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Belluno
10 giugno | 13:23

Cittadinanza italiana, i Bellunesi nel mondo: "I discendenti in Sud America? Una risorsa preziosa per la nostra Provincia che perde mille abitanti all'anno"

Centinaia le richieste arrivate dai discendenti dei bellunesi emigrati in Brasile e Argentina. Il presidente dell'Associazione Bellunesi nel mondo, Oscar De Bona: "Un problema che non interessa soltanto la Val di Zoldo ma anche altri comuni come Seren del Grappa. È necessaria una semplificazione delle procedure"

di Alissa Claire Collavo

BELLUNO. Sono migliaia le richieste di cittadinanza italiana presentate in questi anni dai discendenti dei bellunesi emigrati in America Latina a partire dalla fine dell'Ottocento.

 

Un flusso pressoché incontrollabile che sta mettendo in difficoltà gli uffici di molti comuni della Provincia (come quello di Val di Zoldo) costretti non solo a mettere in stand by gran parte delle pratiche ma anche a dover far fronte a diversi ricorsi al Tar da parte dei cittadini stranieri interessati (Qui articolo).

 

Una questione dibattuta da tempo "che sta interessando, ad esempio, anche Seren del Grappa e molti altri Comuni in Italia", ricorda Oscar De Bona, presidente dell'Associazione Bellunesi nel mondo, da oltre un decennio impegnato nella promozione dei legami tra emigranti e territorio d'origine.

 

"Serve fare pressione contro il governo affinché venga modificata questa legge", afferma, esortando "la politica a prendersi carico di questa problematica. Esiste un problema di fondo che è stato sollevato all'interno dell'assemblea del Cgie (il Consiglio generale degli italiani all'estero) – spiega De Bona – cioè la necessità di una semplificazione delle procedure".

 

Un percorso burocratico più snello per agevolare "chi è in buona fede" e che è dunque intenzionato a dimostrare un reale impegno ai fini di integrarsi e partecipare attivamente alla vita della comunità. I discendenti dei bellunesi che vogliono "ottenere la doppia cittadinanza – chiarisce – lo possono fare, non ha senso impedire loro questa possibilità, a patto che venga effettuato un colloquio che ne verifichi la conoscenza della lingua e della cultura italiana".

 

Una posizione ferma e per certi aspetti inclusiva che si contrappone alla "ben più drastica proposta di riforma dell'attuale decreto di legge che intende ridurre fino alla terza generazione la possibilità di ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana". Una modifica che, secondo De Bona, "andrebbe a penalizzare la comunità".

 

Da tempo, infatti, "come Associazione bellunesi nel mondo, stiamo cercando di portare ad abitare in provincia di Belluno centinaia di persone (nipoti e discendenti dei nostri emigranti, in particolare nel sud del Brasile e in Argentina)". Una presenza necessaria a colmare un crescente vuoto demografico, piaga dei piccoli comuni e dei territori di montagna.

 

"La nostra provincia perde 1000 abitanti all'anno e questo significa anche una mancanza di manodopera", conclude De Bona, ricordando come "questi cittadini stranieri, futuri nuovi italiani, siano delle risorse preziose, spendibili in vari settori lavoratori".

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