Caldo record, pascoli bruciati dal sole: vacche senza erba verde e pozze prosciugate (VIDEO). E' allarme, l'allevatore: "Situazione grave, stiamo superando ogni limite"
Le vacche non trovano erba fresca, spingendo gli allevatori a intaccare anticipatamente i balloni di fieno destinati alle scorte invernali. L'acquisto di foraggio da terzi è diventato un costo insostenibile a causa dei forti rincari speculativi

VERONA. Gli animali soffrono fortemente lo stress termico e la mancanza d'acqua, le pozze e le vasche di abbeveraggio in quota sono prosciugate e gli allevatori sono costretti a trasportare l'acqua con le autobotti. E' una situazione drammatica quella che si sta vivendo in questi giorni in Lessinia.
Il forte caldo ha completamente bruciato i pascoli. “La Lessinia orientale — spiega Fabio Baltieri, allevatore di vacche da latte di San Mauro di Saline e Consigliere Provinciale Coldiretti Verona - è un territorio storicamente soggetto a fenomeni di siccità e a lunghi periodi di totale assenza di piogge. Quest'anno la gravità dell'emergenza idrica ha raggiunto e superato i livelli critici del 2003. Il terreno è diventato duro come il cemento e l'acqua scivola via”.
Al pascolo le vacche riescono a nutrirsi solo di erba secca, del tutto insufficiente a garantire il loro sostentamento e i normali standard di produzione del latte. “Noi agricoltori cerchiamo di adattarci, ma la persistenza di condizioni così estreme sta superando ogni limite”.
I pascoli collinari appaiono letteralmente bruciati dalla siccità, trasformati in distese gialle e marroni. Il primo taglio di fieno ha reso pochissimo e il secondo è del tutto compromesso. Le vacche non trovano erba fresca, spingendo gli allevatori a intaccare anticipatamente i balloni di fieno destinati alle scorte invernali. L'acquisto di foraggio da terzi è diventato un costo insostenibile a causa dei forti rincari speculativi. Una situazione che si riversa non solo sui pascoli ma anche ovviamente sulle coltivazioni.
C'è poi il crollo nella produzione di latte e l'aumento esponenziale delle spese potrebbero portare gli allevatori a ritirare e stabulare le mandrie già nel mese di agosto.
La sofferenza idrica e foraggera riguarda l'intera area collinare e montana, con disagi estremi segnalati nei territori comunali di Grezzana, Velo Veronese, Cerro Veronese, Badia Calavena, San Mauro di Saline, Selva di Progno, Tregnago e Roverè Veronese.
Il Consiglio dei Ministri ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza per dodici mesi in relazione alla gravissima situazione di deficit idrico che sta mettendo in ginocchio la Regione Veneto, stanziando 3,55 milioni di euro a valere sul Fondo per le emergenze nazionali.
“La dichiarazione dello stato di emergenza – interviene Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona - rappresenta il presupposto essenziale affinché le risorse nazionali possano giungere tempestivamente sui territori, dando ristoro agli agricoltori e avviando i cantieri infrastrutturali indispensabili per difendere il futuro del settore primario veronese. È però necessario uno sforzo collettivo che coinvolga le istituzioni, la politica e il mondo imprenditoriale per superare un atteggiamento emergenziale che dura da troppo tempo. La realizzazione di una rete diffusa di invasi e l’ammodernando delle reti irrigue sono azioni non più prorogabili se vogliamo fronteggiare la devastante situazione che purtroppo in futuro interesserà sempre di più il nostro territorio”.


















