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Trento
20 febbraio | 19:17

Referendum giustizia: Acli, Anpi, Arci, Cgil e Udu insieme nel comitato per il 'No'. "Andate a votare, riforma mette a rischio l’autonomia della magistratura e non risolve i problemi"

Acli, Anpi, Arci, Cgil e Udu si sono riuniti nel Comitato della società civile per il 'No' e hanno presentato in piazza Pasi le loro motivazioni: "La riforma presenta criticità rilevanti perché si tratta di un'iniziativa che proviene esclusivamente dal Governo e non dal Parlamento, si recuperi lo spirito costituente per modificare la Carta"

TRENTO. "La legge Nordio non è una vera riforma della giustizia in quanto non migliora il servizio ai cittadini ed è inutile perché la separazione tra Pm e giudici c'è già, inoltre stravolge la costituzione e mette a rischio l'autonomia della magistratura. L'obiettivo preciso? Sottoporla al condizionamento del governo e indebolire i controlli su chi esercita il potere, con il risultato di una giustizia dura con i deboli e indulgente con i potenti. L'autonomia della magistratura? Non è un privilegio ma una garanzia di uguaglianza per tutti".

 

Possono essere riassunte in questi punti le ragioni della nascita anche in Trentino del Comitato della società civile per il "No" alla riforma della giustizia, vero e proprio pilastro del governo Meloni e sulla quale i cittadini saranno chiamati a prendere posizione il 22 e il 23 marzo con un referendum costituzionale.

 

A farne parte Acli, Anpi, Arci e Cgil del Trentino ma anche l'Unione degli Universitari di Trento che in una conferenza stampa organizzata nel cuore del capoluogo, in Piazza Pasi, hanno esposto le motivazioni della presa di posizione, entrando nel merito delle "criticità" di questa riforma sulla quale avevano espresso le loro opinioni (discordanti), intervistati da il Dolomiti, anche il giudice Carlo Ancona (QUI INTERVISTA) e l'ex parlamentare e già sottosegretario agli affari esteri Mario Raffaelli (QUI INTERVISTA).

 

A riflettere in primis "sul metodo e sul merito" del provvedimento è stato il presidente delle Acli Trentine Walter Alotti, che ha poi posto l'accento su "l'importanza della partecipazione" alla consultazione e sulla "responsabilità che tocca tutti nel momento in cui ci si appresta a modificare la Costituzione".

 

“Sentiamo il dovere di contribuire a un dibattito serio e informato su temi che toccano il cuore della nostra democrazia. Riteniamo – spiega Alotti – che la riforma presenti criticità rilevanti perché si tratta di un’iniziativa che proviene esclusivamente dal Governo e non dal Parlamento, al quale è stato impedito di apportare anche la minima modifica al testo. Preoccupa anche la scelta di mantenere la data del 22 e 23 marzo nonostante una nuova proposta referendaria promossa da 15 cittadini e sottoscritta da oltre 500 mila elettori ed elettrici”.

 

Entrando nel merito della riforma, il segretario della Cgil Andre Grosselli ha sottolineato come questa "non risponda" ai bisogni dei cittadini.

 

“La riforma Nordio – sottolinea Grosselli non scioglie i veri nodi della giustizia italiana: non dà risposte sui tempi dei processi, non rende più efficiente il sistema  e non riduce i contenziosi giudiziari. Crediamo inoltre che non si possa modificare la Costituzione con spirito di parte, come sta avvenendo adesso: la Carta si può modificare, ma per farlo bisogna recuperare una condivisione ampia in Parlamento, quello spirito costituente che aveva animato l’Assemblea Costituente, capace di mettere insieme visioni anche molto distanti per arrivare ad un testo equilibrato e valido ancora oggi”.

 

Un altro tema "caldo" per quanto riguarda la riforma della giustizia è quello relativo al rischio che questa mini l’autonomia della magistratura, e ad affrontare la questione è stato il presidente di Arci del Trentino Andrea La Malfa che ha sottolineato come sia fondamentale "una Magistratura autonoma e indipendente, perché proprio autonomia e indipendenza garantiscono tutti i cittadini".

 

"Tutto ciò che comprime l’autonomia e l’indipendenza di uno dei tre poteri ci deve preoccupare. Per queste ragioni – incalza La Malfa - siamo convinti che sia giusto promuovere il voto contrario al referendum”.

 

E sullo stesso tema ha insistito anche il presidente dell’Anpi Mario Cossali che allarga lo sguardo, soffermandosi sul fatto che "ridurre l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario sia ormai una questione internazionale". “Ormai la giustizia – osserva con amarezza – la fanno ai tavoli dei potenti e anche la controriforma italiana si inserisce in questo quadro”.

 

Un'ultima questione, sempre collegata al tema dell'importanza dell'andare a votare, l'ha affrontata il rappresentante dell’Unione degli studenti universitari (Udu) Diego Cirillo che ha posto l’accento "sull’ingiusta scelta" di non consentire, per questo referendum, il voto ai fuori sede.

 

"Si tratta di una decisione assurda e incomprensibile – rimarca Cirillo – alla luce del calo costante dei votanti: non facendo il decreto per i fuori sede, di fatto, non si consente a molti universitari di partecipare al voto esercitando il loro diritto”.

 

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