Prima di lui Botero e Milo Manara, Ismaele Nones (giovane artista trentino) è l’autore del "Drappellone" del Palio di Siena: ''Un'opera sfidante''
Il trofeo, il famoso "Drapellone", verrà consegnato alla contrada vincitrice del palio di Siena ed è opera di Ismaele Nones: giovane e famoso artista originario di Trento, classe '92. “Per pensare l’opera mi sono recato numerose volte a Siena. Solamente vivendola e parlando con i contradaioli potevo creare un’opera potesse esserne la raffigurazione. Non si tratta solo di stile artistico, è un’opera che al suo interno richiama aneddoti passati, simboli e tanta tradizione"

TRENTO. Il celebre Drappellone, il trofeo che oggi (l'evento era fissato per ieri, giovedì 2 luglio, ma il maltempo lo ha fatto slittare a questo pomeriggio) verrà consegnato alla contrada vincitrice del Palio di Siena in onore della Madonna di Provenzano, porta la firma di un giovane artista trentino: Ismaele Nones.
Negli anni passati sono stati molti gli artisti (italiani e non) invitati e scelti dalla città di Siena per disegnare l'opera: nel 2002 Ferdinando Botero lasciò il suo inconfondibile segno, poi, nel 2019, toccò anche al grande Milo Manara.
“Per pensare l’opera mi sono recato numerose volte a Siena; solamente vivendola e parlando con i contradaioli potevo creare un’opera che raffigurasse l’intensità e l’atmosfera che si respira in questa città”, racconta l’artista originario di Trento a Il Dolomiti.
Il Drappellone non è soltanto un’opera d’arte dal forte valore estetico, ma un simbolo che da anni racchiude al suo interno tradizione, aneddoti e significati profondamente legati alla città e alle sue numerose contrade ed è per questo che l'artista ha voluto inserirsi il più possibile nel contesto urbano e nell'atmosfera che precede questa leggendaria festività.

Il percorso artistico di Nones affonda le radici nell’infanzia. Nato a Trento nel 1992, è figlio di un noto iconografo, Fabio Nones, ed è quindi cresciuto in un ambiente dove certamente gli stimoli artistici non mancavano: “Ho respirato l’arte sin da ragazzino. L’arte mi piaceva, mi sentivo portato e mi dava soddisfazione. Ho frequentato l’Istituto d’Arte Vittoria, poi l’Accademia di Belle Arti di Venezia e successivamente ho trascorso un periodo al Metropolitan Fine Art di Cardiff. Poi sono tornato in Italia e ora vivo a Torino” spiega l’artista.
L’arrivo dell’artista trentino a Siena è stato il risultato di un invito diretto: “Il pittore può essere scelto in due modi – spiega il giovane trentino –. La commissione comunale, insieme alla sindaca di Siena Nicoletta Fabio e alla direttrice dei Musei Civici, svolge un periodo di talent scouting (ricerca e selezione, ndr). Se viene individuato un profilo ritenuto adatto, l’incarico viene affidato su invito, come è successo nel mio caso. Se invece non si individua un artista nei tempi utili, si procede tramite bando. Non esiste una regola fissa: si decide anno per anno”.
Realizzare il cosiddetto “cencio” senese rappresenta una sfida artistica particolare, non si tratta di un’opera di facile realizzazione: “È un’opera molto sfidante per un artista, perché vieni inizialmente scelto per la tua poetica e la tua sensibilità, ma poi ci sono tante regole non discutibili: elementi e simboli di Siena che devono necessariamente essere presenti e che non possono essere interpretati liberamente. Questi vincoli però non sono dei limiti. La bravura dell’artista sta proprio nell’esprimere sé stesso restando dentro ai limiti concessi. Non ho voluto realizzare un’opera solamente compiacente, ma sono rimasto fedele al mio stile”, continua l'artista Nones.
Ogni anno il Drappellone suscita grandi aspettative e inevitabilmente anche una forte pressione sull’artista incaricato: questo trofeo deve infatti rispettare profondamente quella che è l’identità di Siena: l’opera realizzata da Ismaele Nones nella parte superiore del rettangolo vede raffigurata la Madonna di Provenzano, fulcro della "Carriera" del 2 luglio (la tipica corsa dei cavalli), poi ai lati della figura sono rappresentate le dieci contrade partecipanti al palio, cinque da un altro e cinque dall'altro.
La scena prosegue poi nella parte inferiore, dove compaiono due cavalli che danzano e si affrontano in un cielo limpido: uno è bianco e l’altro nero, richiamando così anche lo stemma di Siena: i due animali non sono raffigurati però in un episodio violento, ma piuttosto in una dinamica di gioco, a suggerire forse come la competizione rappresenti anche una forma di relazione e di riconoscimento tra i gruppi. L’immaginario della parte centrale è urbano, con uno sfondo che ricorda le cinte murarie e una decorata pavimentazione, mentre infine, la fascia sottostante del rettangolo va a richiamare quello che è il paesaggio collinare, evocando così anche al territorio senese fuori dalle mura. Nella fascia più bassa, emerge anche la figura allegorica di Diana, il nome dato all'ipotetico fiume che secondo la leggenda, scorre nel sottosuolo di Siena.

“Ho detto subito di sì, non ho esitato un attimo, però è giusto rendersi conto dell’importanza di quest’opera e del significato che porta con sé. Vivere il Palio da spettatore, guardalo alla televisione e d’altra parte, viverlo dall’interno è decisamente diverso. Ho sentito necessario compiere più viaggi nella città, per vederla da vicino e conoscere chi ci abita. Tutto questo è stato fondamentale: non sarei riuscito a realizzare l’opera senza le persone che mi hanno aiutato” continua Ismaele Nones.
È stato il rapporto con Siena e con i contradaioli ad aver influenzato profondamente quindi il lavoro dell’artista: “In quest’opera mi sono sentito di racchiudere ciò che vedevo, senza inserire per forza un messaggio mio personale. Ho tratto ispirazione dai racconti e dalle esperienze che ho ascoltato in questa città - confida Nones -. Mi sono reso conto del fatto che il palio è soltanto la punta dell’iceberg: tutta la vita della contrada è cruciale, così come la rete di supporto che si crea all’interno della comunità. Sentirmi immerso in rapporti simili è stato emozionante”.
Tra gli aneddoti raccolti durante il lavoro, Ismaele Nones ricorda anche le storie di chi ha conosciuto la futura moglie grazie al palio, di chi ha litigato, di chi scherzava e prendeva in giro gli altri contradaioli. Tutti racconti che hanno contribuito a dare forma alle idee dell'artista e quindi, a dare forma all'opera.

“Quando è stato scoperta l'opera, ero dentro ad una bolla emotiva dalla quale facevo fatica a uscire. C’è chi mi dice che l’applauso è stato timido, chi parla di uno scrosciare di applausi. Non saprei giudicare la reazione. Da parte mia so di aver dato il massimo. Il Drappellone è stato accolto in maniera divisiva, ma su questo ero preparato. I miei lavori sono sempre stati divisivi nell’apprezzamento del pubblico: o li si ama o li si odia. C’è chi li apprezza moltissimo e chi invece non li apprezza affatto” prosegue l'artista.
Il Drappellone assumerà un valore ancora più significativo una volta assegnato alla contrada vincitrice: "Andrà in un museo di contrada e questi ambienti, come ho potuto vedere, sono molto particolari. conclude Ismaele Nones -. L’opera d’arte viene raccontata non solo dal punto di vista stilistico, ma anche attraverso gli aneddoti, le tradizioni e le storie di come è stata vinta dai contradaioli. La guida non illustra soltanto gli aspetti artistici, ma racconta anche ciò che c'è stato dietro questo trofeo. È un modo unico e speciale per confrontarsi con l’arte".
Consegnato negli scorsi giorni il Drappellone alla comunità, l’opera è ora pronta per essere vissuta: nella giornata di domani, giovedì 2 luglio, sarà il palio a decretare quale contrada potrà custodirla per sempre.












