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Attualità | 05 agosto 2026 | 13:00

"Sentieri spianati con le ruspe, attrezzati con gradini e dotati di corrimano: così la montagna si adatta al turista, coccolato e protetto come fosse un bambino"

Lo scrittore Marco Albino Ferrari si esprime sull'attacco alla Sat lanciato dal consigliere Guglielmi - secondo il quale "i volontari del sodalizio non avrebbero manutenuto a dovere i sentieri, da qui i diversi incidenti, anche mortali, avvenuti di recente" - e si interroga sulle nuove "esigenze" del turismo di massa: "Ma siamo certi che tutto questo faccia bene, non dico alla montagna, ma a noi stessi?"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Con un ordine del giorno del 30 luglio, il consigliere provinciale della Lista Fassa, Luca Guglielmi aveva lanciato un deciso attacco alla Società Alpinisti Tridentini, salvo poi ritirarlo a seguito delle decise reazioni in Aula.

 

A partire dall'incuria ventennale che - secondo Guglielmi - interessa il sentiero che dal rifugio Viel del Pan scende al passo Fedaia, il consigliere arrivava ad attribuire al lavoro insufficiente dei volontari Sat la responsabilità degli "innumerevoli interventi del soccorso alpino che si ripetono negli anni", fino anche a menzionare le "vite umane perse ogni anno". Alla luce di certe considerazioni, Guglielmi chiedeva dunque di valutare la possibilità tecnica ed economica per un subentro diretto della Provincia con la riallocazione delle relative risorse.

 

La vicenda, seguita in molteplici articoli dal quotidiano Il Dolomiti, aveva suscitato decise reazioni da molti esponenti della cultura montana trentina: dalla risposta del presidente della Sat Cristian Ferrari, ai commenti del suo predecessore Claudio Bassetti; fino all'intervento dello scrittore, giornalista e sceneggiatore Marco Albino Ferrari (sempre per le pagine de Il Dolomiti).

 

Oggi, 5 agosto, Marco Albino Ferrari è tornato sulla questione con un post sulle sue pagine social, cogliendo l'occasione per una più profonda riflessione su come le nuove logiche del turismo di massa modellino la montagna trentina e reindirizzino i modi in cui essa viene vissuta.

 

 

Il post di Marco Albino Ferrari

 

Vedrete se prima o poi non apparirà il cartello: "Attenti al gradino!". Vedrete se all'imbocco del sentiero non prenderà servizio una bella hostess in divisa che, sorridendo, distribuirà il dépliant con le indicazioni per affrontare la gita "in sicurezza". Date le premesse dei giorni scorsi in Trentino, potrebbe succedere davvero.

 

I fatti. Il consigliere Luca Guglielmi in maggioranza al Consiglio della Provincia di Trento ha mosso una pubblica accusa alla Sat: i volontari del sodalizio non avrebbero manutenuto a dovere i sentieri, da qui i diversi incidenti, anche mortali, avvenuti di recente. Secondo Guglielmi bisognerebbe affidare la messa in sicurezza ai ranger, così oggi si chiamano gli operai cantonieri in servizio alle Aziende turistiche.

 

La Sat non è solo il Cai del Trentino, è una bandiera di queste valli: conta circa 29mila soci, di cui quasi 1.200 volontari che curano 5.700 chilometri di sentieri (nel 2025, 2.726 giornate-lavoro). Un'organizzazione capillare, partecipata, che manutiene, segnala, descrive con puntuali guide l'intera rete sentieristica della Provincia. Sentieri tra i più affidabili che si possano trovare in Italia. Sentieri che sono un vanto della Provincia. Eppure, a quanto pare, non basta più.

 

Secondo le nuove logiche del turismo di massa, i sentieri andrebbero ripensati: spianati con le ruspe, attrezzati con gradini e soprattutto dotati di corrimano. Un'idea che ribalta il senso dell'andare in quota.

 

Il sentiero non è più parte dell'ambiente ad uso degli escursionisti che si adattano secondo le proprie possibilità, ma un'infrastruttura gestita dalle aziende turistiche, come un parco avventura. È la montagna che si adatta al turista, essere regredito a una condizione infantile, che va coccolato e protetto. E ai bravi ranger, come quelli di Yoghi e Bubu, va il compito della messa "in sicurezza".

 

Ma siamo certi che tutto questo faccia bene, non dico alla montagna, ma a noi stessi? Non è esattamente l'autoconsapevolezza e il senso di responsabilità che ci insegna l'andare per monti? La montagna è sì di tutti, ma non può essere per tutti ad ogni costo. E il suo valore sta proprio lì, nei limiti che ci pone.

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