Prove di Terzo polo? Raffaelli (Azione): "C'è bisogno del centro e di un fronte riformista". Zeni sull'uscita di Picierno: "Il Pd ha perso spinta innovativa, l'idea iniziale non c'è più"
L'ipotesi Terzo polo è ritornata in agenda con la decisione di Pina Picierno di lasciare il Pd. Lavori aperti con Calenda e Marattin. Mario Raffaelli (Azione): "Un sostenitore da sempre di un centro forte". L'ex assessore Luca Zeni sul Partito Democratico e un'altra fuoriuscita: "E' un partito più populista e, per certi aspetti, conservatore. L’idea iniziale alla base del Partito Democratico non c’è più, quel progetto è fallito perché non c'è più la stessa la visione di riferimento"

TRENTO. Ancora prove di centro. La costituzione del Terzo polo ritorna sul tavolo con la decisione di Pina Picierno di lasciare il Partito Democratico. La scadenza delle elezioni nazionali si avvicina più o meno velocemente e da un po' sono iniziati i vari posizionamenti per farsi trovare pronti. L'alleanza tra La Civica Forza Italia si leggono in questa direzione, così come gli abboccamenti e gli ammiccamenti (con vista provinciali '28) tra Onda e la coalizione di centrosinistra. E ogni stagione politica porta anche il tentativo di riportare in auge il centro.
Tra le due coalizioni, ecco che si affaccia Spazio Pubblico. Il progetto promosso da Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, che interessa anche Azione di Carlo Calenda e del Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin. L'appuntamento di lunedì 15 giugno a Milano dirà molto sulle ambizioni di un patto federativo ma intanto c'è il consenso. Le adesioni hanno superato le 10 mila persone che si riconoscono nel manifesto che punta sull'Europa, la crescita economica, la libertà individuale, innovazione, merito, responsabilità e riforme. Un fronte "riformista".
Un'ipotesi che viene seguita con interesse anche in Trentino. "Sono un sostenitore del Terzo polo da sempre. Sono rimasto dispiaciuto quando questa possibilità è saltata alle ultime politiche. Osservo quindi con grandissimo favore a questa operazione, anche se siamo ancora agli inizi del percorso", dice Mario Raffaelli, figura chiave di Azione tanto a livello provinciale quanto a quello nazionale. "E' un'occasione per rivitalizzare i movimenti perché Azione da sola non basta e un'aggregazione può essere un'opportunità promettente".
Ci sarà da superare qualche personalismo. "La presenza di Picierno può essere strategica perché è un elemento esterno con un elevato standing", evidenzia Raffaelli. "Un profilo ideale per accelerare il processo di creare un'area riformista dal punto di vista culturale e politico. Il mondo dell'astensionismo è, infatti, legato all'improduttività, ma anche alle fratture interne che rendono le proposte poco credibili. Sono convinto che ci sia spazio per un dialogo e per creare il Terzo polo".
A livello nazionale si potrebbe correre in ordine sparso, per poi trovare una sintesi per le provinciali. "Si avverte l'esigenza di un'area riformista anche in Trentino - continua Raffaelli - poi le geometrie possono essere variabili perché le dinamiche sono diverse".
Il tempo dirà se l'operazione sarà fortunata ma a ogni modo si tratta comunque di un'altra fuoriuscita dal Partito Democratico. Non è un caso per un ex assessore e già consigliere provinciale dei dem: Luca Zeni.
"La mia carriera politica parte nella Margherita e nel 2007 sono stato tra i fondatori del Partito Democratico in Trentino", dice Zeni. "La costituzione è arrivata con un anno di ritardo qui perché siamo sempre stati un territorio con dinamiche diverse. Ma ricordo la vivacità e il fermento di quel periodo, culturale ancor prima che politico. L'idea di voler superare certi meccanismi e determinate tradizioni. La volontà di costruire un partito maggioritario nel senso di voler rappresentare la società nella sua complessità e non solo quella parte elettorale".
Precisa, Zeni, che non ha più fatto politica attiva e che non ha molta nostalgia della parte politica. Oggi è tornato alla sua professione di avvocato e si occupa di volontariato nell'atletica (presidente della Fidal del Trentino) e nella cooperazione internazionale, "quindi mi esprimo da cittadino e da semplice osservatore esterno. Ora però la società è profondamente mutata in questi 20 anni e tutto si è esasperato, anche nella comunicazione. E' inevitabile che ci siano stati dei cambiamenti nel partito, tuttavia siamo molto lontani dalla visione complessiva alle origini del Pd".
L'asse del Pd con la segreteria affidata a Elly Schlein si è spostato un po' più a sinistra e il campo largo con il Movimento 5 stelle è più di una prospettiva. Una svolta che lascia qualche militante perplesso.
"Si è persa la spinta di voler innovare e rigenerare. I diritti civili sono importanti ma si è dissipata parte di quella forza che vuole ragionare sulla complessità della società con le sue diversità e le varie competenze", prosegue Zeni. "E' un partito più populista e, per certi aspetti, conservatore. L’idea iniziale alla base del Partito Democratico non c’è più, quel progetto è fallito perché non c'è più la stessa la visione di riferimento. Quel Partito Democratico non esiste più e posso comprendere le difficoltà nel aggrapparsi a un senso di appartenenza".
Se il Pd è chiamato a qualche riflessione interna sulla proposta politica da mettere in campo e sulla convivenza con gli alleati, che anche presentano una certa "esuberanza" nei distinguo, l'ex assessore provinciale sembra credere poco alle fortune del Terzo polo.
"Ci sarebbe spazio per qualcosa di nuovo in grado di superare questa contrapposizione tra le parti e che sia in grado di interpretare il nuovo contesto con idee chiare e una proposta solida. Questo è dimostrato anche dall'astensionismo alle urne, un dato che si può tradurre in voto: l'elettore non si riconosce nell'offerta politica e non è più disposto a scegliere il meno peggio. E' un segnale in generale che serve cambiare passo, tornare a proporre un'idea di governo e di Paese. Nel Pd spesso invece prevalgono logiche interne e ci sono quindi le fuoriuscite mentre il termine 'riformista' al quale si appoggia un eventuale Terzo polo ha un po' ha perso significato. Tuttavia l'auspicio è che non ci si limiti a una emorragia di fuoriuscite che rischiano di ridursi a singole scelte personali, ma che ci sia la capacità di avviare un processo politico che risvegli entusiasmo e progettualità. Oggi però fatico a vedere questa dinamica", conclude Zeni.












