Cittadinanza dei discendenti, il caso di Roncegno Terme con un'anagrafe parallela: "Un lavoraccio: ogni anno centinaia di atti: ci arrivano ancora quelli del 2005"
La maggior parte degli atti arriva dai discendenti dal Brasile, peculiare la storia dei discendenti dal paese balcanico che oggi sono in verità parte della comunità valsuganotta. Il sindaco Mirko Montibeller: "Siamo stati in Brasile: abbiamo percepito un attaccamento alle origini sincero, anche se forse un po' idealizzato, probabilmente dai racconti dei nonni e dei padri"

TRENTO. Quasi 3 mila abitanti, poi si aggiungono oltre 2 mila persone iscritte nei registri dell'Aire. Un'anagrafe parallela. E' lo strano caso di Roncegno Terme che ogni anno riceve centinaia di atti di cittadinanza da trascrivere, una serie di pratiche che mettono a dura prova, seppur allenato, l'ufficio anagrafe comunale.
"Siamo tra i primi paesi del Trentino per percentuale di italiani all'estero rispetto ai residenti", le parole a il Dolomiti di Mirko Montibeller, sindaco di Roncegno Terme. "A fronte di circa 2.940 cittadini, altri 2.150 rientrano negli elenchi dell'Aire. E' un lavoraccio dal punto di vista burocratico perché non è un semplice atto che si riceve dal Consolato per il riconoscimento della cittadinanza, il procedimento è una continua evoluzione di documentazione: si aggiornano le varie liste collegate dai matrimoni alle morti. Il tutto senza poter vedere nulla sul territorio, effetti o benefici particolari per la comunità".
Le troppe richieste di cittadinanza da parte dei discendenti di emigrati italiani rischiano di ingolfare la macchina pubblica con gli uffici sommersi dalla burocrazia. Negli scorsi mesi il Comune di Val di Zoldo aveva lanciato un grido d'aiuto per centinaia e centinaia di domande da evadere.
Se in Trentino non ci sono particolari allarmismi, la pressione in Veneto, con molti Comuni che annaspano per dare seguito alle richieste, ha acceso il dibattito sulla questione dello ius sanguinis (Qui articolo).
La cittadinanza iure sanguinis può essere, infatti, riconosciuta non soltanto per via amministrativa (tramite il Consolato italiano all'estero) ma anche per via giudiziale, una sorta di corsia preferenziale per ridurre i tempi di rilascio dei documenti. La questione per ora resta aperta "ma è il caso di interrogarsi sul modo di gestire questa situazione".
Una criticità ben conosciuta a Roncegno Terme, il Comune si trova a gestire in media ogni anno tra le 100 e le 150 richieste. Un boom di atti di cittadinanza che non accenna a fermarsi. Discendenti dell'emigrazione trentina verso le Americhe di fine Ottocento, per la legge 379/2000 possono chiedere l’iscrizione all’anagrafe del Comune d'origine degli avi. Poi c'è il filone degli anni '60 con i flussi verso il Belgio, la Svizzera e la Germania.
"Il 70% delle domande proviene da discendenti in Brasile", spiega Montibeller. "Il resto è composto da persone dall'Argentina, dal Messico e dall'Uruguay ma anche dal Belgio e dalla Bosnia. E ci sono forti ritardi, oggi ci troviamo a dover gestire atti molto datati, riceviamo richieste inoltrate tra il 2005 e il 2008".
Nel 2020 alcuni sindaci sono andati in Brasile per incontrare alcuni discendenti. "Una grande emozione, un'accoglienza incredibile", prosegue Montibeller. "Molti conoscono il dialetto trentino e la geografia della Valsugana. Abbiamo percepito un attaccamento alle origini sincero, anche se forse un po' idealizzato, probabilmente dai racconti dei nonni e dei padri".
Peculiare la storia dei discendenti dal paese balcanico che oggi sono in verità parte della comunità valsuganotta. "Diversi abitanti sono emigrati ai tempi dell'impero austroungarico: Vienna aveva la necessità di arginare la risalita dei turchi e così aveva pensato di far trasferire delle persone cattoliche. Qui la povertà dilagava e inoltre c'era stata un'alluvione. A fronte di facili promesse, tanti si erano spostati in Bosnia. Molti discendenti sono poi rientrati negli Anni '90 a causa della guerra e oggi costituiscono una fetta importante della comunità".
Un’anagrafe parallela, dai numeri pesanti che influenza il lavoro degli uffici e le stesse elezioni comunali: persone che avrebbero il diritto di voto ma che non esercitano per naturali ragioni di spostamento, per questo non vengono conteggiati ai fini di un quorum. "Ma abbassano per esempio il dato dell'affluenza e risultiamo sempre tra i meno virtuosi. Poi qualcuno arriva per scoprire le proprie radici, visitano il cimitero, ricostruiscono l'albero genealogico e si interessano delle proprie origini", conclude Montibeller.













