“Mi assumo la responsabilità”? Demagri attacca Tonina: “Non basta una frase per cancellare il disastro della sanità. Sa ancora guidare il settore? Azzeri i vertici Asuit”
Sulla situazione delle liste d'attesa in Trentino l'assessore Tonina in un'intervista a il Dolomiti ha spiegato di sentirsi "politicamente responsabile". L'attacco della consigliera di Casa Autonomia: "Continuare a dichiarare 'mi assumo la responsabilità' mentre le liste d’attesa aumentano, mentre i servizi si indeboliscono e mentre cresce il numero di persone che rinunciano alle cure non è un atto di responsabilità, soprattutto in un momento in cui anche alcuni Direttori di Unità Operativa stanno lasciando l’Azienda, segnale evidente di un sistema che fatica a reggere e che non trova la guida necessaria"

TRENTO. “L'assessore dice di assumersi la responsabilità per quello che sta accadendo alle liste attesa e alla sanita trentina? Ormai è diventata una formula di comodo a forza di essere pronunciata dopo decisioni sbagliate, dopo scelte prese senza confronto e dopo errori che ricadono sui cittadini, ha perso sostanza”. La consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri ha deciso di intervenire dopo le dichiarazioni rilasciate al giornale il Dolomiti (QUI L'ARTICOLO) dall'assessore Mario Tonina in merito alle liste di attesa, alle persone che sono ancora in attesa di una visita e alla mancanza di personale.
Tonina ha spiegato in un'intervista di sentirsi “responsabile” di quello che sta accadendo spiegato che “chi governa deve sempre saper rispondere e metterci la faccia”.
Sulla scadenza a giorni del termine entro il quale aveva fissato l'obiettivo di dimezzare le prestazioni sospese portandole a quota circa 10 mila (dalle 24 mila iniziali) ha poi spiegato che “non verrà raggiunto l'obiettivo” a causa in particolare delle problemAtiche del sistema informativo dell'Asuit e della mancanza di personale.
“Di fronte al mancato raggiungimento degli obiettivi sulle liste d’attesa – spiega Paola Demagri - l’assessore ricorre nuovamente alla dichiarazione di 'assunzione di responsabilità', come se bastasse evocare questa formula per compensare mesi di immobilismo, di scarsa interlocuzione e di assenza di decisioni efficaci. Ma la responsabilità, quando arriva dopo, quando viene evocata a danno fatto, quando serve solo a mettere una toppa comunicativa, non è responsabilità: è autoassoluzione, è un modo per apparire rassicuranti senza aver fatto nulla per evitare il problema”.
La responsabilità, continua la consigliera di Casa Autonomia, è un metodo di governo, un modo di stare nelle istituzioni, un atteggiamento che si esercita prima del fare: quando si ascolta, quando si progetta, quando si collabora, quando si assumono decisioni difficili e non solo parole accomodanti. È un processo, non una dichiarazione.
“Per questo motivo – spiega - ritengo necessario affermare con chiarezza che all’assessore non si chiede di ripetere formule rassicuranti, ma di assumere due responsabilità concrete e non più rinviabili. La prima riguarda la necessità di intervenire sui vertici aziendali laddove sia ormai evidente che l’attuale assetto non è in grado di garantire la gestione efficace di un sistema complesso come quello sanitario”.
La seconda responsabilità, ancora più rilevante, afferma “riguarda la valutazione della propria opportunità di continuare a guidare il settore: non si può governare la sanità trentina senza governarla. Continuare a dichiarare 'mi assumo la responsabilità' mentre le liste d’attesa aumentano, mentre i servizi si indeboliscono e mentre cresce il numero di persone che rinunciano alle cure non è un atto di responsabilità, soprattutto in un momento in cui anche alcuni Direttori di Unità Operativa stanno lasciando l’Azienda, segnale evidente di un sistema che fatica a reggere e che non trova la guida necessaria”.
Per Demagri “Questo non è governare: è limitarsi a commentare i problemi invece di affrontarli con decisione”. La responsabilità vera non si misura nelle parole, ma nei fatti. “ Questi fatti ci dicono che la sanità trentina è ferma, che le scelte indispensabili non vengono assunte e che il settore continua a essere lasciato in balia di una gestione incerta e priva di una direzione chiara”.
La comunità sta chiedendo con forza, continua la consigliera “ciò che la politica non ha saputo garantire: un confronto serio sulla sanità, un impegno reale, una visione. Questa è un’occasione per dimostrare quanto sia necessario, in Trentino, un dibattito vero e non rituale, perché servono più finanziamenti, servono politiche capaci di attrarre e trattenere il personale, serve un investimento deciso sulla medicina territoriale. Fino ad ora, purtroppo, non si è fatto nulla in questo ambito”.
Le Case della Comunità, “così vuote come sono, non rappresentano la soluzione ma parte del problema” spiega Demagri. “Da un lato c’è il Decreto 77 che impegna le Regioni e le Province autonome a garantire funzioni, équipe, servizi e presenza professionale; dall’altro c’è l’incapacità di rispondere a quel decreto proprio per la mancanza di personale, per l’assenza di accordi strutturali, per la totale mancanza di co-progettazione con le realtà locali. Si va avanti con le inaugurazioni, con le foto e con le cerimonie, ma per come la vediamo noi tutto rischia di fermarsi lì, perché senza professionisti, senza organizzazione e senza un modello condiviso quelle strutture resteranno scatole vuote”. Le recenti vicende legate alle cooperative che gestiscono le cure domiciliari dimostrano, conclude “che non c’è ancora attenzione a uno sviluppo reale dell’attività territoriale, che è invece la condizione essenziale per garantire continuità assistenziale, prossimità, prevenzione e presa in carico. Senza territorio non c’è sanità pubblica che regga”.












