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Attualità | 04 agosto 2026 | 12:00

Nuove cascate su Cervino e Grandes Murailles innescano colate di fango: "Travolto il campo da golf" (VIDEO). "Registrati 28 millimetri di pioggia in mezz'ora, mentre ad un chilometro di distanza pioveva a malapena"

Le nuove immagini diffuse dalla pagina Meteo Valle d'Aosta sono impressionanti: nuove cascate sono tornate a scorrere sulle pendici del Cervino, ma questa volta più in basso, sotto i 3700. Ciò nonostante, i venti minuti di massima intensità si sono concentrati esattamente sopra i due piccoli ghiacciai sospesi dello Chérillon e del Montabel, accelerandone la fusione e innescando un fenomeno intenso di "debris flow". Ne parliamo con l'esperto

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Nella giornata di ieri il Nord Italia è stato interessato dal transito di una debole depressione atlantica, con esiti differenti a seconda dei contesti. La perturbazione ha favorito lo sviluppo di fenomeni convettivi su gran parte dell'arco alpino nord-occidentale e centrale, con temporali che si sono formati nel corso del pomeriggio e sono proseguiti fino alla sera. Un temporale ha interessato anche una zona estremamente ristretta attorno al Cervino, dando vita ad immagini piuttosto sorprendenti.

 

A diffonderle è stata la pagina Facebook di Meteo Valle d'Aosta con alcuni video. Nelle immagini, innumerevoli cascate d'acqua scendevano lungo le pareti del Cervino e delle cime immediatamente ad ovest: Testa del Leone e Grandes Murailles. Nel secondo video, poi, una colata detritica generata da quelle cascate si riversa su un campo da golf ai piedi della Gran Becca, travolgendo anche un ponticello di legno.

 

Di primo acchito, le scene fanno subito pensare alle foto di Lauber Harry, del 25 giugno scorso, nelle quali grossi rivoli d'acqua interessavano la cima del Cervino; in questo caso però, ci troviamo di fronte ad uno scenario piuttosto diverso. Per entrare nel dettaglio di queste immagini, abbiamo interpellato Umberto Pellegrini, esperto del Servizio meteorologico regionale di Protezione Civile della Valle d'Aosta.

 

Tra le 16 e le 17 - spiega Pellegrini - si è sviluppato un temporale di intensità moderata e molto localizzato, che ha colpito in particolare il versante delle Grandes Murailles. "L'evento più intenso è durato meno di mezz'ora: il temporale è iniziato intorno alle 16 e verso le 16.30 era già in fase di esaurimento".

 

Nonostante la breve durata, le precipitazioni sono state molto intense. Il pluviometro installato sotto le Grandes Murailles ha registrato circa 28 millimetri di pioggia nell'arco di un'ora, anche se l'accumulo è avvenuto quasi interamente in meno di trenta minuti. A conferma della natura estremamente localizzata del fenomeno, la stazione meteorologica di Cervinia, distante appena un chilometro in linea d'aria, ha misurato soltanto 3-4 millimetri di pioggia.

Sopra la Capanna Carrel, situata a circa 3.900 metri, si distinguono numerose tracce bianche, attribuibili a neve o grandine cadute durante il temporale. Al di sotto della capanna, invece, tutta la precipitazione è caduta come pioggia, alimentando il deflusso negli impluvi della parete. Sono proprio questi canaloni naturali, modellati dall'acqua nel corso di milioni di anni, ad aver convogliato rapidamente le grandi quantità d'acqua e detriti verso valle.

 

Il contesto meteorologico in cui si è sviluppato il temporale è fondamentale per comprenderne gli effetti. "Da circa cinque o sei giorni - spiega l'esperto - lo zero termico si mantiene stabilmente intorno ai 4.300 metri di quota. Si tratta di un dato molto solido, misurato attraverso i radiosondaggi, ossia i lanci quotidiani di palloni aerostatici dotati di strumenti meteorologici. Una situazione è stata confermata anche dalle temperature rilevate alla Capanna Regina Margherita, a circa 4.560 metri di quota. Nelle ore centrali della giornata le temperature erano ampiamente positive: circa +3,6 °C due giorni prima".

 

"Su una parete estremamente ripida come quella del Cervino, una situazione di questo tipo produce conseguenze quasi inevitabili. La pioggia intensa, sommata alla fusione della neve e dei ghiacciai alle quote più elevate, genera rapidamente grandi quantità d'acqua che si concentrano negli impluvi naturali della montagna, formando numerose cascate lungo la parete".

 

L'aspetto più significativo riguarda proprio la localizzazione del temporale. Grazie ai dati della rete radar meteorologica svizzera, che copre efficacemente il settore settentrionale della Valle d'Aosta, è stato possibile georeferenziare con precisione il nucleo più intenso della precipitazione. I venti minuti di massima intensità si sono concentrati esattamente sopra i due piccoli ghiacciai sospesi dello Chérillon e del Montabel, posti lungo la cresta delle Grandes Murailles.

 

Questo dettaglio, determinante, spiega gli effetti osservati a valle. "La pioggia intensa ha interessato direttamente i ghiacciai e i nevai, infiltrandosi al loro interno e accelerando enormemente la fusione. L'acqua prodotta ha mobilizzato il materiale detritico presente sulla loro superficie e lo ha convogliato negli impluvi, trascinando progressivamente altri blocchi rocciosi lungo il percorso. Si è così generato un classico debris flow, una colata detritica composta da acqua, fango e massi".

La colata ha raggiunto il fondovalle, invadendo l'area del campo da golf di Breuil-Cervinia, attraversando gli alvei e trascinando via anche un piccolo ponte, come mostrano i video circolati nelle ore successive. "Si è trattato di un fenomeno spettacolare ma non eccezionale per un ambiente alpino così ripido e ad alta quota, dove processi di questo tipo possono verificarsi quando precipitazioni intense colpiscono direttamente ghiacciai e nevai".

 

Paradossalmente, il temporale del Cervino non è stato nemmeno il più intenso registrato ieri in Valle d'Aosta. "Fenomeni ancora più forti – ci spiega il meteorologo della Regione - hanno interessato la zona di Champorcher, lungo il confine con la Valle dell'Orco, e il settore del Gran San Bernardo. In quei casi le precipitazioni sono state sia più durature sia più abbondanti, ma hanno colpito versanti rocciosi privi di ghiacciai e con caratteristiche geomorfologiche differenti, certo con meno pendenza. Per questo motivo non hanno prodotto conseguenze così evidenti".

 

Il Cervino rappresenta invece un territorio particolarmente fragile. "Quando precipitazioni intense insistono direttamente su ghiacciai e nevai, la fusione aumenta rapidamente e il sistema risponde quasi immediatamente con colate detritiche e fenomeni di trasporto solido". Lo stesso tipo di dinamica che tende a verificarsi in contesti come il Monte Bianco o il Gran Paradiso.

 

Per quanto abituale da queste parti, però, un simile fenomeno risente significativamente del progressivo innalzamento dello zero termico. "Se venticinque anni fa, durante eventi analoghi, la neve poteva cadere fino a circa 3.200 metri, oggi la quota neve si colloca più facilmente tra i 3.800 e i 3.900 metri. Questo significa che una porzione sempre maggiore delle pareti riceve pioggia anziché neve, aumentando il volume d'acqua che scorre in superficie e, di conseguenza, la probabilità di innescare colate detritiche e altri fenomeni idrogeologici".

 

Un aspetto importante riguarda infine la comunicazione del fenomeno, che Pellegrini tiene a precisare. "Dal punto di vista meteorologico non è corretto parlare di 'bomba d'acqua', espressione spesso utilizzata nel linguaggio comune ma priva di valore scientifico. In questo caso si è trattato di un temporale di intensità moderata, molto localizzato ma perfettamente riconducibile ai normali processi convettivi estivi. Utilizzare la terminologia corretta è fondamentale, soprattutto nella comunicazione istituzionale, perché consente di descrivere i fenomeni in modo preciso e senza generare interpretazioni fuorvianti".

 

 

Immagini in copertina dalla pagina Facebook di Meteo Valle d'Aosta

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