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Trento
21 gennaio | 17:23

Riforma dello Statuto d'autonomia, avanti tutta: arriva il primo via libera del Senato. Fugatti: "Passaggio fondamentale. Testor: "Momento storico"

Cosa prevede, in concreto, la riforma, che andrà - in primis -a ripristinare le competenze del titolo V, tolte dalla legge del 2001? Se la legge verrà approvata e l'iter completato, le Province di Trento e Bolzano avranno più poteri in settori importanti, quali il territorio, l'ambiente e la gestione della fauna selvatica, rafforzando il riconoscimento e la protezione delle minoranze linguistiche, semplificando - dal punto di vista amministrativo - le norme a carattere locale

TRENTO. E' arrivato il sì del Senato che, in seconda lettura, ha approvato la legge costituzionale che modifica lo Statuto speciale della Regione Trentino Alto Adige.

 

Si tratta di un passaggio "intermedio" e non definitivo, ma di fondamentale importanza: metà del percorso è stato compiuto e, adesso, il dibattito tornerà alla Camera dei Deputati per una seconda approvazione.

 

Cosa prevede, in concreto, la riforma, che andrà - in primis -a ripristinare le competenze del titolo V, tolte dalla legge del 2001? Se la legge verrà approvata e l'iter completato, le Province di Trento e Bolzano avranno più poteri in settori importanti, quali il territorio, l'ambiente e la gestione della fauna selvatica, rafforzando il riconoscimento e la protezione delle minoranze linguistiche, semplificando - dal punto di vista amministrativo - le norme a carattere locale.

 

Per votare alle elezioni amministrative in provincia di Bolzano, ad esempio, non servirà più essere residenti da almeno quattro anni in Alto Adige, ma ne basteranno due.

 

E poi, a blindare ulteriormente l'autonomia, vi sarà l'introduzione di quella che è stata definita la "clausola d'intesa", aspetto questo di fondamentale importanza, visto che ogni modifica dello Statuto necessiterà dell'intesa - totale - tra Roma, il Consiglio Regionale e i due Consigli Provinciali. Insomma, dalla capitale non potrebbe arrivare più alcuna modifica "imposta".

 

E poi, altro punto estremamente significativo, la modifica permetterebbe alla due Province di promulgare leggi che non siano in linea con le "norme fondamentali delle riforme economico - sociali" della Stato, evitando così tanti ricordi (come accaduto negli ultimi 20 anni) da parte della Corte Costituzionale.

 

"Siamo arrivati a metà strada - queste le parole del ministro Calderoli - e i tempi per l'approvazione definitiva, all'interno dell'attuale legislatura, ci sono tutti. Il mio impegno sarà quello di portare al compimento della riforma, nell'interesse dei territori e dell'autonomia, che è la mia ragione di vita".

 

Il disegno di legge, i cui relatori sono i senatori Elena Testor, Meinhard Durnwaldner e Andrea De Priamo, approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati il 7 ottobre, è passato a larghissima maggioranza e senza alcun emendamento: 100 sono stati i voti favore, 1 solo contrario e 50 astenuti.

 

"Si tratta di un passaggio storico per il nostro territorio, nel solco dell'Autonomia - ha affermato la senatrice Testor -, che significa responsabilità e vicinanza ai cittadini, con il ripristino delle competenze erose dopo la riforma del titolo V e con nuove competenze per il territorio, l'ambiente e la gestione della fauna selvatica. Attenzione sul piano delle minoranze linguistiche, in questo modo maggiormente riconosciute e tutelate. Ringraziamo il ministro Calderoli per aver lavorato alla realizzazione di questa riforma fondamentale per i trentini, dimostrando ancora una volta che la Lega è in prima linea in quella che possiamo definire una vera e propria rivoluzione amministrativa del Paese, all’insegna della competenza, efficienza, trasparenza, valorizzando tutte le realtà dei territori. Ora avanti con la conclusione dell’iter”.
 

La notizia è stata accolta con grande soddisfazione, ovviamente, da parte del Governatore trentino Maurizio Fugatti.

 

"Il voto del Senato conferma la solidità del percorso avviato - ha commentato il presidente della Provincia di Trento - e l'attenzione concreta verso le autonomie speciali. Siamo a metà strada di una riforma fondamentale, che guarda al futuro del Trentino e dell'Alto Adige e rafforza il ruolo delle istituzioni territoriali. E' un passaggio di grande rilievo nel percorso di rafforzamento dell'autonomia. Questa revisione non è un intervento tecnico, ma una scelta politica di lungo periodo: significa dare più strumenti ai territori per governare lo sviluppo, rispondere ai bisogni dei cittadini e valorizzare le specificità che rendono il nostro sistema autonomistico un modello riconosciuto. Il cammino non è concluso, ma il passaggio di oggi dimostra che la direzione è quella giusta".

 

A favore della riforma ha votato anche la senatrice altoatesina Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d'Italia, Nm, Udc e Maie.

 

"La riforma dello statuto del Trentino Alto Adige - queste le parole di Biancofiore -, che definirei storica, è l'ennesima promessa mantenuta dal Presidente Meloni, nonostante nella campagna elettorale che l'ha vista per volontà popolare entrare a Palazzo Chigi, sia stata ricoperta da un profluvio di insulti e pregiudizi da parte di alcuni esponenti altoatesini che gridavano all'alba di un nuovo potenziale fascismo. Invece sono stato ancora una volta spiazzati e proprio il governo di centro destra, con il presidente Meloni in prima linea insieme al Ministro Calderoli, è stato garante di un accordo che mette fine di fatto ad una assurda guerra fredda animata ad arte da alcuni revanscisti anacronistici, nella mia terra. L'autonomia, è bene fare esercizi di verità, è un principio mai messo in discussione dal centrodestra. Chi lo ha fatto è stata sempre la sinistra viceversa, con la riforma costituzionale del 2001 per 3 voti e Renzi, il suo Pd e il governo da lui guidato che, nel suo libro "Fuori!", arrivò a dichiarare che si sarebbe tatuato in fronte questa frase: "Cancellerò le Regioni a statuto speciale". E, non pago, con la sua riforma costituzionale ha riaccentrato le deleghe sulle grandi e piccole derivazioni idroelettriche in capo allo stato, in barba al decentramento. Con questa riforma costituzionale viceversa saniamo proprio quell’ineguagliabile conflitto interistituzionale, creato proprio dalla riforma del 2001".

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