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Trento
19 maggio | 06:00

Dolomiti Energia quotata in borsa, la 'quarta via' al momento è un vicolo cieco (per Draghi e il Pnrr) ma il Pd (a Roma) spinge: ''Poi spetterà al Governo negoziare a Bruxelles''

In Lombardia si punta forte sulla riassegnazione delle concessioni idroelettriche sulla base di un piano di investimenti (con Fontana che ha già incontrato Federacciai, Confindustria Lombardia e i vertici di Edison e A2A) e anche per il Trentino sarebbe la strada più dritta (anche quella dove la quotazione in borsa diventerebbe più strategica). Al momento è impercorribile anche se, mentre il Pd in Trentino osteggia l'ipotesi di quotazione, a Roma i Dem presentano una proposta proprio per la ''quarta via''. Misiani a il Dolomiti: ''Noi il principio lo condividiamo e riteniamo, per altro a poco tempo dalla scadenza delle concessioni, sia necessario costruire un quadro di certezze per gli operatori anche perché gli investimenti sono bloccati''

TRENTO. Quotazione in borsa sì o quotazione in borsa no? Gara pubblica o riassegnazione delle concessioni a fronte di un piano mirato di investimenti? La politica dove sta, destra e sinistra, partiti nazionali e partiti locali? La partita che si gioca su Dolomiti Energia è forse la più importante in assoluto per il futuro del Trentino. Ballano centinaia di milioni di euro di tributi interni, in caso di quotazione in borsa miliardi di euro di investimenti ma soprattutto vi è il rischio di perdere un asset fondamentale (quello della produzione e distribuzione dell'energia e dell'acqua) per il territorio e per il Paese.

 

Perché una gara pubblica potrebbe veder entrare aziende francesi, tedesche o altri gruppi nazionali (magari partecipati da colossi asiatici o di altri continenti) e portarsi via le concessioni con buona pace dei trentini, di Dolomiti Energia, di chi difende l'acqua pubblica e di chi spera che tutto resti uguale nel tempo, sempre e comunque. Ma grande è la confusione sotto il cielo soprattutto per capire cosa accadrà a marzo 2029 quando scadranno le concessioni. Un tema che non riguarda solo il Trentino Alto Adige (terzo produttore d'Italia, dove ballano ben 22 concessioni, 16 nella Provincia di Trento) ma tutto il Paese visto che andranno a scadere l'86% delle concessioni in atto e che la partita è estremamente allettante per tutti i grandi gruppi d'Europa visto che l'Italia è il terzo produttore dietro a Norvegia e Francia.

 

La speranza, per molti, si chiama ''quarta via''. Se ne parla da tempo in Lombardia e anche in Trentino. E' indubbiamente la strada più dritta per arrivare alla concessione. Di fatto si tratta della riassegnazione delle concessioni sulla base di un piano di investimenti ed è la via dove la quotazione in borsa di Dolomiti Energia sarebbe ancor più strategica (anche negli altri tre casi il senso c'è visto che più è 'corazzato' il gruppo trentino più chance ci sono anche di aggiudicarsi eventuali gare). 

 

In Lombardia in campo c'è il presidente Attilio Fontana insieme agli assessori Massimo Sertori e Guido Guidesi che tre mesi fa hanno fatto un tavolo di lavoro con i vertici delle principali realtà industriali ed energetiche della regione (vi erano Federacciai, Confindustria Lombardia e i vertici di Edison e A2A, aziende chiave nella produzione idroelettrica lombarda). Qui si è previsto un meccanismo che oltre a garantire che l'idroelettrico lombardo resti ''in casa'' ceda il 15% della produzione a prezzo calmierato alle imprese energivore situate nei territori dove sorgono gli impianti. Una ''quarta via'' già a livello avanzato, dunque (in Trentino sarebbe il caso che Fugatti e giunta oltre, ovviamente, al consiglio provinciale cominciassero ad affrontare seriamente il tema per andare a costruire quei pesi e contrappesi 'pubblici' che la politica deve ottenere per il territorio e i suoi cittadini).

 

Ma c'è un ma. La quarta via, al momento, è un vicolo cieco. Perché? Per Draghi e il Pnrr. Ci spieghiamo. Quella frotta di miliardi (circa 200 si ricorderà) strappati in epoca Covid dal Governo Draghi per risollevare il nostro Paese dopo la crisi legata alla pandemia non erano gratis. Tra gli impegni presi dall'Italia c'era anche quello di sottoporre a gare europee proprio le concessioni degli impianti idroelettrici anche eliminando o riducendo le previsioni di proroga. L'obiettivo dell'Europa è quello di stimolare nuovi investimenti e attirare capitali proprio perché il tema dell'energia è cruciale per il futuro del Continente (lo abbiam visto bene dopo il Covid tra guerra in Ucraina e guerra in Iran) e la stessa Ue preme affinché gli impianti in Europa siano i più performanti e strutturati possibili. Insomma, è interesse di tutti che l'idroelettrico funzioni e funzioni bene.

 

Ma se la ''quarta via'' non si può percorrere perché se ne parla? Perché c'è chi sta lavorando per spingere, in qualche modo, il Governo a rinegoziare la partita a Bruxelles. ''E' così. L'auspicio è che il Governo si interessi all'argomento anche se al momento non paiono esserci aperture''. A parlare a il Dolomiti è il senatore del Partito democratico Antonio Misiani cofirmatario, assieme alla senatrice Dem Cristina Tajani, di un atto parlamentare (proposta di modifica n. 8.1000/163 al DDL n. 1852) che vuol proprio normare la ''Quarta via per le concessioni idroelettriche''. In un passaggio si esplicita chiaramente che ''la proposta tecnico-economica e finanziaria presentata dal concessionario scaduto o uscente per ciascuna concessione o gruppo di concessioni da riassegnare in base alla richiesta formulata dalle regioni o province autonome, conforme alle linee guida adottate dalle regioni o province autonome, deve prevedere la presentazione di un piano economico-finanziario integrato di investimenti pluriennali sugli impianti e sul territorio dei comuni dove insistono le concessioni''.

 

Insomma il Partito democratico su scala nazionale sta lavorando proprio perché la ''quarta via'', che è quella che sarebbe più consona alla quotazione in borsa di Dolomiti Energia poiché legata a un grande piano di investimenti pluriennali (e quindi a una disponibilità concreta di risorse) diventi realtà. Mentre, come noto, parte del Pd del Trentino si oppone alla quotazione (altri frenano perché si abbia il tempo di discuterne a dovere in consiglio provinciale e si riescano ad ottenere le rassicurazioni necessarie sul controllo pubblico anche in caso di quotazione). Il problema è che questa proposta di modifica non riuscirà a vedere la luce. E' stata giudicata ''improponibile''.

 

''Non è un giudizio di merito - chiarisce Misiani - ma è 'improponibile' per ragioni procedurali. La riproporremo, infatti, nei prossimi giorni nel terzo decreto sull'energia. Poi, comunque, sarebbe necessario un negoziato con Bruxelles ma dal Governo non abbiamo grandi segnali. Noi il principio lo condividiamo e riteniamo, per altro a poco tempo dalla scadenza delle concessioni, sia necessario costruire un quadro di certezze per gli operatori anche perché gli investimenti sono bloccati. C'è l'iniziativa della Regione Lombardia che però si è arenata. Da questo punto di vista siamo a favore del principio però il Governo deve fare la sua parte nell'interlocuzione con Bruxelles. Il problema è che noi nel Pnrr abbiamo scritto qualcosa di diverso, non c'era la quarta via. Nel Pnrr erano previste le gare''.

 

Come dicevamo grande è la confusione sotto il cielo. La Lombardia di Fontana spinge per la ''quarta via'', il Pd nazionale lavora per arrivarci, il Pd trentino frena sulla quotazione, strategica per la quarta via, Fugatti e il suo governo nicchianoMeloni e soci tacciono e il 2029 si avvicina sempre di più. La speranza è che la politica, ad ogni livello, si svegli. Dibatta, rifletta, si confronti convochi gli attori in campo, fissi regole e paletti. In gioco c'è il futuro dei territori. 

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