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Attualità | 27 settembre 2026 | 06:00

"Alcuni abitanti ci hanno costretti a 'cancellare' un sentiero perché non volevano escursionisti in zona: l'overtourism non sappiamo cosa sia"

Gestire un rifugio non è un compito semplice. Nemmeno quando questo sorge a pochi passi da un paese, anzi. Lo sanno bene Francesca Maria Bertacca Cupit e Andrea Ribolini, rifugisti del Puliti: "Abbiamo collezionato tante soddisfazioni, ma anche situazioni paradossali da risolvere, come la questione sentieri"

scritto da Sara De Pascale

"Ci sono state volte in cui abbiamo pensato di gettare la spugna, ma la soddisfazioni (nonostante le difficoltà) alla fine sono state tante, abbastanza da farci pensare che sia giusto rimanere qui". Le voci sono quelle di Francesca Maria Bertacca Cupit e di Andrea Ribolini, compagni di vita (e di lavoro) che, insieme, gestiscono il Rifugio Adelmo Puliti. 

 

Di proprietà del Cai di Pietrasanta, il Puliti, che sorge a quota 1.016 vicino ad Arni, in Toscana, è stato dato in gestione da qualche anno all'associazione Biancospino: "Abbiamo preso in mano il rifugio ad aprile 2024 - precisano i due rifugisti all'unisono -. Sapevamo che la precedente gestione avrebbe lasciato, così ci siamo fatti avanti". 

"Non avevamo però esperienza diretta in materia di gestione di rifugi - fanno sapere -. Francesca ha sempre lavorato nel mondo della ristorazione e degli alberghi (e presto diventerà anche accompagnatrice Cai ndr) - spiega Ribolini - mentre io, che di mestiere faccio la guida ambientale escursionistica (Gae), avevo dato una mano in passato ad amici rifugisti".

 

Qualche tempo fa, poi, i due si sono rimboccati e le maniche e, partendo dalle proprie conoscenze e dall'amore per montagna, si sono tuffati in una nuova avventura: "Molti pensano che siccome il rifugio si trova vicino ad un paesino, Arni, sia tutto più facile - sottolineano -. In realtà, tutte le strutture in quota hanno le loro criticità e anche qui non mancano". 

 

Il Rifugio Puliti sorge per l'appunto non lontano da un borgo nato come alpeggio estivo, espansosi poi negli anni andando a creare differenti 'borgate' (anche grazie all'attività estrattiva nelle cave sviluppatasi fra fine '800 e inizi del Novecento ndr) ma finendo poi per spopolarsi, tanto che ad oggi in zona non esistono né un alimentari, né un panificio, né tantomeno un bar.

L'unica struttura di riferimento è quindi quella gestita da Bertacca Cupit e Ribolini, che per rifornirsi devono raggiungere prima Arni a piedi e poi prendere l'auto: "La nostra borgata è l'unica a cui non si arriva con i mezzi. Un tempo per rifornirsi ci si affidava ad una teleferica, mentre da qualche anno grazie al Cai e agli altri proprietari delle Case Giannelli è stata costruita una monorotaia (FOTO di SEGUITO) che dal paese raggiunge il rifugio: un piccolo grande aiuto per noi e gli abitanti, anche se tra carico, scarico e rifornimenti un po' da faticare c'è comunque".

Non avendo un magazzino in rifugio (e questo perché la struttura è "nata come casa dei pastori"ndr) per Francesca e Andrea si rende necessario scendere a valle quasi ogni settimana. "Il nostro è un rifugio piccolo, con due camerate da soli 25 posti, sufficienti però per accogliere tutti gli escursionisti che approdano in zona: qui l'overtourism non sappiamo nemmeno cosa sia".

 

A raggiungere la struttura, molte famiglie con bambini, nonché escursionisti "che vengono solo per mangiare o riposarsi, ma anche chi ci sceglie come punto di partenza per esplorare le vette che cingono il Rifugio o ancora come 'tappa' per chi percorre la traversata delle Apuane e la variante 'apuana' del Sentiero Italia". Come detto, però, la frequentazione non ha a nulla a che vedere con quella presente ad esempio sulle Dolomiti: "L'estate appena trascorsa è stata particolarmente calda, cosa che ha fatto ridurre l'afflusso di gente in zona: qui i sentieri sono esposti e rocciosi e le temperature registrate fra luglio e agosto hanno fatto desistere molti. Per 'salvare' la stagione - confessa Bertacca Cupit - abbiamo quindi organizzato diverse escursioni serali e iniziative, che ci hanno aiutati a portare in quota un po' di escursionisti".

 

Ad aggiungersi alla questione 'meteo', anche un problema legato alla sentieristica: "Ci siamo ritrovati a vivere una situazione davvero paradossale - si aggiunge Ribolini -. Alcuni abitanti hanno stabilito, non si sa bene il perché, che uno dei due sentieri di accesso al rifugio (sentiero Cai ndr), che passa davanti alle case, fosse fastidioso e hanno iniziato a lamentarsi, arrivando a minacce, a insultare gli escursionisti in transito e a compiere dispetti non da poco".

 

Una vicenda che, fortunatamente, grazie all'aiuto del Cai e del Comune si è in qualche modo risolta: "Preoccupati per quanto stava succedendo, ad aprile di quest'anno abbiamo tolto i cartelli che segnalavano il sentiero e indicato a chi ci contattava come raggiungere l'altra via di accesso al rifugio, chiedendo a tutti di evitare il sentiero Cai. Poi, grazie a delle mappe catastali, abbiamo scoperto che esisteva un altra strada, ormai in disuso, che abbiamo con non poca fatica ripulito e recuperato".

 

Oggi il rifugio Puliti è quindi tornato ad avere una via di accesso diretto alla struttura, utile anche per i soccorsi: "Anche se non ci sono migliaia di turisti in zona, di interventi di recupero di illesi o sprovveduti ne vediamo anche qui - spiega Francesca -. Il nostro lavoro di rifugisti, non a caso, prevede anche l'istruire i frequentatori delle terre alte, cosa che cerchiamo di fare al nostro meglio". 

 

Nonostante le difficoltà (che nelle strutture in quota spesso sono all'ordine del giorno), per i due gestori del Puliti questi anni si sono rivelati densi (anche) di soddisfazioni: "Ci sono tante cose che ricorderemo con un sorriso - concludono i due, che continueranno ancora per qualche anno a gestire la struttura -. Una di queste è l'aver ospitato la classe di una scuola di cui faceva parte anche un ragazzino ipovedente: i bagni che abbiamo in struttura e la monorotaia hanno reso il suo soggiorno possibile e questo per noi è stata davvero una grande emozione". 

 

Per il futuro la volontà della coppia, oltre a quella di continuare a "sensibilizzare su di un escursionismo consapevole" e portare sempre più studenti in montagna, sarebbe anche quella di recuperare dei terreni adiacenti al Puliti (e di proprietà del Cai) e avviare un'attività agricola legata alla produzione di ortaggi, piccoli frutti e castagne: "Il nostro percorso ci ha insegnato che, anche se a volte si vacilla, con la collaborazione si può fare tutto. Guardiamo avanti con fiducia e grande entusiasmo". 

la rubrica
Storie dai rifugi

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere

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