"Scuola dell'infanzia, l'undicesimo mese ha destrutturato l'intera attività scolastica". L'attacco della Uil: " Serve intervenire, ma la politica non ascolta o non comprende"
La Uil Scuola torna a criticare l'undicesimo mese nella scuola dell'infanzia: le presenze discontinue dei bambini tra maggio, giugno e luglio, sostiene il sindacato, impediscono una programmazione efficace delle attività e del servizio. I dettagli

TRENTO. L'undicesimo mese nella scuola dell'infanzia “ha destrutturato l'intera attività scolastica” e va superato: a sostenerlo è la Uil Scuola del Trentino, che chiede alla Provincia di ripensare il modello organizzativo, tenendo conto del rapporto tra il percorso educativo e i servizi conciliativi e investendo maggiormente nel settore.
“Si è concluso finalmente l’anno scolastico: un anno – scrive il sindacato – ancora una volta contagiato dall'undicesimo mese. Un undicesimo mese che ha destrutturato l'intera attività scolastica, quantomeno quella dell'ultimo trimestre: molti bambini, si sa, vengono affidati alla scuola durante il mese di luglio e nel contempo sono assenti, perché vanno in ferie, nel mese di giugno se non addirittura nel mese di maggio. Ed è così che per un intero trimestre insegnanti, cuoche e cuochi, operatrici e operatori non sanno bene come programmare le attività, ivi compreso il momento della ristorazione. Si vive un po' alla giornata”.
Da anni, sottolinea la Uil Scuola, il sindacato ripete ragionamenti e motivazioni pedagogiche, didattiche ma anche economiche sull’inutilità di questo mese aggiuntivo, con interventi “a sostegno di una precisa e identitaria idea di scuola e della differenza fra scuola e ciò che scuola non è”.
E poi i temi: “Parliamo delle importantissime attività ludico ricreative da affidare al terzo settore, comunque servizi conciliativi necessari importanti da offrire alle famiglie. Ovviamente servono risorse economiche: quelle che sono state decisamente lesinate anche in assestamento di bilancio”.
E poi il riferimento al mondo tedesco. “Si pensi che in Germania e in tutto il mondo tedesco, a tal proposito vi sono ricerche che indicano dati incontrovertibili, vi sono ottimi e diffusi servizi conciliativi, ma nel contempo hanno una scuola comunque organizzata sui 10 mesi”.
E poi le richieste alla politica, con la Uil Scuola che rimarca come il sindacato continui a “scrivere e inviare messaggi ai decisori politici, ma la politica non ascolta o non comprende”.
“Non comprende – prosegue la nota diffusa – l'importanza di una scuola di qualità, la differenza fra scuola e ciò che scuola non è, anche in termini di spazi e ambienti da utilizzare. E non comprende l'importanza dello star bene anche nella scuola dell’infanzia così come negli altri ordini: uno star bene che deve essere garantito a bambini, docenti e tutte le figure che ruotano quotidianamente all’interno della scuola”.
La richiesta del sindacato è quella di “intervenire tempestivamente” ripensando il modello di scuola dell'infanzia.
“Basti pensare alla Germania – chiosa la nota – oppure alla vicina provincia di Bolzano che ha voluto e saputo riconoscerla all’interno del percorso formativo dell’individuo, rendendone obbligatorio l’ultimo anno di frequenza. Ricordiamo al Presidente ed all'Assessora che la Scuola non è un costo: è l'unico investimento certo sul futuro”.













