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Bolzano
14 luglio | 12:45

Collegio italiano ''blindato'', la Svp stoppa (senza troppa energia) il centrodestra. Le accuse del PD: "Solo un misero calcolo per vincere"

Il piano di FdI e alleati per assicurarsi il seggio di Bolzano-Bassa Atesina fa infuriare via Brennero e Dem

BOLZANO. La destra romana ci prova, ma a Bolzano la Stella Alpina alza un muro. Un muro forse non invalicabile, che sia chiaro. Più un muretto a secco che profuma di diplomazia internazionale e trattati blindati.

 

Al centro dello scontro politico c'è l'emendamento firmato dal deputato di Fratelli d'Italia Alessandro Urzì. L'idea dei partiti di governo, che vede compatti FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, è quella di operare una vera e propria chirurgia elettorale sulla mappa del Senato in Alto Adige: sforbiciare via sei Comuni dal collegio Bolzano-Bassa Atesina, spedendoli nei territori di Merano e Bressanone, così da ripulire il distretto dalle presenze a maggioranza tedesca e, in sostanza, blindare un eletto italiano sicuro.

 

Un'operazione di ingegneria politica che però si è schiantata immediatamente contro il veto invalicabile di via Brennero. Per la Svp, infatti, la mappa dei collegi non è un tabellone del Risiko modificabile a colpi di emendamenti e colpi di mano della maggioranza a Roma. La reazione del partito di raccolta sudtirolese è stata istantanea e durissima nei contenuti, seppur filtrata dal consueto rigore diplomatico. Sia l'Obmann Dieter Steger che il governatore Arno Kompatscher hanno chiarito che quei confini non si toccano: sono congelati dal 1992, fanno parte integrante dello storico "Pacchetto" per l'Autonomia e rappresentano una garanzia internazionale che non può essere messa in discussione per assecondare i bisogni elettorali di una legislatura.

Anzi, Kompatscher ha alzato la posta ricordando alla destra un dettaglio non da poco: per mettere mano a quelle tabelle non basta un voto a Montecitorio, ma serve un passaggio formale e bilaterale con l'Austria, attraverso uno scambio di note ufficiali con Vienna. Insomma, una palude geopolitica in cui Palazzo Chigi difficilmente avrà voglia di impantanarsi solo per fare un favore ai propri rappresentanti locali.

 

A nulla sembra quindi destinato a servire il pressing dei big nostrani del centrodestra, con l'assessore provinciale Christian Bianchi e la senatrice Michaela Biancofiore schierati in prima linea a difesa dell'emendamento in nome di una "equilibrata rappresentanza" per il gruppo italiano. La Stella Alpina non ha la minima intenzione di cedere un millimetro o di creare un precedente che ritiene pericolosissimo per la tenuta dell'intera architettura autonomista.

 

Su questa linea di diplomatica chiusura la Svp incassa anche la sponda del centrosinistra, con l'attuale senatore Luigi Spagnolli che ha liquidato l'intera operazione come un nostalgico e maldestro tentativo di riportare la lancette della storia provinciale indietro di trent'anni, quando la società era rigidamente divisa in blocchi etnici separati in casa. Per Spagnolli si tratta solo di una furbizia matematica: carte alla mano, con i nuovi confini disegnati da Urzì, nel 2022 il seggio lo avrebbe vinto il centrodestra. La discussione alla Camera andrà avanti fino a venerdì, ma con il "nein" della Volkspartei la strada per l'emendamento della destra sembra già finita da un binario morto.

 

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