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Trento
28 maggio | 23:26

Storica sentenza della Corte costituzionale: "Sì" alla pensione di reversibilità alle coppie gay. Schuster: "E' ora che il parlamento elimini una discriminazione inaccettabile"

La vicenda, anche in termini processuali, parte da lontano. La coppia si sposa negli Stati Uniti e diventano genitori di un figlio. Poi però un padre è morto e l'Inps si oppone alla pensione di reversibilità per il figlio e per il marito perché il decesso del partner era avvenuto prima del 2016 e della legge Cirinnà. Per la Corte la decisione è illegittima. L'avvocato Alexander Schuster: "Sedici anni dopo la sentenza n. 138, dieci anni dopo le unioni civili è tempo di riaffrontare questa battaglia di civiltà"

TRENTO. "Bene la tutela assicurata da una Corte che è consapevole delle disparità che ancora patiscono le coppie omoaffettive". Questo il commento dell'avvocato Alexander Schuster sulla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità della normativa che, prima delle unioni civili, non consentiva al partner superstite di risultare beneficiario della pensione di reversibilità al momento del decesso del compagno lavoratore, nonostante la coppia avesse contratto matrimonio all'estero (assumendo così in quello e in molti altri Stati doversi reciproci). Ma c'è ancora molto da fare. "Tuttavia l’Italia, nel negare l’accesso al matrimonio, rimane ormai un caso isolato nel mondo occidentale e non solo".

 

La vicenda parte da lontano, anche in termini processuali. La coppia si sposa negli Stati Uniti e diventano genitori di un figlio tramite gestazione per altri. L’Italia all’epoca non offre ancora alcuna forma di riconoscimento alla coppia e tantomeno al genitore intenzionale. Il decesso di un padre arriva, purtroppo, all’improvviso in giovane età.

 

Lo studio Schuster assiste il coniuge superstite e delinea così negli Usa il quadro giuridico dei legami familiari. "Con successive strategie - spiega l'avvocato - si ottiene la prima trascrizione mai fatta in Italia del secondo padre come genitore intenzionale, all’epoca comprensibilmente non resa pubblica. Si ottiene quindi anche la trascrizione del matrimonio nel registro delle unioni civili, nel frattempo introdotte dal legislatore".

 

L'Inps però "si oppone sia alla reversibilità per il figlio, sia a quella per il marito", ricorda Schuster. "Dopo alterne vicende si giunge in Corte di Cassazione e alle Sezioni unite. Queste dubitano della legittimità costituzionale della situazione antecedente alla legge sulle unioni civili, che proprio in queste settimane compie dieci anni".

 

Il dubbio "non riguarda la reversibilità per il figlio, ma quella per il partner. Per la Corte costituzionale, estensore il giudice Massimo Luciani) la normativa fatta valere dall’Inps costituisce "una disparità di trattamento irragionevole e valorizza gli elementi peculiari alla fattispecie per rimuovere definitivamente un’inaccettabile discriminazione. Il cliente è soddisfatto dell’esito dopo anni di incerte vicende giudiziarie e vede la sentenza come un importante passo avanti per la tutela di tutte le famiglie. Rimane comunque in attesa della Corte di cassazione, che dovrà chiudere definitivamente anni di cause con una sentenza che si spera sarà occasione per affermare la piena dignità delle coppie omoaffettive e dei nati e delle nate da gestazione per altri".

 

Per Schuster si tratta di un ritorno in Corte ripartendo proprio dalla prima causa che lo portò a Palazzo della Consulta nel 2010 con la nota sentenza che affermò come il matrimonio egalitario non spettava, ma che la Costituzione imponeva di introdurre adeguate forme di riconoscimento.

 

"La Corte si riservò di intervenire in situazioni specifiche ogniqualvolta la disparità di trattamento con le coppie coniugate non apparisse giustificata. Sedici anni dopo, quella 'riserva di intervenireha finalmente trovato un risvolto concreto". Ma c'è ancora molto lavoro.  "L’Italia, nel negare l’accesso al matrimonio, rimane un caso isolato nel mondo occidentale e non solo. Reputo che la Corte abbia perso l’occasione per sollecitare il Parlamento a eliminare una discriminazione inaccettabile. I tempi sono maturi per tornare a riflettere se veramente la nostra Carta repubblicana sia indifferente a una segregazione che dovrebbe essere stata da tempo consegnata alla storia. Sedici anni dopo la sentenza n. 138, dieci anni dopo le unioni civili è tempo di riaffrontare questa battaglia di civiltà", conclude Schuster.

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