Il Comune di Val di Zoldo tempestato di domande di cittadinanza dal Brasile (e sul municipio era comparsa anche la bandiera): ''Si riveda la norma''
Il comune bellunese conta poco più di 3mila abitanti ma ben oltre la metà sono 'italiani all'estero'. Da settimane arrivano centinaia e centinaia di domande. Il sindaco De Pellegrin: ''La cittadinanza non va vista come un lasciapassare per l'Europa e per ottenere vantaggi come la sanità gratuita ma va legata al desiderio di vivere qui''

VAL DI ZOLDO. Le richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte dei discendenti brasiliani degli emigranti bellunesi stanno mettendo in difficoltà l'ufficio anagrafe del comune di Val di Zoldo, poco più di 3000 abitanti dei quali 1800 iscritti all'Aire.
Arrivano a centinaia (più di 500, le pratiche arretrate), tanto che sulla facciata del municipio, un po' per ironia, un po' per provocazione, è stata issata la bandiera del Brasile. "Come comune non possiamo fare nulla per bloccare i flussi – spiega il sindaco, Camillo De Pellegrin – ci deve essere invece una norma che metta un limite generazionale alla domanda di cittadinanza". Una norma necessaria a "mettere fine a questo 'mercato' che pone le basi su un sentimento di appartenenza e legame con l'Italia che c'è ma che viene usato per alimentare un business di promozione della cittadinanza iure sanguinis".
Un'affermazione forte, accompagnata da non poca amarezza. "Il legame con il territorio si manifesta in primis con il desiderio di venire a vivere qui, abbiamo bisogno di persone che vengano a integrare la nostra comunità", aggiunge, consapevole dei benefici che può portare il fatto di avere un passaporto italiano. La cittadinanza, dunque, come "un lasciapassare per muoversi liberamente in Europa e per godere di tutta una serie di agevolazioni, inclusa la sanità gratuita".
De Pellegrin teme che tutto ciò possa andare a scapito del "concetto buono che è l'immigrazione e del legame che i discendenti possono avere con l'Italia e con la storia familiare dei propri antenati"; una sorta di strumentalizzazione delle origini bellunesi. Numerosi poi i ricorsi al Tar – "ne è arrivato uno anche oggi", esclama – dato che molte pratiche, inevitabilmente, rimangono in sospeso. Coloro che possono permettersi un supporto legale, ricorrono alle "denunce per omissioni e mancate trascrizioni di atti d'ufficio", facendo un'ulteriore pressione sul Comune.
La cittadinanza iure sanguinis può essere infatti riconosciuta non soltanto per via amministrativa (tramite il Consolato italiano all'estero) ma anche per via giudiziale, una sorta di corsia preferenziale per ridurre i tempi di rilascio dei documenti. La questione per ora resta aperta "ma è il caso di interrogarsi sul modo di gestire questa faccenda (ci sono già delle iniziative parlamentari) – conclude il sindaco – per quale motivo la cittadinanza dev'essere data prima di venire a vivere qui?".












