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Trento
15 aprile | 18:07

Cittadinanza ai discendenti di italiani, per il Governo vale fino al nonno. Trentini nel mondo: "Così si penalizzano i nostri emigrati. La Corte ci ascolterà"

L’associazione Trentini nel mondo ritiene che alcune norme della nuova legge siano in netto contrasto con il principio di uguaglianza previsto dall’articolo 3 della Costituzione e penalizzino in particolare i discendenti degli emigrati trentini

TRENTO. L'associazione Trentini nel mondo contro la legge che stringe la possibilità di ricorrere al principio ius sanguinis, cioè l'acquisizione della cittadinanza per nascita da genitori (o ascendenti) indipendentemente dal luogo di nascita. Il governo l'anno scorso è intervenuto per introdurre alcune limitazioni, in particolare per fermare la chance di richiesta a due generazioni (di fatto avere un nonno italiano).

 

La Corte costituzionale ha ammesso le opinioni dell'associazione Trentini nel mondo, che si appoggia alla memoria presentata tramite lo studio legale Varali-Rigotti di Verona, così come di Centro di ricerca euro americano sulle politiche costituzionali, associazione Argentinos nelle Marche associazione di promozione sociale, di associazione "Unione dei discendenti italiani nel mondo" e di associazione Intercomites Brasil. "La nuova legge italiana è in contrasto con il principio di uguaglianza previsto dalla Costituzione". 

 

Sono migliaia le richieste di cittadinanza italiana presentate in questi anni dai discendenti degli emigrati in America Latina a partire dalla fine dell'Ottocento. Un flusso incontrollabile che mette in difficoltà molti ufficiali comunali, tanto in alcune zone del Trentino (Qui articolo) quanto del Bellunese (per protesta e per manifestare le difficoltà delle strutture il sindaco della Val di Zoldo aveva esposto la bandiera brasiliana). Le amministrazioni si trovano costrette a mettere in stand by gran parte delle pratiche ma anche a dover far fronte a diversi ricorsi al Tar da parte dei cittadini stranieri interessati (Qui articolo).

 

Ma l'applicazione della norma ha fatto discutere. Per esempio per il caso di Maher Sattouf, 38enne morto a Trento a metà marzo e che l'anno scorso era riuscito a ottenere la cittadinanza italiana. Padre di sette figli, i due minori sono diventati italiani mentre per agli altri cinque è stata rigettata la richiesta di riconoscimento della cittadinanza. Sono stati esclusi perché la modifica normativa introdotta nel 2025 ha irrigidito criteri e procedure toccando drammaticamente la vita di tante famiglie. Una vicenda legale che vede l'impegno dell'associazione Melting Pot (Qui articolo).

 

Le associazioni impegnati da decenni nella promozione dei legami tra emigranti e territori d'origine hanno fin da subito contestato la lettura troppo stringente della norma. "La politica deve prendersi carico di questa problematica. Esiste un problema di fondo che è stato sollevato all'interno dell'assemblea del Cgie (il Consiglio generale degli italiani all'estero), cioè la necessità di una semplificazione delle procedure", aveva spiegato Oscar De Bonapresidente dell'Associazione Bellunesi nel mondo, mentre la Trentini nel mondo aveva commentato: "Un decreto illogico, disconosce il ruolo degli italiani all’estero" (Qui articolo).

 

Un percorso burocratico più snello per agevolare le persone in buona fede e non quei cittadini che puntano ai "vantaggi" di una doppia cittadinanza. Un modo utile anche per contrastare in prospettiva il problema la dinamica di spopolamento delle montagne. La questione, insomma, è delicata e molto complessa. A partecipare alla discussione in tribunale ci sarà l'associazione Trentini nel mondo, ente che dal 1957 si occupa degli emigrati trentini. 

 

"Si tratta di un importante traguardo, oltre che il riconoscimento del lavoro fin qui svolto e del radicamento nel mondo dell’emigrazione", aggiunge l'associazione. "La conferma dell'ammissione della memoria al processo è anche motivo di soddisfazione perché è da poco tempo che la legge ammette la possibilità di presentare osservazioni da parte di enti e associazioni, anche perché spesso memorie simili sono escluse. Nella lettera firmata dal presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, con la quale è stata comunicata l’ammissione, si afferma che le motivazioni addotte offrono elementi utili alla conoscenza e alla valutazione del caso, anche in ragione della sua complessità".

 

Nella sua memoria la Trentini nel mondo evidenzia che l’applicazione retroattiva delle disposizioni della nuova legge relative alla trasmissione della cittadinanza ai minorenni nati all’estero prima della sua entrata in vigore, introduce una macroscopica disparità di trattamento, in particolare ai danni dei discendenti di cittadini italiani di origine trentina.

 

Disparità di trattamento "tra coloro che hanno già ottenuto il riconoscimento della cittadinanza italiana ai sensi della legge numero 379/2000 e coloro che, a causa dei ritardi e delle inefficienze della Pubblica amministrazione, hanno presentato domanda ma non hanno ancora ricevuto risposta. A questi ultimi, penalizzati senza alcuna responsabilità, la nuova legge preclude la possibilità di trasmettere la cittadinanza ai propri figli: si tratta di una distinzione arbitraria e ingiusta, che la Trentini nel mondo ritiene in netto contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione. La legge 379/2000 ("Disposizioni per il riconoscimento della cittadinanza italiana alle persone nate e già residenti nei territori appartenuti all'Impero austro-ungarico e ai loro discendenti"), rimasta in vigore per dieci anni, consentiva il riacquisto o il riconoscimento iure sanguinis della cittadinanza italiana, presentando apposita richiesta, supportata dalla documentazione che attestasse le origini in Trentino dell’avo".

 

La Trentini nel Mondo auspica "che la pronuncia della Corte costituzionale assicuri equità e giustizia, nel rispetto dei diritti delle comunità italiane all’estero".

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