"Portavamo gli animali al pascolo per risparmiare, ma ora anche l'alpeggio è diventato un costo", l'allevatrice: "Servono soluzioni efficaci in tempi di caldo record"
Caldo record e pascoli "bruciati" hanno messo in ginocchio gli allevatori in ogni dove, compresi quelli della Lessinia trentina. Il racconto della gestrice di Malga Cime: "Abbiamo dovuto portare il fieno in quota per oltre un mese e mezzo e centellinare l'acqua: è stata un'estate da dimenticare"

ALA. Pascoli "bruciati" dal sole, mancanza d'erba per le vacche e acqua da centellinare. Nella Lessinia trentina si è conclusa un'estate da dimenticare e a raccontarlo è in particolare Daniela Formenti, gestrice da 13 anni, accanto al marito, di Malga Cime: "Abbiamo avuto grossi problemi - ammette fin da subito, intervistata da Il Dolomiti - in particolare da metà agosto in poi".
Di quanto accaduto nel corso dei mesi estivi se ne era parlato ad agosto 2026 anche con il presidente della Federazione Provinciale Allevatori Giacomo Broch, che dopo Coldiretti lanciava l'allarme sulla situazione dei prati in quota: "E' stata un'estate difficile, molto calda. In varie zone del territorio trentino - raccontava Broch a Il Dolomiti (QUI ARTICOLO) - non è scesa una goccia di pioggia per qualcosa come 20-22 giorni consecutivi. Il risultato? Quasi tutti hanno avuto problemi legati alla quantità di foraggio prodotta e raccolta. Val di Sole, val di Non, Fiemme, Fassa, questi territori sono tutti accomunati da una disponibilità di risorsa molto minore rispetto al recente passato".
Una condizione che ha colpito (non poco) anche la Lessinia trentina (e Sega di Ala), dove fra le varie realtà sorge anche Malga Cime: "Nel corso dei mesi appena trascorsi è toccato centellinare la poca acqua a disposizione - sottolinea Formenti -. Fortunatamente, i clienti del nostro agriturismo sono stati coscienziosi e attenti agli sprechi, evitando di metterci in ulteriore difficoltà".
Per resistere, è stato necessario "misurare" ogni centilitro d'acqua ed evitare di utilizzarla ad esempio per innaffiare i prati che cingono la struttura. Oltre alla carenza idrica, però, la malga si è trovata ad affrontare, con non poca difficoltà, anche grossi problemi legati al foraggiamento degli animali: "Se per quanto concerneva l'acqua vigili del fuoco e Protezione civile sono accorsi in nostro aiuto, riempiendo pozze di abbeveraggio per gli animali e rifornendo le malghe, per quanto riguardava l'erba è toccato tornare a valle - fa sapere -. Da ormai un mese e mezzo facciamo viaggi avanti e indietro con il trattore per recuperare il fieno in azienda (che si trova a Grezzana e nella quale collaborano le due giovani figlie di Formenti) e i costi non sono stati indifferenti".
Come spiega l'allevatrice, portare gli animali in alpeggio oltre ad essere una pratica "che fa bene alla montagna e alle vacche" è anche un modo per contenerne i costi di gestione: "Così si fa un po' di economia aziendale - spiega - o almeno si dovrebbe. Quest'anno sicuramente non è stato così: anche l'alpeggio sta diventando una grossa spesa". La speranza è quella di riuscire a trovare per il futuro delle soluzioni più sostenibili e che la Provincia intervenga in aiuto degli allevatori".


















