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Bolzano
29 maggio | 06:00

La polizia non parla tedesco ma fa fare l'etilometro a un sudtirolese, condanna annullata: "In Alto Adige il pubblico ufficiale deve usare la lingua madre dell'interlocutore"

Una condanna a 9 mesi di arresto e 3 mila euro di multa è stata annullata dalla Corte di cassazione. Perché? Il conducente altoatesino era di madrelingua tedesca e le forze dell'ordine dell'ordine hanno parlato tutto il tempo in italiano, in particolare alla richiesta di effettuare l'etilometro. L'avvocato difensore Federico Fava: "E' la prima volta che la suprema corte si pronuncia in questo senso: una sentenza davvero importante". L'avvocato Nicola Canestrini: "E' un tassello importante in termini di diritti"

BOLZANO. Era stato condannato a 9 mesi di arresto e 3 mila euro di multa con la pena detentiva sostituita con un'ammenda da 6.750 euro, oltre alla sospensione della patente per 2 anni. La sentenza del tribunale di Bolzano è stata però annullata dalla Corte di cassazione perché il conducente era di madrelingua tedesca e le forze dell'ordine dell'ordine hanno parlato tutto il tempo in italiano, in particolare alla richiesta di effettuare l'etilometro.

 

"C'è un tema giuridico ma anche di carattere della tutela dei diritti", dice l'avvocato Federico Fava, legale che ha assistito il conducente altoatesino fermato dalle forze dell'ordine e successivamente condannato dal tribunale, anche per aver rifiutato l'alcoltest. Una sentenza pesante dal punto di vista della pena e della multa fino a oggi. Una pronuncia stracciata dalla Cassazione e una decisione che potrebbe far scuola. "E' la prima volta che la suprema corte si pronuncia in questo senso: una sentenza davvero importante". 

 

La sentenza del tribunale di Bolzano risale al 5 luglio dell'anno scorso, un provvedimento che è stato impugnato dal conducente, nato a Silandro. La linea difensiva, gestita da Fava si è appoggiata a quattro punti. 

 

La prima è "l'erronea valutazione della prova - si legge nei documenti - con riferimento alla mancata comprensione linguistica da parte dell'imputato" e inoltre che quanto "all’atteggiamento provocatorio tenuto dall’imputato è intervenuto decreto di archiviazione" e "che, quanto al pericolo cagionato, esso è modesto, tenuto conto che l’imputato non era in stato di alterazione alcolica e che si è limitato a percorrere contromano solo un brevissimo tratto di strada".

 

La terza motivazione riguarda invece "l'eccessività del trattamento sanzionatorio e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti". Contestata anche la multa considerata troppo elevata. Nell'aprile scorso è arrivata la memoria difensiva con un'ulteriore integrazione dei documenti, in particolare sulla lingua.

 

Le forze dell'ordine non avevano chiesto quale fosse la lingua madre del conducente. "La conoscenza anche soltanto rudimentale della lingua italiana da parte del destinatario dell'attoancorché da costui ammessa e pur accompagnata da una comprensione a grandi lineenon vale a superare gli effetti invalidanti derivanti dall'omessa richiesta, da parte degli agenti operanti, circa quale sia la sua lingua materna, costituendo [...] presidio di garanzia volto ad assicurare la piena comprensione del contenuto dell'atto, specie se pregiudizievole, ai fini del compiuto esercizio del diritto di difesa; né assume rilievo, in senso contrario, la circostanza che nessuno degli agenti operanti conoscesse la lingua tedesca".

 

In tema di uso della lingua nel procedimento penale nella Regione Trentino Alto Adige, la legge "parifica la lingua tedesca a quella italiana nei rapporti con gli uffici giudiziari e con gli organi giurisdizionali ordinari, amministrativi e tributari situati nella provincia di Bolzano; tale disciplina si estende anche agli atti delle forze di polizia che fanno parte delle forze armate e del personale della polizia di Stato soggetto ad ordinamento di tipo militare, in tutti i casi in cui vengano compiuti atti di polizia destinati ad avviare un'azione penale ovvero comunque produttivi di una sanzione".

 

Proprio questo è la parte dirimente. "Spesso le forze dell'ordine non conoscono il tedesco - evidenzia Fava - ma è un diritto durante un accertamento procedere nella lingua scelta da un potenziale indagato. Senza giudicare l'evento, il mio assistito si era rifiutato di sottoporsi all'etilometro perché non aveva pienamente compreso la richiesta. Le leggi prevedono la nullità perché in Alto Adige c'è l'equiparazione tra tedesco e italiano, una norma che affonda le radici nel trattato Austria-Italia tra Gruber e Degasperi, così come nella Costituzione e nello Statuto d'Autonomia. Non si possono cercare scorciatoie".

 

In tema di guida in stato di ebbrezza, infatti, "la comprensione degli avvisi, relativi alla facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia in occasione della richiesta di sottoporsi all'accertamento dell'alcolemia, esige un livello avanzato di cognizione linguistica; non è pertanto sufficiente una generica e non puntuale comprensione delle richieste dei verbalizzanti, non potendosi esercitare compiutamente un diritto o una facoltà di cui non si intenda pienamente il significato e, conseguentemente, i limiti. L'omessa richiesta della lingua materna integra la nullità assoluta e comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata".

 

Insomma, davanti al mancato accertamento di quale fosse la lingua materna e alla conseguente scelta di procedere in italiano, il provvedimento ha perso efficacia. Diventa anzi nullo per la Corte di cassazione.

 

"E' un tassello importante nel sistema di tutela dei diritti”, spiega  l’avvocato Nicola Canestrini. “Per qualsiasi atto in Alto Adige il pubblico ufficiale si deve avvicinare alla interlocutrice o all’interlocutore parlando la doppia lingua per poi utilizzare quella materna individuata. La sentenza della Cassazione ribadisce questo principio base e vincolante del diritto all’uso della lingua madre, purtroppo troppo spesso dimenticato o ignorato”.  

 

Un diritto che, conclude Canestrini, va difeso prima che si svuoti per disuso: "La stessa libertà di rivendicarne il rispetto era ad esempio  finita sotto processo nel caso della campagna sull’uso del tedesco in sanità (Ärzte-Plakat), poi ovviamente archiviato".

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