"Pronti a riportare in Trentino i tre Comuni", la Provincia su Cortina all'Alto Adige: "Questione complessa ma siamo favorevoli"
Per l'assessore Simone Marchiori il passaggio di Pedemonte, Valvestino e Magasa s'ha da fare: "Il cambio dei confini è delicato e per questo cerchiamo una modifica della norma costituzionale". E Cortina all'Alto Adige? "La situazione è simile per ragioni storiche e culturali, si aggiunge la questione ladina"

TRENTO. Il Trentino è deciso a "riportare a casa" Pedemonte, Valvestino e Magasa. Si punta però alla modifica della legge costituzionale e per questo i lavori parlamentari si annunciano lunghi. Le porte però sono spalancate e recentemente sono stati presentati due disegni di legge in questo senso a firma del senatore dell'Svp Meinhard Durnwalder, un ddl elaborato interamente in collaborazione con il Patt.
"Sosteniamo da sempre questa prospettiva e ci siamo schierati a favore del passaggio di questi tre Comuni al Trentino", conferma Simone Marchiori, segretario politico del Partito autonomista trentino tirolese e assessore della Provincia di Trento, con Mauro Verones, presidente delle Stelle Alpine. "C'è una situazione diversa in confronto agli altri Comuni di confine. In questi casi ci sono ragioni sono storiche e culturali alla base di questa volontà, ci sono anche sezioni del nostro partito in quelle zone: una sede a Pedemonte e un'altra a Magasa-Valvestino, segno concreto di un rapporto vivo e duraturo con queste comunità. La presenza organizzata del Patt in questi territori testimonia una relazione autentica, costruita nel tempo, fatta di ascolto, confronto e partecipazione. L'intenzione è di ricucire una separazione forzosa rispetto ai territori d'origine".
Una richiesta che affonda nei secoli di appartenenza all'Impero Austro-ungarico e, nel periodo tra le due Guerre mondiali, alla stessa Provincia di Trento dalla quale vennero separati nel 1929 (Pedemonte) e nel 1934 (Magasa e Valvestino).
"La proposta riprende e valorizza argomentazioni solide, fondate sulla storia, sull’appartenenza territoriale e sulle specificità amministrative di questi Comuni, che per secoli hanno fatto parte del Tirolo storico e che solo per gli effetti del regime fascista sono stati separati dal Trentino", aggiunge Marchiori. "Non si tratta, quindi, di una rivendicazione estemporanea, ma di un percorso che affonda le proprie radici nella memoria collettiva, nelle tradizioni, nell’identità e nel sentimento di appartenenza delle comunità locali".
Nel 2008 sono stati organizzati anche dei referendum per certificare la volontà di rientrare nel territorio provinciale. Oltre al favore della popolazione, ci sono "anche i via libera di Veneto, Lombardia e Trentino", dice Marchiori. "La questione dei confini però è delicata e per questo non vogliamo muoverci nel solco di una legge ordinaria ma di una modifica della norma costituzionale. La procedura è più complessa".
I due disegni di legge in parlamento sono un passaggio in più, anche se è la quarta volta che si ripresenta questo scenario. "Un atto dovuto che si è affianca alle altre azioni come la mostra sulla storia dell'Asar. Iniziative che puntano sull'attenzione a queste zone e sul coinvolgimento delle comunità. Un prossimo obiettivo è l'ingresso di questi territori nell'Euregio".
Qualcosa ogni tanto si muove, la speranza resta viva a Pedemonte, frena un po' Valvestino (Qui articolo). "La nuova amministrazione ha rivisto qualche posizione ma più per marcare la distanza dal precedente governo che per un sentimento della popolazione. Si tratta più una dinamica di scontro locale. Un eventuale passaggio non blocca risorse ma rappresenta un'opportunità".
C'è nervosismo per il tunnel di collegamento con la val Giudicarie. Un'opera in agenda da anni ma bloccata. "E' una questione molto complessa per motivi idrogeologici e di finanziamento", aggiunge Marchiori. "Tuttavia si deve considerare che questi centri sono molto isolati e soffrono il fenomeno dello spopolamento. Una ricollocazione può essere una risposta al rischio della tenuta sociale. Un cambio di rotta dell'attuale amministrazione è spiacevole ma si può superare perché c'è un forte sentimento nella comunità".
Il percorso delineato dalla proposta di legge "richiederà passaggi istituzionali complessi e un dialogo serio tra Stato, Regioni e comunità interessate, ma è un passo indispensabile per raggiungere l’obiettivo. Proprio per questo continueremo a lavorare con responsabilità e determinazione, affinché il dibattito si sviluppi in modo costruttivo. Questa proposta rappresenta un’opportunità per affrontare una questione storica mai risolta. Continuiamo a essere al fianco di questi territori, nel segno dell’autonomia, della storia condivisa e della libera espressione delle comunità".
Ciclica poi la questione di Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa di Lucia. In questo caso però gli sguardi sono rivolti all'Alto Adige (Qui articolo).
"Non entro troppo nel merito. Non c'è differenza rispetto alla situazione dei Comuni che possono passare al Trentino. La questione è sovrapponibile e in più c'è la questione ladina. Siamo a favore anche in questo caso. Chiaro che c'è un'implicazione particolare: Cortina e il peso sul territorio", conclude Marchiori.












