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Trento
16 maggio | 06:00

Sanità trentina in affanno sulle liste d’attesa, Tonina ammette: “Gli obiettivi non saranno raggiunti”. I problemi informatici? “Hanno aggravato la situazione”

L'assessore provinciale alla Salute aveva fissato entro maggio il dimezzamento delle 24mila visite in attesa. Sarà impossibile. A confermarlo è lo stesso Tonina: "Mi assumo la responsabilità politica di questa situazione ma la strada scelta è quella giusta”. Ad impattare negativamente sono due aspetti: la carenza di personale e i problemi al sistema informatico. Intanto con una nuova delibera sono state aggiornate le tariffe per il privato accreditato

TRENTO. Il passaggio al nuovo sistema informatico "ha aggravato la situazione" delle liste d’attesa, in un contesto già reso critico dal contemporaneo aumento delle richieste di prestazioni sanitarie. Gli obiettivi fissati "non saranno raggiunti" ha spiegato a il Dolomiti l'assessore alla Salute Mario Tonina e la sanità pubblica si trova sempre più in difficoltà nel reggere la pressione, stretta tra la carenza di personale e una domanda di cure in costante crescita

 

I numeri ripresi nei giorni scorsi dai consiglieri provinciali Paolo Zanella e Francesca Parolari parlano chiaro: le visite urgenti rispettate nei tempi crollano fino a poco più di un caso su tre secondo i dati pubblicati in base ai codici di priorità dei mesi di marzo e aprile 2026. (QUI I DATI )

 

Non si tratta di un semplice rallentamento ma di un sistema sanitario che fatica a garantire il diritto alle cure nei tempi previsti. “Mi assumo la responsabilità politica di questa situazione” spiega ancora Tonina aggiungendo: “Non riusciremo a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo dati ma la strada scelta è quella giusta”.

 

Assessore Tonina sui tempi di attesa delle visite quanto pesano oggi la carenza di personale e i problemi informatici?
Entrambi pesano in maniera significativa. Sia la carenza di personale che i problemi informatici anche se con caratteristiche diverse. La carenza di personale non è solo un problema nostro ma è generalizzato. Addirittura l'impatto nelle altre regioni è più forte. Questo in particolare sulla carenza di un determinato tipo di personale, oggi la carenza maggiore è quella che riguarda il personale infermieristico e gli oss. Quando mancano professionisti è inevitabile anche che ci siano dei ritardi nell'erogazione di visite ed esami e questo si riflette sulle liste d'attesa.
Sul fronte informatico quello che stiamo pagando è il cambio avvenuto il 9 dicembre scorso del sistema informatico che ha rallentato un po' tutto e che ha aggravato la situazione.
Ma bisogna anche dire che quella trasformazione digitale serviva, era necessaria. Sarebbe stato giusto farla in maniera più graduale? Era meglio formare maggiormente il personale? Forse sì ma ora dobbiamo cercare di reagire. Dei rallentamenti ci sono stati ma in parte superati. Ma quello che è successo ha certamente portato ad un aumento delle persone che attendono una visita. Le liste di attesa non dipendevano però solo da questo. Ma anche dall'invecchiamento della popolazione, dall'aumento della domanda delle prestazioni, non sempre c'è l'appropriatezza fino agli effetti post covid.

 

C’è stata una sottovalutazione del problema da parte della Provincia? Si sente politicamente responsabile per questi numeri?
Responsabile sì. Io non mi sottraggo dalle responsabilità e l'ho dimostrato. Credo che la parte politica debba sempre dimostrarlo. Chi governa deve sempre saper rispondere e metterci la faccia. Poi dobbiamo dire che il tema liste di attesa riguarda tutte le regioni e sarebbe sbagliato ridurre tutto ad una responsabilità personale.
Con il senno del poi alcune dinamiche avrebbero richiesto interventi più tempestivi, un approfondimento maggiore, una preparazione o formazione del personale diversa. Avremmo potuto passare al nuovo sistema non da un giorno all'altro ma usando tempistiche diverse.
Ormai però lo abbiamo fatto e dobbiamo cercare di rimediare. Trovare solo alibi non serve a nessuno, dobbiamo mettere in campo quello che ho cercato di fare fin dal primo anno: un piano straordinario per abbattere le liste di attesa. I rallentamenti avvenuti con il cambio del sistema informatico ci avevano portato da 10 – 11 mila persone in attesa delle visite a 24 mila. Il picco più alto. Da quel momento, anche attraverso questo piano straordinario, investendo sul reclutamento del personale, maggiore uso delle strutture convenzionate, la situazione è migliorata.

 

Tra pochi giorni scade il termine entro il quale aveva fissato l'obiettivo di dimezzare le prestazioni sospese portandole a quota circa 10 mila (dalle 24 mila iniziali). Non sarà così facile vedendo i numeri.
Sarò sincero, non arriveremo a quota 10mila. Ne recupereremo in parte, ci vuole del tempo. Perché oltre a ridurre le persone che attendono già una visita c'è un dato quotidiano da considerare: bisogna rispondere a chi chiede altre visite, altri esami. Il cup giornalmente risponde a 6 mila persone che chiamano. Ad abbassare il contenitore delle visite in attesa a 10 mila non ci riusciremo nei tempi previsti ma un lavoro importante lo si sta facendo. Ci vorrà ancora del tempo ma la strada è quella giusta attraverso un impegno importante che stiamo garantendo come pubblico.

 

Ha parlato del piano straordinario, poi?
L'attenzione come Pat, con i contratti nuovi approvati dimostrando attenzione ai professionisti che garantiscono questo lavoro, ma anche sto chiedendo aiuto al privato accreditato che ci sta aiutando. Abbiamo approvato una delibera che è operativa da giovedì per aggiornare il nomenclatore sulle tariffe aumentandole. Anche questo ci aiuterà.

 

Ancora molti si rivolgono però al privato perché non trovano altre soluzioni. E' una soluzione temporanea o rischia di diventare strutturale?
Il fenomeno esiste ed è documentato anche a livello nazionale dove i cittadini per evitare i tempi lunghi del pubblico scelgono il privato perché possono farlo e hanno le risorse. E' un segnale che dobbiamo però valutare e prendere molto seriamente. Anche in Trentino a volte c'è un aumento del ricorso alle prestazioni private soprattutto per alcune visite. Per questo stiamo aumentando il sistema pubblico e privato convenzionato accreditato che risponda alle nostre esigenze senza però rinunciare al principio fondamentale dell'universalità del servizio sanitario. Questo è un punto fermo. Chi mi accusa che anche il Trentino sta andando verso il privato, però, sbaglia: il privato convenzionato accreditato nel bilancio provinciale ha circa 70 milioni su 1 miliardo e 600 milioni.

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