Dalle paleo-feci dei minatori di migliaia di anni fa allo Streptococcus pyogenes in una mummia sulle Ande: lo studio di Eurac su National Geographic
Dalle ricerche su Ötzi a quelle sulle mummie boliviane, spostandosi poi nella miniera di sale più antica del mondo: National Geographic, incuriosita dall’ampio bacino di ricerche a cui Eurac si dedica da anni, racconta nel numero della rivista che uscirà a luglio, l'importante ruolo che gioca l’Istituto per lo studio delle mummie nel panorama sia austriaco che dell’altopiano delle Ande

BOLZANO. National Geographic ha dedicato un reportage alle ricerche condotte dall’Istituto per lo studio delle mummie. Nell’articolo della rivista, la giornalista e scrittrice Nicola Twilley ripercorre la storia dell’Istituto, dalla sua fondazione per studiare Ötzi, alle ricerche più recenti.
Il reportage della rivista che ogni mese accompagna i suoi lettori alla scoperta della natura, della scienza e dell’avventura (ma non solo) segue di fatto i ricercatori e le ricercatrici sia sul campo che in laboratorio: non si tratta affatto di un documentario qualsiasi però, perché per campo di ricerca in questo caso si intendono i profondi cunicoli della miniera di sale più antica del mondo e gli altopiani delle Ande.
La giornalista Twilley ha quindi visitato la miniera di Hallstatt, in Austria accompagnata dagli esperti e dalle esperte di Eurac Research, dai ricercatori e ricercatrici del Museo di Storia Naturale di Vienna e dell’Istituto Archeologico Austriaco dell’Accademia Austriaca delle Scienze.
Lungo i cunicoli la reporter ha potuto assistere al campionamento delle paleo-feci depositate dai minatori migliaia di anni fa, proprio durante l’Età del Ferro: dall’analisi dei campioni, il gruppo di ricerca è in grado di risalire e ricostruire quella che era la dieta e lo stato di salute di queste comunità antiche, e non meno importante, anche il loro microbioma (ovvero l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro corpo e svolgono un ruolo fondamentale per la salute).

L’articolo non tratta però solamente degli studi condotti nella miniera di Hallstatt, spazia e si sposta tra le righe anche nella lontana Bolivia. Il reportage della National Geographic racconta infatti anche delle ricerche svolte sulle mummie precolombiane: negli anni l’istituto di ricerca bolzanino ha collaborato più volte anche col Museo Nazionale di Archeologia boliviano e si è occupato di migliorare la conservazione, analizzare il Dna e ricostruire il volto delle mummie presenti.
Collaborando, tra l’altro è stata fatta un’importante scoperta: nei tessuti di una delle mummie, è stato identificato del Dna di Streptococcus pyogenes, un batterio che non si pensava fosse presente nelle Americhe precolombiane.
I testi di Twilley sono accompagnati dagli scatti del fotografo Davide Monteleone che, con Manuel Montesano, fotografo bolzanino a fargli da assistente, ha immortalato i ricercatori e le ricercatrici all’interno della miniera preistorica e nel laboratorio (e anche le immancabili mummie sudamericane).
Qui il link all’articolo di Nicola Twilley, con foto di Davide Monteleone












