Crisi della zootecnia tra crollo del prezzo del latte e pascoli bruciati: "C'è un sostegno unico in Italia alle aziende. E altre misure per rispondere alla perdita di reddito"
Il settore della zootecnia alle prese con più difficoltà tra crollo del prezzo del latte, siccità e pascoli bruciati dalle temperature elevate dell'estate. Un 2026 davvero difficile, il punto della Provincia sulle misure e i sostegni agli allevatori

TRENTO. E' un anno difficile per il latte e per gli allevatori. Troppo prodotto che arriva nelle cisterne e il crollo del prezzo prima, poi c'è stata la prolungata fase di siccità e le temperature elevatissime. Situazioni che incidono sull'attività produttive e di trasformazione.
Nei mesi scorsi, per esempio, Latte Trento ha deciso di scrivere ai propri allevatori, circa 200 soci, per tracciare un quadro della situazione e per lanciare un appello di ridurre le produzioni di latte.
Il calo dei prezzi è strettamente legato alla sovrapproduzione in Italia, ma anche in molti altri Paesi dell'Unione europea, come Francia e Germania. Una questione complessa in pianura padana con il latte spot.
Nel 2025 è stata registrata una quantità di 870 mila forme in eccesso di grana padano. Una sovrapproduzione che ha portato a penali che hanno avuto come conseguenza il forte rallentamento della produzione e un aumento del latte avanzato e non contrattualizzato, il cosiddetto latte spot, che è passato da 70 a 20 centesimi al litro. Le ripercussioni sono poi arrivate a toccare le stalle di montagne (Qui articolo).
"Se il mercato scarica l'eccesso, non sono le grandi industrie che hanno centinaia di vacche a pagare ma le piccole aziende", aveva spiegato Sergio Paoli, direttore di Latte Trento. "Si abbassa la remunerazione e i nostri allevatori già prendono poco, se viene tolto un ulteriore margine allora in molti rischiano di chiudere e questo significa rimanere senza pascoli e senza malghe". Così il Consorzio aveva invitato la comunità a consumare prodotti trentini per sostenere e aiutare il territorio.
Una situazione di pressione e durante l'estate ecco siccità, grandine e pascoli bruciati (Qui articolo). Ecco che la produzione di foraggio ha raggiunto minimi storici con cali vicini al 50% in buona parte di prati e pascoli. Regge il sistema trentino, tuttavia l'attenzione è altissima.
In questo contesto Maria Bosin, consigliera provinciale del Patt, ha chiesto alla Provincia come intenda sostenere la zootecnia di montagna rispetto alla crisi del foraggio, al crollo del prezzo del latte e al rischio che il possibile innalzamento in quota dei vigneti sottragga superfici preziose a prati e pascoli destinati all'allevamento.
"Obiettivi e peculiarità che hanno caratterizzato questa legislatura sono riferibili alla costruzione di strumenti di sistema a supporto e in accompagnamento delle filiere e non a risposte a singole, e sempre più frequenti, condizioni emergenziali", la risposta in Aula dell'assessore Mario Tonina, il quale ha letto un testo preparato dall'assessora competente in materia, Giulia Zanotelli. "Sono state implementate diverse misure volte e garantire resilienza al comparto zootecnico ritenuto fondamentale oltre che per gli importanti aspetti produttivi, anche per le evidenti ricadute sociali, paesaggistiche e di tenuta dei territori, soprattutto quelli più fragili e periferici della nostra montagna alpina".
Nel dettaglio c'è stata la costituzione e l'implementazione del fondo di stabilizzazione del reddito Ist Latte. "Un primo e unico esempio operante in Italia", continua Tonina. "Una soluzione in grado di dare risposte alla perdita di reddito delle aziende zootecniche da latte riferibile tanto alla flessione dei prezzi del latte alla stalla quanto a eventuali aumenti di costo delle materie prime".
C'è stato poi il ricorso a una specifica misura in attuazione degli aiuti comunitari dello sviluppo rurale "esclusivamente dedicata al sostegno degli investimenti delle aziende zootecniche Srd02 (Investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole) con una dotazione finanziaria di circa 19 milioni", ancora Tonina. "C'è stato un forte incremento, con aiuti aggiuntivi a carico del bilancio provinciale, delle risorse destinate alla misura di Indennità compensativa volta appunto alla compensazione del reddito di chi lavora in ambienti difficili e svantaggiati di montagna, misura riservata in particolare agli operatori del comparto zootecnico con più di 13 milioni di aiuti all'anno".
A questo elenco ci sono gli aiuti aggiuntivi provinciali, rispetto alle risorse comunitarie riferite all’Ecoschema 1 benessere animale, per gli animali monticati e quelli promozionali a sostegno delle produzioni tipiche e di qualità per rafforzare e consolidare le posizioni di mercato delle nostre produzioni.
Si punta su Agricat, un fondo che vede aderenti tutte le imprese agricole che ricevono gli aiuti diretti Pac. In Trentino nelle mele si sfiorano il 95% di aziende assicurate, nell'uva siamo al 70%. In altri territori magari si registra il 20% o 25%. "Questo strumento potrà rispondere, e in parte compensare, alle minori mancate produzioni di foraggio e che, per gli agricoltori più attenti e previdenti, potrà affiancarsi al ristorno assicurativo della polizza index prato pascolo appositamente sperimentata e costruita sul nostro sistema allevatoriale. Accanto a queste misure, l’Assessorato ha inoltre messo in campo un importante progetto di confronto e ascolto (Tavolo zootecnia), per condividere e definire con la filiera le linee programmatiche e di indirizzo per la zootecnia di domani".
Soluzioni, aveva spiegato CoDiPra, in grado di coprire tutte le avversità climatiche e non solo quelle classificate come 'catastrofali' e che in Trentino sono particolarmente evolute e sfaccettate. Per quanto riguarda il foraggio per esempio, qui abbiamo sviluppato, primi in Italia, una polizza index based che quantifica il danno non sulla base di una perizia ma monitorando l'indice vegetativo di prati e pascoli analizzando immagini satellitari e dati meteo (Qui articolo).
Si tratta di un prodotto innovativo che non ha chiaramente ancora la stessa percentuale di aziende assicurate ma che rende l'idea di quanto dettagliato sia il quadro di soluzioni, a cui si accede in maniera volontaria e non 'automatica' come accade con l'AgriCat. E si valutano altri interventi.
"Nei prossimi mesi i diversi tavoli tematici restituiranno le rispettive sintesi che potranno poi essere tradotte in un documento programmatico utile anche alla definizione delle proposte operative per la nuova Pac 2028-2034", prosegue Tonina. "In ultima istanza, il tema della relazione tra filiere agricole può riferire anche a un concorrente interesse delle superfici agricole, per altro non nuovo e ciclicamente ricorrente. Non credo possa o debba essere organizzato e regolato da specifiche normative, ma piuttosto accompagnato da oggettive valutazioni tecniche economiche che vanno condivise e ricercate con il supporto scientifico delle nostre strutture di eccellenza scientifica come la Fondazione Mach".
La consigliera Bosin ha parlato di una risposta che dimostra "l’attenzione al comparto zootecnico. Si tratta di un tema trasversale, perché accanto alla zootecnia vi è quello della cooperazione e, in questo caso, anche urbanistico. Un intervento importante per la montagna, ma ci sono delle perplessità sull’ultimo punto, sono preoccupata per il futuro e per un tema strettamente politico".


















