Le radici erano in Trentino, il mito nacque a Buenos Aires: addio ad Antonio Rattin, bandiera del Boca Juniors e "inventore" dei cartellini gialli e rossi
Addio alla bandiera del Boca Juniors con radici trentine Antonio Rattin, morto a 89 anni: i genitori Bartolomeo e Teresa lasciarono Canal San Bovo per l'Argentina all'inizio del Novecento. Dalla fedeltà agli Xeneizes all'episodio che cambiò a suo modo il cammino del fùtbal, ecco la sua storia

BUENOS AIRES. Il suo nome è diventata leggenda oltreoceano, ma le sue radici affondavano in Trentino: si è spento nei giorni scorsi, a 89 anni, Antonio Ubaldo Rattin, bandiera del Boca Juniors e uno dei calciatori più amati della nazionale argentina dei mitici Sixties.
Era figlio di Bartolomeo e Teresa Rattin, nati entrambi ad inizio Novecento a Canal San Bovo ed emigrati in Sudamerica alla ricerca di un futuro migliore: Antonio nacque e Crebbe a Tigre, alle porte di Buenos Aires e la sua storia è la stessa di tanti altri figli dell'emigrazione Italiana.
Storia di incroci, e di bivi: il padre macchinista sulle imbarcazioni, Antonio trovò invece nel calcio la strada che lo portò a diventare uno dei simboli dello sport argentino.
Centrocampista di grande fisicità e personalità, l'intera carriera la spese vestendo la maglia del Boca Juniors: esordì, manco a dirlo, nel Superclásico del 1956 contro il River Plate e rimase fedele ai suoi colori fino al ritiro nel 1970. In quattordici stagioni disputò 382 partite ufficiali, segnando 28 reti e contribuendo alla conquista di sei trofei nazionali, oltre al raggiungimento della finale della Coppa Libertadores 1963.
E poi la Selección. Con la nazionale argentina collezionò 33 presenze, partecipando ai Mondiali del 1962 e del 1966 e a due edizioni della Coppa America: fu proprio durante i Mondiali in Inghilterra che Rattin divenne protagonista di uno degli episodi più celebri della storia del calcio mondiale.
Ma cosa avvenne? Nei quarti di finale contro i padroni di casa fu espulso verbalmente dall'arbitro tedesco Rudolf Kreitlein: prima di lasciare il terreno di gioco protestò per alcuni minuti, richiedendo anche l'intervento di un interprete, e una volta abbandonato il rettangolo verde, sotto lo sguardo di oltre 90 mila persone, si sedette nell'area destinata alla regina Elisabetta, stropicciando poi con una mano una bandierina Inglese.
Quell'espulsione segnò profondamente anche la rivalità sportiva tra Argentina e Inghilterra e contribuì negli anni successivi all'introduzione dei cartellini gialli e rossi, adottati ufficialmente a partire dai Mondiali del 1970.
Appese le scarpette al chiodo, Rattin allenò per un breve periodo l'Estudiantes de Río Cuarto, il Gimnasia La Plata e lo stesso Boca Juniors, prima di dedicarsi alla politica: fu deputato nazionale tra il 2001 e il 2005 e successivamente consigliere comunale nel partido di Vicente López.
“Nella mia vita ho giocato soltanto con due maglie, quella del Boca e quella dell'Argentina”, era solito ricordare nelle interviste, come riporta La Nacion, fedeltà che lo ha reso una delle figure più amate nella storia del club di Buenos Aires.












