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Belluno
01 aprile | 12:27

Cittadinanza dei discendenti, il Comune di Belluno capofila di un’azione "contro la mercificazione della cittadinanza". "Che valore diamo a questo diritto?"

Alcuni consiglieri comunali hanno presentato un ordine del giorno sui "Riconoscimenti della cittadinanza per diritto di sangue". Il tema è dibattuto da tempo, con Val di Zoldo come caso più emblematico della nostra provincia. Ora il Comune di Belluno si farà capofila di un’azione congiunta per portare all’attenzione del governo i problemi rimasti aperti

BELLUNO. "Se vogliamo dare voce ai territori, è a maggior ragione importante oggi portare al centro del dibattito il tema della cittadinanza intesa come diritto, a prescindere dai pensieri politici, e capire qual è il valore che vogliamo darle”. Questa la motivazione con cui la consigliera Anna Candeago ha introdotto l’ordine del giorno presentato durante l’ultimo Consiglio per spingere il Comune di Belluno a farsi capofila di ulteriori interventi per regolamentare una situazione ormai ingestibile per molti uffici anagrafe e tribunali di tutto il territorio.

 

Il rischio di collasso per Comuni e tribunali, chiamati a evadere le sempre più numerose richieste di cittadinanza, è infatti crescente: nella nostra provincia il caso più evidente è quello di Val di Zoldo, il cui sindaco aveva esposto la bandiera del Brasile in segno di protesta. Ora un primo passo da parte del Governo è arrivato con il decreto legge 36 del 28 marzo, con il quale ha previsto che gli italo-discendenti nati all’estero siano automaticamente cittadini solo per due generazioni (solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia) e imposto ai cittadini nati e residenti all’estero di mantenere legami reali con il nostro Paese tramite l’esercizio di diritti e i doveri almeno una volta ogni venticinque anni.

 

Un passo positivo e importante, ma non sufficiente: da qui la richiesta al comune di Belluno, presentata dai consiglieri Anna Candeago, Giangiacomo Nicolini (Belluno D+), Marco Perale, Ilenia Bavasso (Insieme per Belluno Bene Comune), Riccardo Samaria (Valore Comune) e Jacopo Massaro (In Movimento), di farsi promotore di una serie di interventi volti a proseguire nella direzione inaugurata con il decreto. “Negli ultimi anni abbiamo assistito - spiega Candeago - a una crescita esponenziale delle richieste di cittadinanza iure sanguinis permesse dalla legge 91 del 1992, ma anche agli effetti distorsivi di questa legge. Lo stesso Comune di Belluno ha un discreto arretrato di pratiche da trascrivere: dal 2017 ci sono stati 1.513 atti arrivati per via consolare e, nei soli anni 2024 e 2025, 105 richieste per via giudiziaria.

 

Il motivo di questa crescita risiede anche nelle modifiche introdotte nel 2007 rispetto alla necessità di avere il permesso di soggiorno per l’iscrizione anagrafica dei discendenti di cittadini italiani per nascita. Ciò ha fatto sì che si diffondessero numerose agenzie specializzate nelle procedure di richiesta, che offrono veri e propri pacchetti di cittadinanza all inclusive, con effetti distorsivi sul valore di questo diritto. Inoltre, c’è un rischio democratico per il nostro Paese perché a ogni richiesta di cittadinanza corrisponde iscrizione all’Aire: ad oggi manca una legge stabile che escluda dal quorum delle elezioni comunali gli iscritti (è rinnovata di anno in anno), perciò il rischio democratico è elevato.

 

La questione dunque va valutata nel suo insieme: non si pone in discussione il legame con gli ex concittadini emigrati, ma la sua strumentalizzazione. Per questo come istituzione dobbiamo capire il vero valore che vogliamo dare alla cittadinanza ed è importante che come comune capoluogo trasmettiamo il nostro pensiero”.

 

Con queste premesse si è dunque richiesto di portare all'attenzione del governo le carenze di risorse negli uffici per arginare le richieste da evadere, ma anche la necessità di intervenire sui limiti ancora da correggere per far fronte all’emergenza. “I disegni di legge che sta portando il governo sono un’occasione per capire insieme dove vogliamo andare - prosegue Candeago - e attualizzare il diritto di cittadinanza all'epoca attuale: non possiamo pensare che da un lato la cittadinanza sia messa in vendita, mentre dall’altro in Italia ci sono persone residenti che aspettano anni per poter votare per il proprio sindaco”.

 

“Il tema - aggiunge Nicolini - è sicuramente politico, ma riteniamo sia unitario e trasversale. Devono partire delle proposte per dare consigli a livello nazionale sulla direzione verso la quale vogliono andare i comuni, più e meno grandi, che si trovano oberati da situazioni che lo stesso decreto legge non va a modificare. Non chiediamo prese di posizione di partito né una discussione sullo ius sanguinis, quanto una riflessione sulla mercificazione di un diritto e forse proprio noi possiamo trasmettere agli altri comuni il mandato di portare all’attenzione del governo una serie di esigenze reali”.
 

Al termine della discussione, l'ordine del giorno è stato approvato con 15 voti favorevoli, 4 contrari e 10 astenuti. L’attenzione rimane quindi alta e la battaglia dei comuni per risolvere i problemi legati alla cittadinanza iure sanguinis non si ferma.

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