A volte ritornano, ecco le Province. In FVG saranno di nuovo elette dai cittadini (che non sembrano entusiasti), Zaia le vuole: ''Sono la sublimazione della democrazia''
Dopo che il Senato ha dato il via libera alla riforma dello statuto regionale del Friuli Venezia Giulia il presidente Fedriga ha esultato (''ce l'abbiamo fatta'' eppure dei mille commenti sotto il post i cittadini sono sembrati meno trionfanti) e Zaia ha subito rilanciato: ''Ora anche per le regioni a statuto ordinario. Restituire l’elezione diretta significa ridare centralità al popolo, rafforzare la partecipazione democratica, avvicinare le istituzioni alle comunità''

VENEZIA. Sotto la pagina Facebook di Fedriga centinaia di messaggi di insulti e di disapprovazione. Ma la nuova ''battaglia'' della politica nostrana pare essere quella di restaurare un'altra assise, un altro organo elettivo del quale (purtroppo) non ci si era liberati definitivamente una decina di anni fa ma che almeno, dopo la legge di Delrio del 2014, era diventato ente di secondo livello e svuotato di gran parte delle sue funzioni: le Province.
Qualche giorno fa il governatore del Friuli Venezia Giulia esultava perché il Senato ha dato il via libera alla riforma dello Statuto regionale in via definitiva, che sancisce così il ritorno delle Province. “E' un percorso fortemente voluto dall'Amministrazione regionale – ha commentato il presidente Fedriga -. Il Friuli Venezia Giulia raggiunge così il traguardo della 'normalità istituzionale'. La regione si appresta a ripristinare gli enti di area vasta elettivi. È un principio cardine della nostra visione: chi gestisce le funzioni e i servizi sul territorio deve rispondere direttamente a chi quel territorio lo vive quotidianamente”. L'obiettivo della giunta è di riuscire ad arrivare alle elezioni per il nuovo ente entro la prima metà del 2027.
Qui sotto la reazione dei cittadini con una, sobria e concisa, che però le riassume tutte: ''Mancano medici, visite dopo due anni, pronto soccorso in carenza, però abbiamo le province siamo felici''.
In quadro generale dove si vota continuamente (tra Comunali, Circoscrizioni, Regionali, Europee, Politiche, Referedum di vario tipo e natura) ma a votare va sempre meno gente e la rappresentanza politica ha sempr emeno appeal allontanando i cittadini dalle urne, in un quadro dove tra un po', se si va avanti così, ci saranno più eletti che elettori, proprio non si sentiva la mancanza di un altro ente intermedio eletto dai cittadini che sarà certo utile per sistemare chi non ce l'ha fatta alla tornata precedente, garantire maggioranze a geometrie variabili, spartirsi ruoli e pompare ego di nuovi o vecchi politici in cerca d'autore ma, francamente, non per governare il territorio. L'elezione indiretta funziona e ha funzionato e il rischio di svuotare gli altri organi rappresentativi (Comuni e Regioni), parcellizzando compiti e ruoli, inserendo altri riti, rituali e rendendo ancor più bizantino il sistema è fortissimo. Le province, infatti con la riforma Delrio, sono state sostituite da assemblee formate dai sindaci dei Comuni del territorio e da un presidente e ancora dal consiglio provinciale, formato dal presidente della provincia e da un gruppo di 10-16 membri – in base al numero degli abitanti della provincia – eletti tra gli amministratori dei comuni.
Ma se il Friuli Venezia Giulia può anche starci ritorni al vecchio modello provinciale (ha uno statuto autonomo e non a caso si chiama Friuli - Venezia - Giulia) ecco arrivare anche il Doge, Luca Zaia. ''Mi complimento con il Friuli-Venezia Giulia e con il Presidente Fedriga per il risultato ottenuto con la riforma dello Statuto speciale - spiega l'attuale presidente del consiglio regionale del Veneto - che reintroduce gli Enti di Area Vasta a elezione diretta: un passaggio di grande rilevanza istituzionale che restituisce centralità ai territori e ai cittadini. È una scelta di buon senso e di rispetto della democrazia, perseguita con determinazione dalla Regione Friuli-Venezia Giulia e seguita con attenzione dal ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, che ha accompagnato un iter complesso e delicato''.
“Detto questo – osserva Zaia – non possiamo non porci una domanda di fondo: stiamo diventando sempre più un Paese ‘arlecchino’, a più velocità, dove giustamente le Regioni a Statuto speciale possono incidere in modo più forte sulla governance del proprio territorio, mentre le Regioni a Statuto ordinario rischiano di restare indietro. Qualcuno deve spiegare perché una Regione come il Veneto non possa avere Province elettive. Oggi, nelle Regioni ordinarie, i cittadini non eleggono direttamente chi governa le funzioni di Area Vasta: è un evidente tema democratico”. La risposta è che il Veneto è una regione a statuto ordinario e come tale deve comportarsi mentre il Friuli Venezia Giulia è a statuto speciale e quindi si regola in altra maniera (il Trentino Alto Adige, per esempio, ha un sistema ribaltato dove si eleggono direttamente le Provincie e non la Regione).
Quindi l'affondo di Zaia che spiega: “Le Province rappresentano la sublimazione della democrazia. I cittadini devono poter eleggere direttamente i propri rappresentanti. Restituire l’elezione diretta significa ridare centralità al popolo, rafforzare la partecipazione democratica, avvicinare le istituzioni alle comunità”.
“Parliamo di Enti che, soprattutto in territori delicati e complessi come il nostro, ricchi di diversità e con un patrimonio ambientale da proteggere, hanno storicamente svolto funzioni fondamentali, estremamente vicine ai cittadini – prosegue il Presidente del Consiglio regionale del Veneto -. Lo ricordo bene, pensando alla macchina amministrativa della Provincia di Treviso, che negli anni in cui disponeva di piene competenze ha dimostrato di saper lavorare con efficacia per cittadini e imprese, sviluppando progetti importanti, identitari, capaci di produrre risultati concreti e duraturi”. Eppure non è più così da 10 anni a questa parte ma il Veneto-Locomotiva di Zaia ha viaggiato a tutto gas comunque o no? “Per questo – conclude Luca Zaia nella sua dichiarazione di amore per le province – è necessario tornare al più presto alle Province elettive, anche nelle Regioni a Statuto ordinario. Rivolgo quindi un appello a tutte le istituzioni, nazionali e regionali, affinché si lavori in sinergia per colmare questa evidente disparità e garantire a tutti i territori gli stessi strumenti di democrazia, rappresentanza e buon governo.”












