonilde Sommavilla, dei partner e delle realtà del territorio che collaborano con il museo.

 

“Il progetto – spiegano i responsabili – curato dal sound artist Sergio Maggioni con la consulenza scientifica del glaciologo Muse Christian Casarotto, si è sviluppato attraverso quattro spedizioni, tra luglio e settembre 2025, durante le quali sono state raccolte oltre 5.000 ore di registrazioni grazie a un sistema di monitoraggio attivo 24 ore su 24. Cinque registratori sono stati posizionati a diverse quote della Marmolada: dai 2.050 metri di Passo Fedaia fino ai crepacci e alle fessure tra ghiaccio e roccia, tra i 2.700 e i 3.000 metri”.

 

L'installazione condensa in pochi minuti una settimana di vita del ghiacciaio, registrata la scorsa estate durante un’intensa ondata di calore: “Il pubblico – dicono i responsabili dell'iniziativa – è invitato a immergersi nei suoni della montagna. Le registrazioni restituiscono il movimento del ghiaccio, lo scorrere dell'acqua di fusione, il vento, la roccia, la fauna d'alta quota (geofonia e biofonia) ma anche le numerose tracce della presenza umana (antropofonia): impianti di risalita, traffico, elicotteri, macchinari ed escursionisti. Un paesaggio sonoro complesso che racconta una montagna profondamente trasformata”.

 

Il fulcro dell'esperienza è una barra interattiva luminosa: dodici punti tattili permettono a visitatrici e visitatori di interagire con l'opera. Appoggiando la mano si modifica il paesaggio sonoro, aggiungendo un'impronta acustica di origine antropica. Un sistema audio multicanale composto da sette diffusori avvolge lo spazio, mentre alcuni dispositivi video evidenziano i dati della fusione glaciale, trasformando la visita in un'esperienza immersiva e partecipativa.

 

“Le registrazioni non hanno finalità glaciologiche e non sostituiscono le misure scientifiche necessarie a definire il bilancio di massa e lo stato di salute del ghiacciaio – spiega il glaciologo del Muse Christian Casarotto –. Diventano invece uno strumento di narrazione, capace di restituire la complessità delle trasformazioni dell'alta montagna attraverso le sue fonie. In questa prospettiva, il suono diventa testimonianza sensibile del cambiamento climatico, rivelando processi spesso invisibili. Un'esperienza di ascolto che invita a percepire il ghiacciaio come un organismo dinamico, la cui voce è oggi sempre più rara e fragile”.

 

Per l'artista Sergio Maggioni (Neunau), autore del progetto, la Marmolada ha raccontato una storia diversa da quella emersa nelle precedenti campagne di registrazione sull'Adamello: “Siamo saliti per registrare il ghiacciaio e i fenomeni naturali che lo caratterizzano. Ci siamo accorti però che, insieme ai suoni del ghiaccio, stavamo registrando una presenza antropica costante e molto evidente: elicotteri, automobili, funivie, impianti e macchinari. Rispetto al lavoro svolto sull'Adamello, qui il peso dell'attività umana è decisamente più marcato ed è proprio questo elemento a diventare parte integrante della narrazione dell'installazione”.

 

L'installazione rappresenta il nuovo capitolo del progetto "Un Suono in Estinzione", nato nel 2020 da un'idea del ricercatore e sound artist Sergio Maggioni. Il progetto integra monitoraggio acustico, ricerca scientifica e produzione artistica con l'obiettivo di tradurre dati ambientali in strumenti di divulgazione capaci di raccontare il cambiamento climatico attraverso il linguaggio universale del suono. Dopo tre anni di monitoraggio continuo sul ghiacciaio dell'Adamello, la ricerca si è spostata sulla Marmolada, ampliando lo sguardo dal ghiacciaio all'intero ecosistema montano.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 05 luglio | 20:23
L'associazione Altvelox tramite un accesso agli atti ha ricevuto alcuni chiarimenti dalla polizia stradale trentina: "Un autovelox non può essere [...]
Sport
| 05 luglio | 20:08
Il grande Franco Bragagna sorseggia un buon caffè e fa il punto sull'ottimo stato di salute dell'atletica azzurra. Ma il suo ''sarò franco'' [...]
Cronaca
| 05 luglio | 17:18
Tre cagnolini appena nati sono stati salvati dai volontari dell'Enpa che lancia l'appello: "Chiediamo a chi si trova in zona di tenere gli occhi [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato